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Il reddito di cittadinanza e le proposte per renderlo uno strumento più efficace sono stati i temi al centro dell’incontro svoltosi ieri a Roma tra il ministro del lavoro, Nunzia Catalfo, e i rappresentanti delle Regioni italiane.

 

“La commissione che si occupa di lavoro nella Conferenza Stato/Regioni ha chiesto questo primo confronto con il ministro – precisa l’assessore veneto, Elena Donazzan, presente all’appuntamento – ed è stata l’occasione per chiedere l’istituzione di tavoli tecnici al fine di aggiornare l’applicazione del reddito di cittadinanza alle esigenze di modifica emerse in questi mesi di sua attuazione. Io, in particolare, ho sottolineato l’esigenza di introdurre l’obbligatorietà dell’accettazione del lavoro da parte dei beneficiari, pena la perdita del sussidio. Inoltre, è stata avanzata la proposta di rendere effettive le ore di lavoro che il percettore del reddito di cittadinanza deve alla comunità attraverso i progetti definiti dai Comuni”.

 

“Nel Veneto sono 16mila circa i percettori di reddito di cittadinanza. Li convocheremo tutti entro il 15 dicembre per colloqui e presa in carico con firma del Patto di Servizio”. 

“Grazie alle nostre politiche del lavoro, all’impegno e all’efficienza dei servizi svolti dai Centri per l’impiego pubblici e dagli enti privati accreditati dalla Regione – conclude Donazzan –, sono state convocate già 5.800 persone e oltre 2mila stanno lavorando con contratti a tempo determinato. Inoltre, abbiamo già programmato la nostra iniziativa regionale denominata IncontraLavoro, che si terrà il prossimo 13 novembre e alla quale chiameremo tutti i percettori del reddito di cittadinanza. Insomma, il Veneto, anche in questa situazione, offre un modello da seguire”. 

“Tutti auspicavano l’inserimento dell’Educazione civica nell’orario scolastico e nell’offerta formativa delle scuole, vista l’emergenza educativa e civica che viviamo. Certo la tempestività del giudizio del Cspi fa sorgere il dubbio che vi sia un nuovo corso politico e che gli organi istituzionali ne siano influenzati”. 

 

Così l’assessore all’istruzione e alla formazione della Regione Veneto, Elena Donazzan, commenta il parere negativo espresso dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione rispetto alla sperimentazione nell’anno scolastico appena partito dello studio obbligatorio dell’Educazione civica. La materia farà quindi ingresso nei programmi scolastici il prossimo anno. 

“In queste ore, dopo il primissimo giorno di scuola, mi giungono le voci preoccupate di famiglie di diverse province del Veneto, a cui gli istituti scolastici, in particolare quelli primari, chiedono di non mandare i propri figli in classe, ma di tenerli a casa. La cosa gravissima è che si tratta di bambini con certificazioni, quindi i più fragili, spesso con disabilità”. L’assessore regionale all’Istruzione, Elena Donazzan, si fa interprete della preoccupazione e dell’allarme delle famiglie (e delle scuole) di fronte ai primi effetti della cronica carenza di insegnanti di sostegno in Veneto.

 

“Sto verificando con l’Ufficio scolastico regionale la portata del problema che pure avevo evidenziato già da qualche mese – prosegue Donazzan – ma il fatto più grave, oltre all’assenza di insegnanti nell’organico di diritto, è la soluzione prospettata, ovvero di indurre le famiglie a tenere i loro figli a casa”.

 

“Comprendo perfettamente la difficoltà di dare un buon servizio a questi bimbi senza l’aiuto dell’insegnante di sostegno. – ammette l’assessore – Capisco anche la difficoltà di inserirli da soli in un gruppo classe articolato, forse in assenza anche di altri insegnanti di altre materie, ma la soluzione non è accettabile. Trovo grave che il Ministero non comprenda l’importanza di avere un organico ottimale sin del primo giorno di avvio dell’anno scolastico. Suggerirei al ministero di partire in ogni caso dagli insegnanti di sostegno, perché se la scuola deve essere inclusiva e un diritto costituzionalmente sancito, e se il nostro grado di civiltà ci impone di pensare innanzitutto ai più fragile, allora questa scelta e questa cattiva programmazione denotano una vera e propria incapacità da parte dello Stato di ottemperare ai propri doveri”.

