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È tremendamente complicato raccontare, in poche parole, un indiscusso Maestro del cinema italiano e internazionale. Nessuno vorrebbe riassumere in un breve articolo più di 50 anni di vita e talento trascorsi dietro la macchina da presa, a raccontare, con uno sguardo mai scontato, la storia del nostro paese in quel capolavoro poetico, rurale e coraggioso, ma al contempo feroce, che fu Novecento.

 

Regista di passione e trasgressione, di pudore e poesia, Bernardo Bertolucci è scomparso a Roma, a 77 anni, dopo una lunga malattia.

 

Dall’appennino parmense, sua terra natale, Bertolucci muove i primi passi nella poesia e appena ventenne vince il Premio Viareggio con Il cerca del mistero. Si avvicina alla cinematografia come assistente di Pier Paolo Pasolini, amico del padre Attilio, affermato poeta e amico di Alberto Moravia, vicino ad Elsa Morante, Dacia Maraini e altri.

 

Su soggetto di Pasolini, Bertolucci gira nel 1964 il primo film, La commare secca e l’anno seguente Prima della Rivoluzione, che rilegge in ottica pre-sessantottina il grande classico stendhaliano de La Certosa di Parma, e diventando così un’icona di quella che alcuni critici definiscono Nouvelle Vague italiana.

 

Il 1972 è l’anno della fama internazionale grazie a Ultimo tango a Parigi, con Marlon Brando e una giovanissima Maria Schneider: un film manifesto, eccessivo e scandaloso, di cupa trasgressione, che diede origine a un’intricata vicenda giudiziaria la quale ha oscurato, per molti anni a venire, il valore del film stesso.

 

Nel 1976 Bertolucci gira Novecento, un’epica grandiosa e “hollywoodiana”, piena di grandi nomi del cinema nostro e internazionale, che racconta cinquant’anni di storia padana, con chiari rimandi all’infanzia parmense del regista. Dopo La luna, del 1979, e La tragedia di un uomo ridicolo ( 1981), che vale a Ugo Tognazzi il premio come miglior attore a Cannes, nel 1987 Bertolucci trionfa agli Oscar con L’ultimo imperatore, un assoluto capolavoro in grado di aggiudicarsi ben nove statuette.

 

Con l’avanzare della malattia, Bertolucci predilige raccontare storie più intime, private ma eccezionalmente intense, come l’ultimo Io e te (2012), dal romanzo di Niccolò Ammaniti, un dialogo combattuto e fragile fra fratello e sorella.

 

La direzione de Il Nuovo Terraglio vuole esprimere ai familiari, ai colleghi e agli amici del celebre regista le più vive condoglianze.

 

Anna Maselli

 

Fonte: LA REPUBBLICA

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