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«Siamo bravi a costruire quello che va per mare, dalle gondole alle grandi navi da crociera. Parola del presidente Zaia che due anni fa, celebrando una nuova commessa per due navi da crociera a favore di Fincantieri, parlava apertamente di “un’eccellenza internazionale anche grazie a una veneta, come lo stabilimento di Marghera”. Quello stabilimento dove i lavoratori stranieri, soprattutto bengalesi o albanesi, vengono pagati 5 euro all’ora con dinamiche tipiche del caporalato». Così i consiglieri regionali Piero Ruzzante, Patrizia Bartelle e Cristina Guarda del coordinamento politico Veneto 2020, che nella giornata di oggi hanno depositato una interrogazione a risposta immediata chiedendo alla Giunta regionale di mettere in campo un’azione di prevenzione e contrasto del caporalato e dei fenomeni di corruzione presenti nel territorio della Regione.

 

«Sta emergendo anche la diffusione del consumo e dello spaccio di droga, le pastiglie a base di metanfetamine note come “droga di Hitler”, che gli operai sono costretti ad utilizzare per sostenere ritmi di lavoro folli. Un sistema marcio, fondato sull’esternalizzazione spinta anche delle attività connesse al “core business”. Le indagini degli inquirenti stanno scoperchiando un sistema di corruzione che ricorda, in piccolo, quello del Mose. La cosa che balza agli occhi – sottolineano i consiglieri – è che alla base di questo sistema, di cui la magistratura chiarirà i profili eventualmente rilevanti dal punto di vista penale, c’è una cosa antichissima e sempre attuale: lo sfruttamento dei lavoratori».

 

«Fatture false, corruzione e sfruttamento del lavoro: tre reati che sembrano in questo caso andare di pari passo. Non sarebbe la prima volta, si tratta di un sistema più diffuso di quel che si possa pensare. Con l’evasione fiscale e le buste paga false la società di turno ottiene i fondi neri, tramite cui pagare tangenti ed ottenere appalti o altri favori. Ecco a cosa serve il contante! Finalmente l’abbiamo capito. Ci guadagnano tutti, tranne i lavoratori pagati una miseria, con buste paga false, che spesso devono restituire soldi in contanti al caporale o al padroncino».

 

«È questa la forza della tradizione a cui faceva riferimento il presidente, quando parlava anche di “un successo scaturito dalla capacità delle maestranze”? Bene, caro Zaia, ecco a quali condizioni sono costrette le maestranze impiegate negli appalti Fincantieri, come da tempo denuncia la Fiom CGIL. Chiediamo a Zaia e alla sua Giunta di lasciare da parte la propaganda trionfalista e guardare in faccia la realtà, scopriranno un Veneto ben diverso da quello che raccontano nei loro comizi», concludono i consiglieri regionali.

«Una sentenza del Consiglio di Stato ha bocciato il bando da 303,5 milioni di euro per le mense ospedaliere, confermando così nostri sospetti: con quel bando Serenissima Ristorazione è riuscita ad ottenere il 95% della ristorazione ospedaliera del Veneto, di fatto un monopolio. Eppure un anno fa, interrogata su alcuni aspetti relativi al bando, la Giunta Zaia disse: è tutto a posto».
«Il consiglio Consiglio di Stato dichiara illegittimo il maxi-appalto della ristorazione ospedaliera veneta, annullando l’assegnazione di tre lotti su sei (gli altri salvati perché non oggetto di ricorso): è una sentenza che pesa come un macigno, su questa vicenda le responsabilità di Azienda Zero e della Giunta Zaia sono enormi. Ora vogliamo garanzie per il servizio e per i lavoratori, nel nuovo bando va assolutamente prevista la clausola sociale. C’è poi la questione delle cucine presenti negli ospedali veneti, ad esempio in quelli costosissimi fatti costruire coi project financing in epoca Galan, che evidentemente la Giunta Zaia ha deciso di lasciar vuote».
Così i consiglieri regionali Piero Ruzzante (Liberi E Uguali), Patrizia Bartelle (Italia In Comune), Cristina Guarda (Alessandra Moretti Presidente), commentando la notizia del bando di Azienda Zero bocciato dal Consiglio di Stato. Il valore complessivo del maxi-appalto, relativo al servizio di ristorazione negli ospedali del Veneto, era di 303,5 milioni di euro.

«È la conferma nella sostanza di quanto sostenuto in due interrogazioni rivolte alla Giunta regionale ben un anno fa – commentano Ruzzante, Bartelle, Guarda -. Così come formulato, infatti, il bando consentiva di attribuire tutta la ristorazione ospedaliera del Veneto nelle mani di un’unica azienda, in questo caso Serenissima Ristorazione. L’unica ad avere il centro di cottura indicato come requisito del bando e dal quale derivava l’attribuzione di un punteggio aggiuntivo.  Ricordo, tra l’altro, che il centro di cottura di Serenissima a Boara Pisani (PD) fu pagato proprio dalla Regione Veneto, come già denunciato dalla CGIL». Ruzzante è firmatario delle interrogazioni a risposta scritta n. 531 del 18 gennaio 2018 e n. 546 del 16 febbraio 2018, entrambe volte a chiedere spiegazioni alla Giunta regionale rispetto ai parametri di valutazione inseriti negli atti di gara per l’affidamento del servizio di ristorazione per le aziende sanitarie del Veneto.

«La Giunta Zaia – proseguono i consiglieri regionali – si è sempre difesa affermando che il bando garantiva “la massima partecipazione e concorrenzialità da parte del mercato” e aveva poi liquidato la questione richiamando la sentenza del TAR, oggi stravolta dal Consiglio di Stato». «Ma quale concorrenza? Il bando ha prodotto un monopolio, con il 95% della ristorazione ospedaliera del Veneto in mano a Serenissima Ristorazione. Bene venga la sentenza del Consiglio di Stato, che getta luce sulla vicenda, ma ora Zaia può cortesemente spiegare – concludono Ruzzante, Bartelle, Guarda – perché bando di gara, così come predisposto Azienda Zero e censurato dal Consiglio di Stato facendo riferimento alla figura dell’eccesso di potere, era tale da permettere alla ditta di Mario Putin, amico di lunga data dell’ex presidente Galan, di monopolizzare la ristorazione ospedaliera?».

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