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Venezia è città piena di callette e campielli nascosti e si presta a molte leggende su fantasmi e streghe.

 

Una leggenda narra l’incontro del grande pittore Jacopo Tintoretto con una strega. Si racconta che Marietta figlia del Tintoretto, fu avvicinata da una strega che la convinse a rubare le ostie consacrate perché così facendo sarebbe diventata come la Madonna.

 

La fanciulla rubò le ostie e le nascose in una scatola in giardino, sotterrandole vicino all’abbeveratoio. Da quel momento tutti gli animali che si recavano a bere cominciarono ad inginocchiarsi.

 

Tintoretto notò la stranezza, si insospettì e scoprì le ostie sepolte. Ordinò allora alla figlia di convocare la strega per riprendersi le ostie. La bambina così fece ed appena la strega si presentò in casa, Tintoretto la accolse con un grosso randello coprendola di botte.

 

La strega per fuggire si trasformò in un grosso gatto che fuggì lanciandosi contro la parete, provocandovi un buco.

 

Tintoretto allora coprì il buco con un altorilievo raffigurante Ercole con una clava posta a difesa della casa, per impedire che la strega tornasse.

 

La strega infatti non tornò mai più e l’altorilievo è ancora visibile sulla facciata della casa, situata nel sestiere di Cannaregio in Campo dei Mori, dove Tintoretto visse gli ultimi venti anni di vita.

 

Fonte: venicecafe.it

25 aprile è sinonimo di liberazione in tutta l’Italia, ma a Venezia ha un significato in più – anzi due – poiché si festeggia il Patrono di Venezia, San Marco Evangelista, e ricorre la Festa del bòcolo (bocciolo di rosa), una leggenda triste ma molto romantica

 

È tradizione veneziana che il 25 aprile i giovani donino alla propria innamorata un bocciolo di rosa rossa in segno del loro amore. Questa tradizione ha origine dalla leggenda che narra di Maria, figlia del Doge Orso I Partecipazio, innamorata di un giovane di umili origini di nome Tancredi, gli consigliò di partire al seguito di Carlo Magno per la guerra in Spagna contro gli infedeli, per coprirsi di onore e tornare così in patria per essere accettato come suo innamorato. Tancredi partì ed effettivamente si coprì di gloria, ma un giorno fu ferito a morte e cadde su un roseto.

 

Prima di morire, raccolse un bocciolo e lo bagnò del suo sangue. Poi lo affidò all’amico Orlando perché lo consegnasse alla sua amata Maria in segno d’amore.

 

Orlando così fece.

La giovane si ritirò nelle sue stanze e il giorno seguente, il 25 aprile, fu trovata morta con la rosa rossa inviatele dal suo Tancredi morente stretta al petto. Da quel giorno tradizione vuole che lo stesso omaggio sia ripetuto dai veneziani per esprimere i propri sentimenti alla persona amata.

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