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Basta un piccolo, semplice gesto per proteggere te stesso, chi ami e anche chi non conosci: indossare la mascherina, anche all’aperto. In questo particolare momento, ciascuno di noi è chiamato fare la sua parte.

 

Obbligo di denuncia e di comunicazione al sindaco, al Prefetto e alla polizia, dei soggetti obbligati all’isolamento fiduciario, per  permettere eventuali controlli e misure cautelari.

 

La nuova ordinanza firmata oggi dal Governatore Zaia, che rimarrà in vigore fino al 31 luglio 2020, prevede l’obbligo di isolamento fiduciario di 14 giorni per le persone entrate in contatto con cittadini positivi al tampone che tornano o arrivano da Paesi extra Schengen. Un isolamento previsto anche per le persone che rientrano in Veneto dall’estero, dai paesi “non sicuri” e che abbiano una temperatura superiore a 37.5 gradi con difficoltà respiratorie o altri sintomi riconducibili al Coronavirus.

“Le Ulss poi potranno disporre l’isolamento in strutture alberghiere o extra-ospedaliere nel caso in cui il soggetto positivo viva con i familiari in uno spazio non adeguato”.

 

Le novità più importanti riguardano i lavoratori delle aziende per i quali ci sarà l’obbligo di un doppio test del tampone per quanti rientrino in Veneto dai viaggi di lavoro, provenienti da Paesi che non fanno parte della lista dei 36 Stati*, ovvero da paesi extra Ue. I lavoratori – e le badanti – dovranno così sottoporsi a un secondo tampone di accertamento, anche se il primo è risultato negativo.

 

“Chiedo che a livello nazionale si possa portare al penale la violazione dell’isolamento fiduciario – auspica Zaia. – Mi aspetto che sul ricovero coatto si provveda, e ne ho parlato con il ministro Speranza, a trovare la modalità con un DPCM, in maniera che i sanitari decidano se provvedere all’isolamento fiduciario in casa, e se il caso è grave, di fare in modo di evitare di disperdere il virus sul territorio. Il Tso – ha aggiunto Zaia – non si fa solo per le malattie psichiatriche, lo si fa anche per epidemie o altre attività. E, quando un cittadino ha l’obbligo di essere ricoverato e non può o vuole provvedere alle cure, i sanitari hanno l’obbligo di curarlo. A noi interessa che il virus non si diffonda, e non è una questione di razzismo”.

 

Chi rifiuterà il ricovero ospedaliero, qualora sia necessario, dopo essere risultato positivo al test, sarà denunciato all’autorità giudiziaria, ma l’ordinanza prevede anche una sanzione di mille euro per i lavoratori dell’azienda che si rifiuteranno di sottoporsi al tampone. Sanzioni sono previste anche per le aziende che non segnaleranno all’Ulss di competenza di avere dipendenti da sottoporre ai test perché rientrati dall’estero. Fino ad oggi, chi partiva e tornava in Veneto entro 120 ore di soggiorno, secondo il Dpcm in vigore, non veniva sottoposto alla quarantena. “Oggi con questa ordinanza risolviamo questa mancanza”, ha concluso Zaia.

 

 

Silvia Moscati

 


*

1. Austria
2. Belgio
3. Bulgaria
4. Svizzera
5. Cipro
6. Repubblica Ceca
7. Germania
8. Danimarca
9. Estonia
10. Grecia
11. Spagna
12. Finlandia
13. Francia
14. Croazia
15. Ungheria
16. Irlanda
17. Islanda
18. Italia
19. Liechtenstein
20. Lituania
21. Lussemburgo
22. Lettonia
23. Malta
24. Paesi Bassi
25. Norvegia
26. Polonia
27. Portogallo
28. Romania
29. Svezia
30. Slovenia
31. Slovacchia
32. Regno Unito e Irlanda del Nord
33. Andorra
34. Principato di Monaco
35. Repubblica di San Marino
36. Stato della Città del Vaticano

Progetto di Federfarma Veneto e Anpif per l’assistenza a persone che vivono nella paura del contagio. Avvio pilota nell’area veneziana

 

In un periodo di grave emergenza sanitaria causato dal Coronavirus, le farmacie venete e veneziane lanciano la figura dello psicologo in farmacia per accogliere le richieste delle persone che vivono nella paura di essere contagiate dal virus.

