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Se occuparsi della propria dieta non basta, c’è da pensare anche a quella dei propri animali domestici. La più popolare in questi giorni è la dieta canina B.A.R.F, che sta per “cibo crudo biologicamente appropriato”. Fondata dal veterinario e nutrizionista Ian Billinghurst, il principio è quello di nutrire i cani con la dieta con cui si sono evoluti: una dieta composta da carni e verdure fresche, crude e selvatiche. La struttura genetica dei cani domestici supporta la teoria.

 

Da un pastore tedesco a un chihuahua, i cani condividono la stessa struttura genetica dei loro antenati, i lupi grigi. La dieta cruda è ricca di proteine, moderata di grassi e con una quantità minima di carboidrati. Per lo più è composta da carne, ossa crude, organi e verdure e frutta. I benefici sembrano essere numerosi, tra cui: una corporatura più snella e muscolosa; un miglioramento della pelle e del pelo; denti più puliti e alito più fresco, ecc.

 

Per non dimenticare il vantaggio ambientale: l’alimentazione di materie prime riduce l’impronta ecologica. Una dieta cruda è più pienamente utilizzata dal corpo di cani (e anche gatti), il che equivale a feci più piccole e lettiere più pulite. La dieta B.A.R.F. utilizza anche parti di animali come le carni organiche che, sebbene siano sicure per noi da mangiare, di solito vengono evitate dagli esseri umani. L’uso di queste parti della carne riduce gli sprechi.

 

Le ricerche della veterinaria Karen Becker sul B.A.R.F. mostrano quanto tale dieta possa essere di beneficio rispetto a una basata solo su crocchette tradizionali, e non è la sola. La ricercatrice veterinaria Björkman ha studiato i livelli di omocisteina nei cani, che è un indicatore di infiammazione e malattie croniche legate alla dieta.

 

L’esperimento ha coinvolto quattro gruppi di cani per sei mesi. Il primo gruppo era costituito da cani nutriti in precedenza con cibi crudi che sono stati passati al cibo secco per la seconda metà dello studio. Il secondo gruppo era costituito da cani alimentati a secco, che sono stati passati al cibo crudo per tre mesi. Il terzo e il quarto gruppo hanno continuato a mangiare il loro cibo normale (secco o crudo per l’intero studio di sei mesi).

 

I risultati della ricerca hanno dimostrato che i cani nutriti con cibi crudi che hanno continuato a mangiare cibi crudi avevano i livelli di omocisteina più bassi, mentre i cani che mangiavano cibo secco e continuavano a mangiare cibo secco avevano i livelli dieci volte più alti di omocisteina. Infine i cani allevati con cibo crudo e passati alle crocchette hanno avuto un aumento di cinque volte dei livelli di omocisteina nel corpo al termine dello studio.

 

Se si vuole cambiare dieta al proprio cane, è bene che accada lentamente. La transizione completa può spesso essere realizzata entro una settimana; senza dimenticarsi che il passaggio deve avvenire in modo prudente. I cuccioli possono generalmente cambiare dieta nel corso di pochi giorni, poiché in genere hanno un sistema digestivo più sano rispetto ai cani più anziani. Più vecchio è il cane, più tempo bisogna impiegare nel passaggio a una dieta cruda.

Per cominciare, si consiglia di far digiunare il cane da mezza giornata a un’intera giornata prima del pasto, per garantire un buon appetito, quindi nutrirlo solo un po’ per vedere come gestisce il cibo fresco. Se non ci sono problemi, si può continuare a sostituire un po’ della dieta originale con la dieta cruda. Ci si può aspettare un grande sorriso canino.

