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“Fermate l’eutanasia poiché sarà il più grande genocidio della storia e sarà l’accelerazione del compimento finale dell’Apocalisse”. Con queste parole Lorenzo Damiano, presidente dei Pescatori di Pace, lancia un appello ai giudici della consulta chiamati a decidere sul fine vita.

 

“Proprio in queste ore si sta decidendo il futuro di migliaia di persone e non ce ne rendiamo conto – commenta. Una decisione che dovesse passare sarebbe cinica e spietata compiute contro deboli e innocenti, contro persone malate, forse inguaribili, ma che possono essere comunque curate per vivere dignitosamente. Chiunque abbia una coscienza dovrebbe porsi delle domande: quante persone  moriranno? Quante persone che avrebbero potuto avere la grazia di guarire o che avrebbero comunque voluto vivere saranno private di questa possibilità? La vita è un dono soprannaturale che non ci appartiene, per il solo fatto che non abbiamo scelto noi di venire al mondo. E Gesù ci è stato da esempio anche di quanto si debba amare la vita: soffrendo sulla croce fino all’ultima goccia di sangue per noi”.

 

Damiano offre una riflessione anche autenticamente cristiana: “Con la sedazione profonda si priva di coscienza il malato e, togliendo idratazione e nutrizione, si compie un deliberato atto omicida contrario alla legge divina. Perché mai oggi questa urgenza di modificare questa legge? E la politica dov’è? Dio non ama l’eutanasia, l’aborto. Dio ama la vita, dà la vita. Noi non siamo nessuno per sostituirci a Lui e non c’è nuovo umanesimo che tenga. Non vorrei essere nel posto dei giudici e dei politici che potevano fare e non fanno, quando si troveranno davanti a Gesù. Se ti proclami cristiano la nostra risposta non può che essere sì alla vita”.

 

Chiude il commento Gloria Callarelli, nel direttivo Pescatori di Pace: “Penso a quanti moriranno anche contro la loro volontà ma legittimati da una legge, a quanti magari solo perché momentaneamente affranti o in difficoltà sceglieranno di togliersi la vita anziché resistere con fede e  provare a combattere: tanto perché farlo se lo Stato mi offre questa “gentile” opportunità? Mi chiedo se dovesse passare questa decisione quanti potranno ancora guardarsi allo specchio e rispondere ad una sola domanda: io non ho mai ucciso e tu?”

“La decisione del Governo di bocciare le leggi delle Province autonome di Trento e Bolzano che autorizzavano la cattura e l’uccisione dei lupi e degli orsi era dovuta e scontata. Mi auguro che il precedente sia da monito”. Questo il giudizio espresso dal consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni, presidente a Palazzo Ferro Fini dell’Intergruppo per il benessere e la conservazione degli animali e della natura.

 

“L’impugnazione di leggi regionali che violano norme statali, fatte solo per compiacere le lobby dei cacciatori, era inevitabile e in Veneto ne sappiamo qualcosa. Adesso nella Conferenza Stato e Regioni si approvi un piano per la gestione del lupo che risponda pienamente all’esigenza di proteggere questi animali, tutelando nel contempo con metodi intelligenti l’economia montana. Basterebbe dotare i malgari di cani addestrati per risolvere finalmente il problema delle predazioni così come testimoniato direttamente da più un allevatore”, ribadisce il consigliere del PD.

 

Nessuno pensi di abbattere lupi e orsi impunemente. I consiglieri di maggioranza, come Ciambetti, Finco e Berlato (in tutto 14 su 50), che hanno proposto anche in Veneto questa legge obbrobriosa, se ne facciano una ragione. Farebbero meglio a ritirarla per evitare brutte figure e non far perdere ore di lavoro alle Commissioni e al Consiglio regionale. Il provvedimento farebbe la stessa fine di quelli di Trento e Bolzano, è scontato”.

 

Infine il consigliere democratico plaude all’azione del ministro dell’Ambiente Costa: “Ha fatto il suo dovere ricordando a tutti che gli animali selvatici sono un patrimonio nazionale e che la gestione di specie minacciate e tutelate a livello comunitario non può dipendere da interessi di pochi e di qualche lobby”.

Anche in Veneto, come in tutta Italia, a partire da oggi, 10 luglio 2018, sulla base della specifica circolare emessa dai ministeri della Salute e dell’Istruzione, i minorenni indicati negli appositi elenchi alle voci “non in regola con gli obblighi vaccinali”, “non ricade nelle condizioni di esonero, omissione o differimento”, “non ha presentato formale richiesta di vaccinazione”, potranno essere ammessi alle frequenza delle istituzioni del sistema nazionale d’istruzione, dei servizi educativi per l’infanzia, dei centri di formazione professionale regionale e delle scuole private non paritarie, se i genitori/affidatari/tutori avranno presentato una dichiarazione sostitutiva che attesti l’effettiva somministrazione delle vaccinazioni non risultanti dall’anagrafe regionale, oppure la richiesta di prenotazione delle vaccinazioni non ancora eseguite, purché presentata successivamente al 10 giugno scorso.

