Dopo la morte di un uomo senza dimora, Silea rilancia un modello di accoglienza che unisce casa, relazioni e autonomia
SILEA (TV)– La morte di Gianluca Bessegato, 58 anni, senza fissa dimora e residente a Spresiano, trovato senza vita martedì 25 novembre in un fosso di via Cendon, ha riportato con forza l’attenzione su un’emergenza che attraversa l’intero territorio provinciale: quella abitativa. Un problema che, come ricorda la sindaca di Silea, Rossella Cendron, «è sotto gli occhi di tutti, anche nella nostra provincia» e che richiede risposte «strutturali, non solo interventi emergenziali legati alla stagione invernale».
“Gli alloggi non sono solo case: devono diventare progetti di vita”
Secondo la sindaca Cendron, l’emergenza casa nasce dall’incrocio fra fattori personali e dinamiche sociali più ampie: povertà crescente, aumento dei prezzi delle abitazioni, scarsità di alloggi disponibili. «Per affrontarla – afferma – servono politiche capaci di trasformare gli alloggi a disposizione del territorio in progetti di vita e inclusione, non semplici tetti sotto cui ripararsi».
È in questa direzione che si inserisce il lavoro avviato dal Comune di Silea negli ultimi anni, con un modello che mette al centro la cooperazione tra ente pubblico, terzo settore e comunità locale.
“Casa Solidale”: un modello di co-housing che funziona
Un esempio concreto è il progetto Casa Solidale, nato nel maggio 2024 grazie alla partnership tra il Comune di Silea e la Comunità Sant’Egidio Odv – sezione Veneto. L’iniziativa ha trasformato due alloggi Ater di proprietà comunale, situati a Cendon di Silea, in un luogo di co-housing destinato a persone in emergenza abitativa.
Da allora, circa dieci persone hanno trovato accoglienza e un percorso di accompagnamento personalizzato.
Il modello è basato su un equilibrio tra accoglienza e costruzione dell’autonomia. La Comunità di Sant’Egidio gestisce l’intestazione delle utenze e si occupa di interventi di socializzazione, aiuti alimentari ed economici, mentre il Comune – attraverso i Servizi sociali – segnala alla Comunità i casi più urgenti. L’arredamento degli alloggi è frutto di una collaborazione tra amministrazione e cittadinanza, attraverso raccolte fondi e donazioni.
Il progetto prevede inoltre il coinvolgimento di figure professionali qualificate, con l’obiettivo di sostenere percorsi di integrazione, favorire nuove relazioni e ridurre l’isolamento sociale.
Un progetto di vita, non solo di abitare
Il co-housing di Silea non è semplicemente un posto dove dormire: è un percorso graduale di autonomia, in cui la dimensione abitativa si intreccia con quella relazionale, economica e gestionale. Un’esperienza capace di contrastare non solo la povertà materiale, ma anche quella solitudine che, come ricorda la sindaca, spesso uccide più del freddo.
“Silea è un modello replicabile: serve una rete stabile e comunitaria”
«Le persone senza dimora non muoiono solo di freddo, ma di solitudine e marginalità cronica» sottolinea la sindaca Cendron. «La nostra è una piccola realtà, ma dimostra l’efficacia di un modello collaborativo che può essere replicato altrove. Servono progetti locali in grado di valorizzare gli enti del terzo settore e di garantire un reale accompagnamento all’abitare».
In un territorio dove l’emergenza abitativa è sempre più evidente, Silea tenta dunque di tracciare una strada: quella di una comunità che non si limita a gestire l’urgenza, ma costruisce percorsi duraturi di inclusione, restituendo dignità e possibilità a chi vive ai margini.
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