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11 settembre: Il giorno della memoria, il tempo della speranza

1 minuti di lettura

Ci sono date che il tempo non riesce a cancellare, perché sono entrate per sempre nella coscienza dell’umanità.

L’11 settembre 2001 è una di queste. Quel giorno, il mondo conobbe il volto terribile dell’odio e vide infrangersi, insieme alle Torri Gemelle, una certezza che sembrava incrollabile.

Migliaia di vite furono spezzate; famiglie private dei propri cari, uomini e donne chiamati improvvisamente al sacrificio, persone comuni divenute soccorritori eroici e testimoni di una tragedia che avrebbe segnato la storia.

Oggi non ricordiamo soltanto le vittime dell’11 settembre: ricordiamo ogni vita innocente spezzata dalla violenza, ogni famiglia che ha conosciuto il dolore della perdita, ogni uomo e ogni donna che, di fronte alla tragedia, ha scelto di soccorrere anziché fuggire, di servire anziché arrendersi, di donarsi anziché pensare a sé.

La memoria autentica non è una celebrazione del dolore: è un impegno per il futuro.

Come Fondazione SPE SALVI FACTI SUMUS, sentiamo con particolare forza che la speranza non significa dimenticare il male, ma avere il coraggio di attraversare la memoria per costruire un mondo nel quale la dignità di ogni persona sia riconosciuta, promossa, custodita e difesa.

Dalle macerie può sorgere una responsabilità nuova; dal dolore può nascere una fraternità più grande; là dove l’odio vorrebbe innalzare muri, l’umanità deve tornare a costruire ponti.

A venticinque anni da quella ferita, il nostro pensiero va alle vittime, ai loro familiari, ai soccorritori, ai vigili del fuoco, alle forze dell’ordine e a tutti coloro che quel giorno offrirono la propria vita per salvare quella degli altri.

Non dimenticare significa scegliere: scegliere la pace, scegliere la dignità, scegliere la fraternità, scegliere la speranza.

Perché, anche quando la storia conosce le sue notti più oscure, l’uomo non cessa di essere chiamato a costruire l’alba.

Che la memoria delle vittime divenga seme di pace, che il loro ricordo divenga responsabilità, che il dolore dell’umanità non sia mai vano.

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