 

La circolare ministeriale evidenzia, nelle indicazioni operative, la differenza tra Regioni e Province Autonome, dove non è stata istituita un’anagrafe vaccinale e quelle, tre le quali il Veneto, presso le quali l’anagrafe vaccinale informatizzata esiste (in Veneto è anche Unica regionale), rendendo possibile seguire una procedura semplificata.

 

In proposito, la Direzione Prevenzione dell’Area Sanità e Sociale della Regione, sulla base delle risultanze disponibili dell’anagrafe vaccinale informatizzata, ha elaborato il monitoraggio della situazione vaccinale in Veneto alla data di oggi, ai sensi di quanto disposto dalla legge 119/2017 che ha introdotto l’obbligo.
Nel territorio Veneto, alla data di oggi, risultano inadempienti 81.425 soggetti di età compresa tra 0 e 16 anni, dei quali 18.367 sono in età pre-scuola dell’obbligo, cioè tra 0 e 6 anni.
Degli 81.425 soggetti inadempienti tra 0 e 16 anni, 18.498 (pari al 22,7%) risultano avere fissato l’appuntamento; gli inadempienti senza appuntamento sono quindi 62.927.
Gli inadempienti tra 0 e 6 anni sono 18.367, dei quali 5.643 con appuntamento (30,7%) e 12.724 senza appuntamento.

 

Rispetto alla precedente rilevazione, effettuata a maggio, gli inadempienti sono diminuiti di 4.251 soggetti, la quasi totalità dei quali (3.944) è di età compresa tra 0 e 6 anni.

In vista dell’incontro di domani sera sul tema “Legge regionale sulle cave”, pubblichiamo una nota del consigliere regionale Andrea Zanoni

 

Un provvedimento atteso 36 anni, approvato e subito impugnato dal Governo per incostituzionalità. Il travagliato iter della Legge cave e il nuovo Prac (Piano regionale delle attività di cava) sarà al centro di un dibattito pubblico in programma domani sera (giovedì 21 giugno), alle 20.45, nella sede provinciale del Partito Democratico, presso il Centro Edison di Treviso, in via Castagonole (secondo piano, di fronte a Orsam). Interverrà il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni, vicepresidente della commissione Ambiente e relatore di minoranza sia del Piano cave che della nuova legge; a introdurre la serata Oscar Borsato, responsabile della Agenda urbana e Governo del territorio della Segreteria provinciale del Pd trevigiano.

 

“Parleremo delle modifiche introdotte nel settore dopo 36 anni di anarchia e delle conseguenze dell’impugnazione davanti alla Consulta da parte di Palazzo Chigi, avvenuta lo scorso maggio. Una decisione che scuote la legge fin dalle fondamenta visto che ci sono ben cinque motivi di incostituzionalità riguardanti sei articoli.

 

“Il Veneto ora potrà disporre di una legge più completa ed efficace per prevenire e contrastare il fenomeno della violenza contro donne e minori”. Così l’assessore regionale al sociale manifesta soddisfazione per il voto unanime con cui la quinta commissione “Sanità e sociale” del Consiglio regionale del Veneto ha approvato le modifiche proposte dalla Giunta alla legge 5/2013 “Interventi regionali per prevenire e contrastare la violenza contro le donne”.

 

Il testo, che ora attende l’ok definitivo dell’aula consiliare, punta a potenziare gli interventi di informazione e di sensibilizzazione nelle scuole, in modo di creare una cultura del rispetto di genere sin dagli anni della pubertà; semplifica la tipologia delle strutture di accoglienza (centri antiviolenza e case rifugio) in modo di facilitarne l’accesso ai fondi nazionali e di renderne più agile l’erogazione, bypassando il passaggio intermedio attraverso Comuni e Ulss; e rafforza la sinergia tra istituzioni pubbliche, associazioni e privato non profit al fine di creare, attorno alle strutture di sostegno e accoglienza, una rete coordinata e integrata che aiuti le donne a recuperare condizioni normali di vita, anche con l’inserimento lavorativo e con percorsi di accompagnamento sociale.