L’iniziativa, promossa da Federfarma Veneto e Anpif (Associazione nazionale Psicologi In Farmacia), prende avvio dalla prossima settimana con una fase pilota in alcune delle 210 farmacie del territorio provinciale, coordinate da Federfarma Venezia.

Le farmacie diventano così avamposto anche per l’assistenza psicologica: il progetto, che avrà una durata di 3-6 mesi a seconda dell’evolversi della situazione sanitaria, prevede incontri individuali, condotti da psicologi specializzati con il supporto del farmacista all’interno degli esercizi, nel rispetto delle disposizioni sanitarie governative comunicate in questi giorni.

 

Un numero verde per informazioni e prenotazioni

Chi deciderà di rimanere in casa, avrà la possibilità di richiedere un colloquio con lo psicologo attraverso il servizio di consulenza online (in videochiamata) o telefonico, in questo caso chiamando direttamente la farmacia di riferimento o contattando il numero verde 800 199 361 attivato ad hoc da Anpif.

Gli incontri personali saranno al massimo tre per ogni cittadino: chi ne farà richiesta, sarà accolto in uno spazio dedicato a tutela della privacy. Gli psicologi seguiranno le linee guida siglate da Federfarma Veneto e Anpif e le direttive dell’Ordine degli Psicologi e delle Psicologhe del Veneto.

Successivamente, una volta rientrata l’emergenza, saranno organizzati una serie di incontri psicoeducazionali di gruppo destinati alle persone che presentano sintomi correlati alle conseguenze del disturbo post traumatico da stress dovuto alla situazione attuale, caratterizzato dalla costante paura di un nemico invisibile e potenzialmente mortale per le persone più anziane.

L’obiettivo del progetto è quello di ottenere la normalizzazione e la ristrutturazione del campo cognitivo per la rielaborazione adattiva delle persone interessate. Gli psicologi impiegheranno inoltre tecniche di meditazione per la consapevolezza e di respirazione.
In conclusione, verranno raccolti i dati emersi per una rielaborazione statistica qualitativa.

 

“In questo momento di difficoltà, risulta estremamente importante fare una buona psicoeducazione per la cittadinanza – spiegano il presidente di Federfarma Veneto Alberto Fontanesi e la presidente di Anpif Fiorella Palombo Ferretti. – Questo sia per fronteggiare la situazione critica nell’immediato, sia per affrontare le conseguenze future di quanto sta accadendo. Verranno assistite non solo le persone che presentano stati di ansia o panico legati al problema contingente, ma anche chi presenta fragilità preesistenti, al fine di contenere il rischio di veder aumentare il disagio psicologico. Le condizioni psicologiche influiscono infatti sulla percezione di ciò che sta accadendo e sul modo di affrontare la situazione, che, va detto, in queste settimane è stata spesso esposta in modo tale da indurre uno stato ansiogeno, quando non di vero e proprio terrore, e da stimolare un vissuto traumatico nelle persone più fragili. La consapevolezza e la calma, nonché l’acquisizione di informazioni realistiche, consentono di valutare in modo oggettivo la realtà e di attivare comportamenti adeguati a fronteggiare le problematiche e di promuovere le capacità di adattamento a situazioni di emergenza che diventano sempre più frequenti. Si tratta di un tipo di intervento già sperimentato in precedenza in altre situazioni critiche e che ha dato risultati soddisfacenti”.

