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Nuovo piano casa? Si è già consumato troppo suolo. Il nuovo piano urbanistico varato dalla giunta veneziana qualche giorno fa, dove viene prevista la possibilità di realizzare fino a 800 metri cubi, anche in area agricola per esigenze abitative familiari, è un progetto controproducente per la vivibilità del territorio e per l’ambiente.

 

Prendiamo i dati alla mano. Sul consumo del suolo nel 2017, il Veneto è la seconda regione d’Italia dopo la Lombardia per quota di nuova cementificazione (12,35%), si ricorda inoltre che nel 2016 si è consumato tre volte più suolo nel comune di Venezia, da novembre 2015 a luglio 2016 ben 71 chilometri quadrati di suolo, il 45,1% del suolo è stato edificato, di quanto invece sia avvenuto a livello provinciale (17%).

 

Solo prendendo questi dati si capisce che l’ambiente della terraferma veneziana è già eccessivamente cementificato, servono soluzioni diverse come la rigenerazione di aree dismesse e la creazione di aree verdi.

 

Un piano rigenerazione consapevole dovrebbe essere il punto di partenza per far ripartire il territorio, prendendo ad esempio quello che ha fatto la Germania, nella Land Renania-Westfalia in una zona che rappresenta più di un terzo della superficie complessiva della regione della Ruhr, dove è stata recuperata l’intera zona industriale trasformandola in strutture con destinazioni varie come sociali, economiche e culturali oltre che abitative, recuperando strade e infrastrutture, creando all’interno del territorio anche il grande Parco Paesaggistico dell’Emscher.

 

Nel territorio italiano uno degli esempi più validi è il comune di Cassinetta di Lugagnano nel milanese, che è stato uno dei primi d’Italia ad aver optato per il consumo zero del suolo, seguito a ruota da vari paesi limitrofi come Solza, Pregnana Milanese, Ozzero e Ronco Briantino, idee riprese poi anche dalla provincia di Torino, la base è usare aree dismesse degli immobili sfitti, per poi riutilizzare queste aree per creare delle zone abitative senza sottrarre altra terra all’ambiente.

 

Riuso del patrimonio esistente e zero consumo del suolo sono gli obbiettivi positivi da seguire per una visione che fa sintesi tra ambiente e sui abitanti rilanciando il territorio, la residenzialità e l’economia dello stesso, una soluzione molto più efficace che ampliare ulteriori aree di cementificazione, in particolare in una zona già problematica come quella lagunare.

“La commissione Ambiente riceva in audizione i rappresentanti dell’Ispra per capire come affrontare sul serio la piaga del consumo di suolo e quanto davvero incidono i lavori per la Pedemontana”. La richiesta arriva dal consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni ed è stata fatta nella seduta odierna, in cui è stato votato un parere alla Giunta in merito alla delibera relativa all’individuazione della quantità massima di consumo di suolo ammesso nel territorio regionale.

 

“L’ultimo rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, presentato lo scorso 17 luglio, parla chiaro: nonostante sia già la seconda regione più cementificata dopo la Lombardia, il Veneto è quella che ha consumato più suolo nel 2017, +12,35%, altri 1.134 ettari ‘mangiati’ in dodici mesi. È evidente che non c’entra niente la nostra legge sul consumo di suolo, la 14/2017, perché si fa riferimento a dati precedenti, ma siamo convinti che le misure prese siano insufficienti. In ogni caso, per capire come intervenire, credo che sia utile ascoltare il parere e i consigli dell’Ispra. Se tutto va in porto a settembre potremmo incontrare l’ingegnere Michele Munafò, responsabile dell’Area per il monitoraggio e l’analisi integrata dell’uso del suolo e delle trasformazioni territoriali ed i processi di desertificazione dell’Ispra, nonché ingegnere per l’ambiente e il territorio, dottore di ricerca in Tecnica urbanistica e professore per le discipline del settore Tecnica e pianificazione urbanistica presso l’Università Sapienza di Roma”.

 

Un incontro auspicato da Zanoni anche per far luce sul consumo di suolo relativo alla Pedemontana: “Sembra che a far schizzare in alto i dati del Veneto relativi al 2017 siano proprio i lavori per la Superstrada, con i suoi 94,5 chilometri di tracciato: ben 823 ettari consumati, pari a più di 8 milioni di metri quadri. A cui vanno aggiunti i 68 chilometri di viabilità accessoria. Tutti esclusi ai fini del conteggio del consumo di suolo, perché utilizzato per la realizzazione delle opere viarie: un’ulteriore conferma dell’inefficacia della legge”.

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