 

“Da parte mia, ho coinvolto il presidente del Veneto – annuncia Donazzan –  perché ritengo che questo sia un problema da affrontare ai massimi livelli istituzionali”.

 

“E chiedo alle famiglie e a tutte le realtà interessate di segnalare al mio assessorato ulteriori casi di mancato accoglimento nelle scuole del Veneto di alunni certificati – conclude – al fine di poter rappresentare agli organi competenti la portata del problema, in tutta la sua drammatica consistenza”.

“I dati impressionanti relativi alle morti per droga nel Veneto nel corso di quest’anno confermano l’adeguatezza della sollecitazione continua da parte mia e della Regione ad affrontare con sempre maggior attenzione e più serrati controlli un fenomeno che purtroppo continua ad espandersi, seminando morte e lutti. A pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico abbiamo il dovere di mettere in atto tutti gli interventi possibili, in termini di prevenzione e di presidio del territorio per combattere questa piaga”.

Così l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, Elena Donazzan, torna sul grido d’allarme lanciato dal prefetto di Venezia, Vittorio Zappalorto, a seguito dei 25 casi di morte per overdose nel Veneto nel corso di quest’anno, un dato che pone la nostra regione al primo posto in Italia.  

 

“Concordo pienamente con il prefetto Zappalorto – prosegue l’assessore – sulla necessità di convocare gli Stati generali per fronteggiare quella che è evidentemente un’emergenza da tempo, coinvolgendo ogni soggetto interessato. La Regione conferma la piena disponibilità ad adoperarsi affinché cresca la consapevolezza a tutti i livelli della pericolosità dell’uso di qualsiasi sostanza stupefacente: un messaggio che abbiamo il dovere di diffondere in uno degli ambiti purtroppo maggiormente esposti, quello della scuola”.

 

“Già lo scorso anno – conclude Donazzan –, a seguito dei controlli effettuati dalle forze dell’ordine con i cani antidroga, era emerso che sin dalle prime ore del mattino le sostanze killer circolavano in prossimità degli istituti scolastici posti sotto sorveglianza. Venticinque morti sono il drammatico conteggio, forse purtroppo non definitivo, di quest’anno: dobbiamo fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità perché questa lista non si allunghi”.

In Veneto centinaia di insegnanti della scuola primaria e dell’infanzia, in possesso di diploma magistrale ma non di laurea in Scienze primarie (richiesto ora ma non al tempo dell’assunzione), hanno perso il posto per titolo di studio, considerato non adeguati, dopo decine di anni di insegnamento e aver svolto incarichi di responsabilità. 

 

Interviene in loro difesa, ancora una volta, l’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan. “Amareggia e stupisce – afferma la titolare delle Politiche regionali per l’Istruzione – che questo governo si sia dimenticato dei propri insegnanti diplomati magistrali che non hanno nemmeno il sussidio di disoccupazione. Per loro nessun reddito di cittadinanza e, peggio, nessun riconoscimento del ruolo di educatori che dovrebbe essere prioritariamente tutelato proprio dallo Stato”.

 

“Maestre diplomate, ma senza laurea, sono state lasciate a casa nonostante le reiterate promesse di una soluzione politica. Sono state licenziate e sono quindi escluse dalle Graduatorie ad esaurimento. Non hanno nemmeno diritto alla Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione e restano in un limbo. Inoltre, beffa ulteriore, pur essendo state espulse dalla scuola, risultano ancora dipendenti per l’Inps e quindi il Tfr è a rischio”.

 

“Di fronte ad una vicenda paradossale come questa – conclude l’assessore –  sono sempre più convinta che l’autonomia sia una condizione necessaria, perché responsabilizzerebbe maggiormente la classe politica e determinerebbe scelte decisamente più giuste ed eque nei settori strategici della funzione pubblica, dove la scuola non può che rappresentare la priorità”. 