Una dieta basata solo sulle piante, o Plant-based diet, come viene chiamata in inglese, è l’ultima moda del momento nel mondo dell’alimentazione. Di sicuro, suona meglio che dieta vegana. Ho notato che il termine sta venendo integrato nel linguaggio quotidiano quando in una sessione di jogging al parco, qui a Queenstown dove vivo, un’altra jogger mi ha detto di avere provato una dieta basata solo sulle piante per almeno un mese, dopo aver visto un documentario. Non stiamo parlando di un documentario qualsiasi, ma lo stesso che ha convinto me due mesi a passare da una dieta vegetariana a una vegana, e probabilmente lo stesso che ha alimentato questo tendenza. The Game Changers non è passato inosservato.

 

In una sola settimana è stato incoronato il documentario più venduto di iTunes di sempre. Almeno sette anni in preparazione, questo tanto atteso documentario mira a “esporre miti obsoleti sul cibo che non incidono solo sulle prestazioni umane ma sulla salute dell’intera popolazione globale”. È un film documentario del 2018 sui benefici del mangiare a totalmente base vegetale per gli atleti. Il documentario segue l’ex combattente UFC James Wilks che, mentre si sta riprendendo da un infortunio, viaggia per il mondo e parla con atleti d’élite che seguono diete a base vegetale. Tra gli atleti intervistati ci sono Arnold Schwarzenegger, Patrik Baboumian e Dotsie Bausch. Il documentario inizia spiegando come è si è scoperto che i gladiatori ai tempi degli Antichi Romani avevano una densità minerale nelle ossa molto alta (data dalla presenza dello stronzio), che significa una dieta di qualità e molto esercizio. La stessa dieta aveva dato ai gladiatori un nome, i Hordearii, che significa “mangiatori di fagioli e orzo”. Un’alta quantità di stronzio nelle ossa, che le rende forti e sane, è associata alla dieta vegetariana. I gladiatori,  proprio coloro che nell’immaginario italiano vengono rappresentati come forzati pieni di muscoli. Perché lo erano, e grazie anche alla loro dieta basate solo sulle piante.

 

Con questo articolo non voglio convincere nessuno a diventare vegano. Il mio consiglio è sempre: sperimentare con il proprio corpo. Quello che funziona per me non funziona per tutti gli altri, perché ognuno ha un metabolismo unico, anche se a grandi linee siamo tutti fatti della stessa pasta. Piuttosto, un buon metodo è provare a eliminare certi cibi e vedere come va, e poi a reintegrarli. La sperimentazione empirica può essere molto più efficace che seguire la dieta di qualcun altro. Come sta andando la mia sperimentazione? Per ora, la sola idea di mangiare del parmigiano mi rivolta. Per non parlare di una bistecca. Spesso io e il mio fidanzato, convinto vegano anche lui, scherziamo che quello che produciamo nella toilette parla già da sé. O in altri termini, abbiamo una digestione perfetta da quando non mangiamo più prodotti animali, non solo da quando abbiamo rinunciato alla carne e al pesce.

 

Ho notato tantissimi benefici da quando non mangio più prodotti animali: il primo che mi viene in mente, è che ora vorrei andare a correre, ma non riesco a smettere di lavorare. Posso lavorare per dieci ore senza stancarmi, e non mi è mai capitato che la mia capacità d’attenzione fosse così alta. Anzi, normalmente dopo cinque minuti mi capitava di distrarmi.

 

Secondo, mi ammalo di meno e guarisco più in fretta. Il mio corpo in generale si infiamma di meno. Per anni ho avuto una psoriasi sulla mano destra; ma non più, e come questa altre piccole noie che sono sparite. Quando i carnivori mi fanno la classica domanda “Ma da dove prendi le proteine?”, la mia risposta è sempre la stessa “E gli animali che mangi, da dove pensi che prendano quelle proteine?”. Risposta: dalle piante. Solo che io preferisco accederci direttamente. E quando sono in vena, di solito aggiungo: “E tu da dove prendi le fibre?”, questa benedetta risorsa importante tanto quanto le proteine, ma spesso dimenticata.

Prima di fare i cinici, sperimentate.

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