 

“Abbiamo voluto considerare, inoltre, tra le iniziative di prevenzione, anche esperienze e programmi rivolti ai cosiddetti ‘soggetti maltrattanti’ – sottolinea l’assessore – perché la prevenzione delle violenze domestiche e dei femminicidi passa anche attraverso l’offerta di percorsi educativi e di cura nei confronti di quanti utilizzano la violenza come codice di relazione interpersonale”.

 

“Con queste integrazioni, che rafforzano gli strumenti di intervento e valorizzano le tante iniziative messe in campo dal mondo dell’associazionismo – conclude l’assessore – il Veneto potrà disporre di una legge all’avanguardia, che ha già consentito di attivare ben 43 strutture nel territorio, tra centri antiviolenza e case rifugio, offrendo ogni anno ascolto, tutela e aiuto a migliaia di donne nel loro difficile percorso di rafforzamento personale e uscita dalla violenza”.

 

“Occorre fare un passo in avanti per quanto riguarda il rispetto degli animali. Casi di maltrattamento e abbandono sono assai frequenti anche in Veneto, è quindi necessario mettere nero su bianco alcuni punti fermi. È una questione di civiltà”. Queste le parole del consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni per presentare il Progetto di legge di cui è primo firmatario (gli altri sottoscrittori sono il capogruppo dem Stefano Fracasso, la vice capogruppo Orietta Salemi, i colleghi Alessandra Moretti, il vicepresidente del Consiglio regionale Bruno Pigozzo, Francesca Zottis e Cristina Guarda della lista AMP) sulle norme per la tutela degli animali di affezione. “Ricordo le parole di Gandhi – dice ancora Zanoni – la civiltà di un popolo si misura anche dal modo in cui tratta i suoi animali. E anche il Trattato di Lisbona dell’Unione Europea li considera come esseri senzienti da tutelare”.

 

 

In Veneto i numeri sono ‘imponenti’, secondo i dati della Regione aggiornati ad aprile 2018, risultano iscritti all’anagrafe canina ben 804.965 esemplari, così suddivisi per provincia: Belluno 31.921, Padova 159.124, Rovigo 45.228, Treviso 164.836, Venezia 117.311, Verona 135.938, Vicenza 150.607. Una presenza sicuramente molto importante, con più di un cane ogni sei cittadini, quasi uno per famiglia, per non parlare poi anche dei gatti, uccelli, rettili”.

 

 

È un provvedimento ‘corposo’, 35 articoli, che si propone di sostituire l’attuale legge regionale, la 60 del 1993 ed è il frutto, spiega l’esponente del PD, “della collaborazione fra esperti delle associazioni del mondo del volontariato, coinvolto direttamente nella prevenzione e nella lotta ai fenomeni dell’abbandono, spesso causa di randagismo, e delle varie forme di maltrattamento. Questa legge anzitutto sancisce il loro diritto alla dignità in quanto esseri viventi e non riguarda solo gli animali domestici: ma anche quelli usati per altri scopi come zoo, circhi e caccia.

 

 

Il Pdl, per il quale è richiesto uno stanziamento di 420mila euro nel bilancio 2018, definisce le funzioni degli enti locali (Regione, Province, Città metropolitana), delle Ulss e delle associazioni di protezione e tutela, i controlli con le eventuali sanzioni. La legge istituisce l’Anagrafe regionale degli animali di affezione con obbligo di microchip anche per i gatti, viene poi creata l’Ardav (Area regionale dei diritti degli animali nel Veneto), organismo consultivo e di sensibilizzazione della popolazione, a cui partecipano enti locali, Ulss e i rappresentanti di associazioni di protezione degli animali che sono quelli spesso chiamati a operare sul campo, specialmente per il ritrovamento di cuccioli abbandonati o adulti feriti.

 

 

“Ma sono davvero tante le disposizioni innovative previste dal Pdl – dice ancora Zanoni, continuando a illustrare il provvedimento – Tra i compiti della Giunta c’è anzitutto l’adozione del Piano regionale triennale degli interventi di educazione sanitaria e zoofila, controllo demografico e prevenzione del randagismo, da effettuare con la collaborazione dell’Ardav, oltre a fissare i requisiti per le strutture di ricovero, sanitario e non. La Regione dovrà poi erogare ai Comuni i contributi per i rifugi sia dei gatti che dei cani, le Ulss sono chiamate a promuovere, con le associazioni animaliste, le adozioni e il contenimento delle nascite, con campagne spinte di sterilizzazione canina e felina, con particolare attenzione alle colonie. Il sindaco potrà poi emettere ordinanze in caso di maltrattamento o incuria prevedendo l’affido temporaneo alle associazioni di tutela animale, in vista della successiva adozione”.

