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Nel suo laboratorio a Malindi lavorano donne kenyote che possono scegliere l’orario di lavoro per conciliare il carico famigliare. Le sue creazioni – abiti e accessori ispirati alla cultura Masai – vengono indossati in tutto il mondo e sono apprezzati come oggetti di lusso da Mosca agli Stati Uniti (guarda le collezioni su Facebook e Instagram).

La storia di Airin Eddie e della sua AirinTribal esemplifica la contaminazione positiva tra culture e lo straordinario spirito di imprenditorialità che può nascere in coloro che emigrano in Europa.

 

 

La nascita del progetto

Airin Eddie ha risposto a una call for ideas lanciata da Etimos Foundation per il progetto Migraventure, finanziato dal Ministero per gli Affari Esteri e dall’Agenzia per la Cooperazione Internazionale, in partnership con l’OIM:
Migraventure cercava migranti uomini e donne residenti in Italia con una idea di impresa da realizzare nel Paese di origine. Etimos Foundation ha fornito ai selezionati un corso gratuito di business per cominciare a mettere le basi dell’azienda. “Gli esperti di Etimos Foundation mi hanno spiegato che cosa significasse aprire una impresa, cosa fosse un business plan e quale dovesse essere un piano di marketing”, dice Airin.

 

Ora quelle imprese sono riunite nel portale www.migraventure.eu, online da poche settimane, dove è possibile visionare le attività e decidere di partecipare al finanziamento. Quasi la metà delle imprese sono rette da donne che in Italia avevano affrontato un felice percorso di integrazione arrivando a occupare posti preminenti nei gruppi e nelle associazioni della diaspora africana.

 

Le aziende nate in Africa grazie a Migraventure spesso traggono ispirazione dalla vita in Italia e in Europa: lavanderie a gettoni, servizi di food a domicilio, copisterie ad alto valore tecnologico, laboratori per analisi chimiche. Altre invece appartengono a settori più tradizionali: allevamento di animali, bed&breakfast, servizi di sartoria.

 

La AirinTribal di Airin Eddie, che ha un punto di appoggio commerciale a Milano Marittima, ha subito spiccato il volo dopo l’esperienza di coaching con Etimos Foundation. A Milano ha partecipato alla Fashion Week nel 2017 e nel 2018, contemporaneamente il suo mercato si è aperto prima al resto d’Europa e poi a tutto il pianeta.

 

 

 

Le parole di Irene

“Prima di arrivare in Europa non davo valore ai nostri prodotti etnici locali perché noi cresciamo con questa mentalità. Dopo qualche anno in Europa ho invece cominciato a notare che gli europei erano sempre più affascinati dalla moda etnica. Ho cominciato a disegnare gioielli che non avrei potuto trovare da nessun’altra parte, mischiando il gusto europeo con quello africano”, ha commentato durante un’intervista.
Irene tiene molto al carattere sociale e all’empowerment femminile messo in pratica nel suo laboratorio di Malindi: “Non abbiamo orari di lavoro rigidi, preferisco che i miei artigiani si sentano liberi di organizzare il proprio lavoro per privilegiare la responsabilità e non il senso di autorità”.

È di ieri mattina l’ultimo episodio di truffa segnalato al 113. A chiamare una signora di 85 anni che è stata raggirata in casa sua da un finto tecnico del servizio idrico.

 

L’uomo, sulla quarantina, si è presentato a casa della donna alle 11 circa, dopo essersi qualificato le ha raccontato di un finto problema alla rete idrica, causato da un guasto in zona Zelarino che avrebbe inquinato l’acqua del quartiere. 

 

Alla signora lo stesso ha raccontato che l’acqua inquinata ha la capacità di danneggiare tutti i gioielli d’oro, quindi le ha consigliato di prendere tutti i suoi gioielli e di conservarli in frigorifero. A quel punto ha fatto finta di controllare l’acqua di tutti i rubinetti della casa con un bicchiere e un misurino di cui era dotato e si è congedato.

 

La donna dopo circa mezz’ora è uscita da casa e ha incontrato un vicino al quale ha raccontato la storia, l’uomo si è insospettito e l’ha convinta a rientrare in casa e a controllare il frigorifero. Insieme hanno verificato che al suo interno non c’era più la busta con i gioielli. 

 

Il malfattore ha portato via tutto, in un momento di disattenzione della anziana, rubandole, monili per circa 6000 euro e anche la busta con la pensione ritirata il giorno prima dalla donna.

 

Sempre ieri mattina è arrivata un’altra segnalazione al 113, al telefono una signora che ha denunciato un uomo sospetto che poco prima ha bussato a casa sua spacciandosi per un tecnico dell’acqua. La donna, ricordando i consigli dei suoi familiari e quanto si sente in giro, non ha aperto la porta, lo ha mandato via e ha chiamato il 113.

Il copione è sempre lo stesso. Sono agili e velocissimi. Aprono in un attimo le finestre o le serrature dei portoncini d’ingresso degli appartamenti e in pochissimi minuti mettono tutto a soqquadro facendo razzia di ciò che ha valore.

Mercoledì mattina era toccato a un appartamento al terzo piano di un condominio in via Cappuccina. Approfittando della festività, i proprietari erano usciti la mattina per passare una giornata all’aria aperta. Al loro ritorno si sono trovati l’amara sorpresa di essere stati derubati di soldi e gioielli.

 

Giovedì mattina la replica in un appartamento di via Torino. In questo caso i malviventi non si sono fatti alcuno scrupolo a entrare in camera da letto e mettere tutto sotto sopra per poter portare via più oggetti preziosi nel minor tempo possibile.

Fonte: VeneziaToday

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