“Come può un manuale di storia per gli studenti del quinto anno di scuola superiore collocare il Ponte di Bassano sul fiume Piave definendolo “simbolo della resistenza sul Piave dopo Caporetto”? Chiedo alla casa editrice Mondadori di procedere immediatamente al ritiro del manuale e al ministero dell’Istruzione e della Ricerca di vigilare meglio nel selezionare i testi che propone/impone ai docenti e alle scuole”.

 

L’assessore all’Istruzione della Regione Veneto, Elena Donazzan, è letteralmente insorta alla segnalazione ricevuta in merito al testo di Vittoria Calvani Storia e Progetto, edito da Mondadori e proposto dal ministero dell’Istruzione tra i libri di testo adottabili per l’insegnamento della storia nel secondo ciclo delle scuole secondarie. La didascalia alla foto del “ponte degli Alpini” colloca il manufatto sul Piave (anziché sul Brenta) e così argomenta: “Dopo Caporetto, divenne il simbolo della resistenza sul Piave, un evento militare eroico che ispirò numerose canzoni”.

 

 

“Chiedo alla casa editrice Mondadori di ritirare subito questo libro – prosegue l’assessore, in procinto di formare la lettera per la casa editrice di Segrate – È bastata una semplice occhiata da parte di alcuni genitori e docenti per rilevare questo ‘svarione’ madornale, oltre alla povertà concettuale e alla confusa sintassi delle informazioni fornite.

 

Sorge immediato il dubbio: quanti altri errori ci sono in un testo destinato a supportare la conoscenza storica del Novecento e a formare la coscienza storica dei nostri ragazzi e lo spirito di consapevolezza di una nazione?

Una casa editrice di rilievo nazionale come Mondadori dovrebbe vigilare meglio sul contenuto dei propri testi scolastici”.

 

 

 

La titolare delle Politiche scolastiche della Regione Veneto invia le proprie rimostranze critica anche al Ministero, che ha inserito il testo in questione nella rosa dei libri consigliati ai collegi dei docenti del quinto anno di scuola superiore, raccomandandone l’adozione per l’intero ciclo quinquennale. “Sinceramente mi fido più della capacità di valutazione e di scelta dei docenti piuttosto che dei libri imposti per obbligo da burocrati ministeriali – commenta Donazzan – Se poi questi testi selezionati dal Ministero sono anche pieni di errori, mi interrogo sul grado di cultura dei funzionari ministeriali. Al ministro dell’Istruzione dico apertamente che forse è meglio ripensare l’intero sistema di selezione e adozione dei testi scolastici e valorizzare il senso di responsabilità dei nostri insegnanti, lasciando a loro il compito di scegliere i manuali o le dispense che ritengono più adeguati”.

“La filosofia dell’università Cà Foscari di Venezia è la nostra filosofia: non ci interessa tanto fermare la fuga di ‘cervelli’, quanto piuttosto promuovere la circolarità dei talenti e delle intelligenze, e riuscire ad attrarre professionalità e competenze estere”. L’assessore alla Scuola, Formazione e Università della Regione Veneto, Elena Donazzan, esprime apprezzamento e piena condivisione alle scelte accademiche dell’ateneo veneziano retto da Michele Bugliesi, che dal 2014 ad oggi ha assunto 174 docenti, di cui 32 (ovvero il 18%) provenienti dall’estero.

 

“Il principio ‘cervelli in circolo’ è alla base delle nostre politiche regionali per la scuola, con i tanti progetti che promuovono la conoscenza delle lingue, gli stage all’estero e l’alternanza scuola-lavoro  svolta in imprese d’Oltralpe e per le quali la regione investe oltre 4 milioni di euro”, ricorda l’assessore. “E sempre il medesimo principio, che è cosa ben diversa dal voler trattenere ricercatori ed eccellenze accademiche e professionali,  è il motore dell’iniziativa ‘INN Veneto – Cervelli che rientrano per il Veneto del futuro – Progetti di innovazione sociale’ che la Regione Veneto, prima in Italia, ha finanziato con 3,5 milioni di euro per realizzare 14 diversi progetti, che contemplano 55 borse di rientro e 30 borse di animazione territoriale”, fa presente Donazzan.