 

 

Molto dettagliato l’articolo 8, riguardante il trattamento degli animali e relativi divieti con ben 33 commi. “Sono previste regole ferree con severe sanzioni per chi detiene cani e gatti a catena, per il taglio di coda e orecchie, utilizzo collari elettrici e la detenzione di equini e bovini senza adeguati ripari. Sono vietate le operazioni di selezione o di incrocio tra razze di cani o gatti per svilupparne l’aggressività, l’asportazione di denti e artigli, la messa in palio di animali durante fiere o sagre, l’allontanamento dei cuccioli di cane dalla madre prima di 60 giorni, l’esplosione di botti e fuochi artificiali in parchi, giardini e aree protette, l’esposizione a volumi nocivi per il loro udito. 

 

 

Tra le novità, vengono inoltre normati l’accesso degli animali negli ospedali e nelle case di riposo e la possibilità per le associazioni di tutela di rivolgersi alle mense pubbliche, supermercati e negozi per il prelievo di residui ed eccedenze di cibo. Infine sono previste attività di cura, riabilitazione e assistenza con il coinvolgimento di animali e percorsi della formazione e informazione, ad esempio per le scuole, sulla loro tutela e benessere.

Nel corso della seduta del 9 maggio a Roma della nona commissione della Conferenza Stato-Regioni, di cui fanno parte gli assessori regionali all’istruzione, formazione e lavoro, l’assessore veneto ha avanzato la richiesta alla presidenza – che è in capo alla Regione Toscana – di affrontare la spinosa questione dei diplomati magistrali, non all’ordine del giorno, per sollecitare con somma urgenza una soluzione.
In Veneto – ha fatto presente l’assessore – senza questi docenti il prossimo anno scolastico non partirà. Fra Natale e Capodanno. con la sentenza del Consiglio di Stato che li esclude, il problema si è evidenziato in tutta la sua gravità ma il governo da allora non ha mai individuato nessuna soluzione, rimandando a interpretazioni, ad accordi con i sindacati. Si pone invece per tutte le Regioni da un lato il problema dell’inizio dell’anno scolastico, dall’altro quello del riconoscimento dei diritti di questi insegnanti da molti anni precari, già ampiamenti valutati nella loro attività didattica ma oggi senza nessuna prospettiva”.

 

La commissione ha accolto la richiesta presentata dal Veneto e, non essendoci ancora un governo a cui rivolgersi, ha deciso di scrivere ai presidenti del Senato e della Camera, già insediati e quindi in grado di operare, perché dia urgentemente una soluzione politica alla questione, consentendo così il regolare avvio dell’anno scolastico attualmente a rischio.

“Le indagini della magistratura in Friuli hanno sollevato il coperchio: c’è stata una vera e propria strage di api da miele, calate da 60mila a 20mila per arnia, dovuta all’impiego di pesticidi vietati per legge. Il Veneto non chiuda gli occhi né si limiti a dichiarazioni spot: occorre andare a fondo con i controlli e intraprendere azioni davvero incisive per contrastare questo fenomeno”. A dirlo è il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni, primo firmatario di un’interrogazione presentata in seguito alle indagini della Procura di Udine che ha portato al sequestro di 17 fondi agricoli con 38 persone sotto inchiesta accusate di inquinamento ambientale: l’utilizzo di neonicotinoidi e antiparassitari nei campi di mais avrebbe infatti causato uno spopolamento degli alveari.

 

“La morìa è avvenuta in una regione confinante (ci sono produttori che hanno i terreni a cavallo con il Veneto) che ha un’agricoltura assai meno diffusa rispetto a noi e ciò dovrebbe essere sufficiente a tenere alta la guardia. Ho anche parlato con alcuni apicoltori disperati, soprattutto per la fatica che fanno le impollinatrici a svolgere il proprio ruolo all’interno dell’arnia. Servono dunque verifiche serie, la Regione dica chiaramente, e in maniera dettagliata, cosa intendere fare per contrastare il fenomeno”.

 

In Italia dal 2008 – continua il consigliere del PD – c’è il divieto di usare prodotti fitosanitari con clothianidin, thiamethoxam e imidacloprid per la concia di sementi, ritenuti ‘colpevoli’ degli anomali spopolamenti di alveari, inoltre regolamenti e direttive della Comunità Europea (del 2010 e del 2013) vietano la vendita di sementi conciate con questi antiparassitari. Visto che la Regione riconosce l’importanza del settore, con norme specifiche per la realizzazione di interventi finalizzati alla salvaguardia del patrimonio apistico e alla valorizzazione delle produzioni dell’alveare, non sottovaluti la situazione e svolga controlli accurati per evitare ulteriori stragi di questi preziosi insetti e di tutti gli altri insetti selvatici importantissimi per l’impollinazione”.

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