 

“Anche a fronte di un’emergenza sanitaria come quella attuale, la farmacia può essere un luogo di elezione per intercettare il disagio in modo rapido, per rispondere al bisogno della cittadinanza di ricevere informazioni sicure e rassicuranti – sottolinea il presidente di Federfarma Venezia Andrea Bellon. – Riteniamo che il progetto degli psicologi in farmacia possa essere un importante supporto al grande lavoro a cui è sottoposti il sistema sanitario in queste settimane. Negli ultimi giorni emerge infatti che i pazienti e i clienti della farmacia iniziano a temere in modo molto forte per la propria salute e per quella dei propri cari, vivendo in uno stato di profonda allerta”.
Il rischio è che il cittadino non senta vicino a sé il sistema sanitario e che sviluppi un sentimento di rabbia che possa sfociare in un acting-out contro le istituzioni.

Per questo è fondamentale che “la farmacia territoriale rafforzi il suo ruolo di front office sanitario, esplicando ancora di più la sua funzione sociale di accoglienza al servizio della popolazione – rimarca Bellon. – Oltre quindi all’essenziale servizio di distribuzione dei farmaci sentiamo come nostra un’ulteriore mission che è quella di divulgare quanto più possibile le informazioni ministeriali legate al contenimento del contagio. Non dimentichiamo che i farmacisti verificano tutti i giorni come le risposte chiare aiutino ad affrontare l’emergenza in maniera più serena e soprattutto responsabile”.

 

 

Per informazioni sul progetto

NUMERO VERDE 800 199 361

ANPIF – Associazione Nazionale Psicologi In Farmacia
Tel. 392.9021162 – [email protected]sicologia.it

I casi confermati di infezione nell’uomo dal virus West Nile, trasmesso dalla zanzara Culex Pipiens, in Veneto sono ad oggi 105, 34 dei quali evoluti nella forma neuroinvasiva, con 5 decessi, tutti avvenuti in persone anziane o con gravi patologie pregresse.

 

Lo evidenzia il quinto Bollettino sulle Arbovirosi, redatto e diffuso ieri dalla Direzione Prevenzione della Regione del Veneto.

 

“Siamo di fronte a una situazione impegnativa ma che non deve destare allarme – sottolinea l’Assessore alla Sanità Luca Coletto – con un centinaio di casi confermati su una popolazione di circa cinque milioni di abitanti. Gli scienziati fanno notare che si tratta in realtà di un virus dalle conseguenze limitate, tanto da essere asintomatico nell’80% dei casi e solo in meno dell’1% capace di evolvere nella forma neuroinvasiva. Ed è in questo quadro che vanno collocati, con dolore, i decessi purtroppo avvenuti in soggetti in età molto avanzata o con condizioni cliniche pregresse gravi”.

 

Sul piano del lavoro in atto, Coletto fa notare che “continuiamo le disinfestazioni straordinarie soprattutto nelle aree a maggior concentrazione di persone, in stretta collaborazione tra le Ullss e i Comuni, mentre nei Pronto soccorso e negli Ospedali riusciamo ad avere diagnosi precise e tempestive e cure efficaci. Stiamo inoltre rafforzando le attività di prevenzione per tutte le strutture che ospitano anziani o ricoverano malati”.

 

“Peraltro – aggiunge Coletto – le raccomandazioni dell’ECDC (European Center For Disease Prevention and Control) confermano in pieno la correttezza di quello che stiamo facendo. Le più rilevanti sono:

1) l’attuazione di disinfestazioni straordinarie per l’abbattimento della densità di vettori

2) la particolare attenzione in fase di diagnosi per gli operatori sanitari a considerare in modo tempestivo la possibilità di infezione da West Nile

3) la diffusione della raccomandazione a tutta la popolazione di proteggersi attraverso l’utilizzo di zanzariere a porte e finestre e l’utilizzo di repellenti, soprattutto negli anziani e nelle persone immunodepresse poiché a maggior rischio di sviluppare forme neuro-invasive

4) sensibilizzare la popolazione affinché si adoperi a non lasciare in nessun caso zone umide stagnanti o raccolte d’acqua”.

 

Dal punto di vista statistico, la provincia con più casi è Padova (43 totali, con 34 forme febbrili e 9 neuroinvasive), seguita da Rovigo (24 totali, 16-8), Verona (17 totali, 9-8), Venezia (15 totali, 8-7), Treviso (3 totali, 2-1) e Vicenza (3 totali, 2-1).

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