 

“Lo scopo di questi progetti, avviati nel 2018 e attualmente in fase di realizzazione – aggiunge Donazzan –  è quello di attirare sul territorio regionale eccellenze provenienti da diversi ambiti e favorire la mobilità, lo scambio e la permanenza di alte professionalità che intendono rientrare nelle nostre imprese e nelle nostre università dopo un periodo di permanenza all’estero”.

 

La collaborazione con le Università venete – evidenzia l’assessore – è uno dei tasselli di questo programma, che sta vedendo la realizzazione a Padova di un incubatore di start-up per offrire servizi digitali alle imprese e alle persone, l’avvio di ‘maratone informatiche’ sulle sfide cruciali del prossimo futuro (spreco alimentare, made in Veneto, invecchiamento, economia del riciclo e trasporti) e, infine, il recupero e la rigenerazione di alcuni luoghi storici della creatività e dei mestieri del nostro territorio, come la Fabrica Alta di Schio.

 

“Creatività e innovazione sono il binario di questo percorso– conclude – che sta producendo scambi e circolazione di ‘cervelli’ e ‘talenti professionali’,  in un’ottica di contaminazione e di crescita di respiro internazionale”.

“Il sistema moda, che in Veneto conta migliaia di aziende, dalla filatura alle confezioni, dalla concia delle pelli al distretto ‘lepre’ della calzatura sino a comprendere il settore produttivo più dinamico al mondo, quello dell’occhialeria moda, non ha confini di  prodotto, ma il suo valore aggiunto sono i confini fisici della produzione”.

 

L’evento

È quanto ha sottolineato l’assessore alla formazione e al lavoro della Regione Veneto, Elena Donazzan, presentando oggi all’hotel Ca’ Sagredo “Venice Fashion week”, la settimana di eventi, conferenze e incontri e sfilate che si svolgerà dal 17 ottobre al 26 ottobre a Venezia. Una settimana di eventi con ospiti internazionali organizzata per promuovere i creativi, le eccellenze artigianali veneziane e venete e la cultura della moda “made in Veneto”. Il filo conduttore dell’ottava edizione della Fashion Week veneta 2019 sarà la ‘sostenibilità’.

 

L’augurio

“Ci auguriamo che la prestigiosa vetrina di Venezia, unica per storia, tradizione e qualità nell’alto artigianato – ha sottolineato l’assessore, rendendo omaggio a Roberto Bevilacqua, titolare dell’omonima storica manifattura che da due secoli crea tessuti utilizzando telai disegnati e progettati da Leonardo da Vinci – attiri l’attenzione non solo degli investitori ma di quel mercato del lavoro che vuole qualità e soddisfazione e che deve sapere che in Veneto ci sono molte e diverse opportunità”.

 

Il settore della moda

“La moda è settore strategico del ‘made in Italy’ e della produzione manifatturiera veneta, che eccelle a livello internazionale con i distretti dell’occhialeria, della calzatura, della concia e dell’oreficeria”, ha ricordato la titolare delle politiche regionali per la formazione e il lavoro, in dialogo con Paola Mar, assessore al turismo del comune di Venezia, Gabriel Giannino, referente del Tavolo regionale della moda, e Frances Corner, responsabile del London College of Fashion, protagonista ad ottobre della Giornata della Moda sostenibile”

 

Gli investimenti

“La Regione Veneto, in stretta collaborazione con il Tavolo della moda, unica esperienza  di filiera a livello nazionale – ha ribadito Elena Donazzan –  ha investito oltre 2,4 milioni di euro dal 2017 ad oggi per supportare questo settore con interventi formativi, che valorizzino antichi mestieri e professionalità e promuovano nuove figure di supertecnici, sempre più necessari per reggere il passo dell’innovazione e dell’internazionalizzazione unica”.

 

Tra gli investimenti formativi espressamente dedicati al settore della moda, l’assessore ha elencato il bando finanziato con 600 mila euro  per riqualificare il ‘capitale umano’ nelle aziende dell’alto artigianato e realizzare un master “for Luxury Customer Advisor” in collaborazione con il Tavolo della moda e l’università di Ca’ Foscari, la convenzione con le aziende dell’occhialeria per un piano triennale di formazione mirata a misura di impresa (750 mila euro) e, infine, il cofinanziamento regionale per 1 milione e 60 mila euro di 11 percorsi Its-Academy che stanno qualificando nell’arco di un biennio  260 super-tecnici nei settori calzature, cuoio e conceria, occhiali, oreficeria, sport system e sviluppo delle collezioni moda.

In Veneto 40 studenti di terza media su 100 hanno scelto di iscriversi ad un istituto tecnico, in media circa il 10 per cento in più rispetto alla percentuale nazionale. In calo invece le iscrizioni ai licei che, nel territorio regionale, raccolgono circa il 10 per cento in meno di iscrizioni rispetto alla media nazionale.

 

“Trovo che i primi dati sulle iscrizioni online forniti dall’Ufficio scolastico regionale siano molto positivi e confortanti – commenta l’assessore regionale alla Scuola, Elena Donazzan – La Regione e l’intero sistema produttivo veneto investono molto, e da anni, nella qualità di un sistema formativo, perfettamente allineato e integrato con il parallelo sistema dell’istruzione, capace di fornire ottimi sbocchi occupazionali. Sono soddisfatta che scuole, famiglie e ragazzi abbiano saputo cogliere il messaggio che abbiamo veicolato con ogni forma di orientamento negli ultimi tempi, al fine anche di contenere il fenomeno della dispersione scolastica e di aiutare i ragazzi a costruirsi abilità e competenze richieste dal mondo del lavoro”.

 

“La fiducia che studenti e famiglie hanno riposto nella formazione professionale e nelle sue scuole – conclude Donazzan – sprona istituzioni ed enti economici a  qualificare ulteriormente questi percorsi e ad investire di più nella costruzione dei profili professionali di domani. Ma rappresenta anche un preciso segnale per il decisore politico: il 40 per cento delle famiglie e dei futuri allievi del ciclo secondario superiore ha cercato percorsi formativi che avvicinino al mondo del lavoro e che fanno dell’alternanza scuola-lavoro una prassi ordinaria di apprendimento e formazione. A buon intenditore….”

Sui recenti fatti accaduti nella scuola media di Morgano, dove un genitore ha interrotto una lezione irrompendo in classe per chiedere agli alunni la loro opinione su un voto dato al proprio figlio, interviene l’assessore all’Istruzione della Regione del Veneto, Elena Donazzan: “La cronaca troppo stesso ci restituisce episodi incresciosi a danno degli insegnanti. Violenze verbali e fisiche, ingerenze inaccettabili come quella accaduta nel comune trevigiano, minano il rapporto pedagogico alunno-insegnante, mettendo in dubbio l’autorevolezza di chi è chiamato al ruolo di educatore delle future generazioni. Tutto questo è inaccettabile”.

 

“Trovo corretto denunciare questi episodi all’autorità giudiziaria, come appunto ha fatto Daniela Bettini, preside dell’Istituto comprensivo di Quinto e Morgano, e come giustamente chiesto da Barbara Sardella, dirigente dell’Ufficio scolastico di Treviso -continua Donazzan – Le istituzioni scolastiche devono tutelare il loro personale, evitando intromissioni e ingerenze da parte di genitori violenti che, con la loro condotta, di certo non rappresentano un esempio da seguire per i propri figli”.

 

“Purtroppo, non è un fatto isolato, né l’unico problema in merito all’autorevolezza delle istituzioni educative. Avevo già denunciato questa degenerazione – ricorda Donazzan – che, meglio di me, il filosofo Ernesto Galli della Loggia aveva portato all’attenzione della pubblica opinione”.

 

“Non serve una legge – conclude l’assessore – servirebbe piuttosto ricostruire i “fondamentali” di riferimento: dal rivolgersi con il “Lei” ai docenti, all’alzarsi in piedi alla sua entrata, al corretto abbigliamento, magari con il ripristino del grembiule o di una divisa scolastica segno di decoro e di appartenenza, fino ad arrivare ad una lotta unanime contro l’uso di ogni droga tra i più giovani”.

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