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Se non smaltite correttamente, le mascherine anti COVID che finiscono nei mari potrebbero creare un danno gravissimo all’ambiente. Rotary Club Venezia Castellana e CentroMarca Banca promuovono un’iniziativa per creare mascherine “sostenibili” con filtro biodegradabile (realizzate in Veneto)

 

Oggi, a causa della pandemia da Covid-19, tutto il mondo è obbligato ad usare mascherine protettive per difendere se stessi e gli altri dalla trasmissione di goccioline portatrici di virus che, anche molte persone asintomatiche, possono diffondere. Gli studi hanno indicato in 40 milioni le mascherine usate ogni giorno in Italia che, non essendo biodegradabili, se non smaltite correttamente, rimangono ad inquinare l’ambiente per centinaia di anni.

 

Un danno enorme va quindi ad aggiungersi alla situazione già precaria in cui si trovano i nostri mari e i nostri territori.

 

Appare abbastanza evidente che il tempo di Covid non può permetterci di ignorare la sostenibilità, la salvaguardia dell’ambiente e dei mari. Quindi, pur rimanendo imperativo l’uso dei mezzi di protezione personali contro la diffusione della pandemia, è opportuno e necessario mettere in atto azioni appropriate quali, ad esempio, il servirsi, il propagandare e il diffondere mascherine che siano riutilizzabili e biodegradabili.

 

Cosa possiamo fare noi personalmente?

La risposta è: evitare che il 35-40% delle 40 milioni di mascherine utilizzate ogni giorno in Italia finiscano permanentemente nelle nostre acque.

 

Per questo motivo il Rotary Club Venezia Castellana, e CentroMarca Banca Credito Cooperativo di Treviso e Venezia, si sono fatti promotori, in Veneto, dell’iniziativa “MASCHERINE SOSTENIBILI CON FILTRO BIODEGRADABILE” nell’ambito progetto mondiale Plastic Free Waters (OP-PFW) promosso da molti Rotariani e IYfroriani (rotariani aderenti alla fellowship IYFR – International Yachting Fellowship of Rotarians).

 

 

Mascherine sostenibili con filtro biodegradabile made in Veneto

A chilometro zero, essendo realizzate e confezionate da aziende venete, sono state sviluppate le prime mascherine tipo IYFR/PFW, al 100% morbido cotone, doppio strato, di diversi colori, lavabile, stirabile. Sono riutilizzabili a lungo, si adattano perfettamente al volto, sono regolabili e hanno una tasca interna per contenere un elemento filtrante, biodegradabile, sostituibile di volta in volta.

 

Queste mascherine, anche se complete di filtro, non sono presidi medici. Si tratta di mascherine di comunità, previste dall’Art 7 del DPCM 24 ottobre 2020, il cui uso (come quello delle mascherine chirurgiche) è consigliato in ambienti non fortemente contaminati, a basso rischio di contagio e in presenza di persone asintomatiche.

 

“Se questo filtro sfortunatamente dovesse essere disperso nell’ambiente si biodegrada in un tempo molto limitato e non andrà a creare un impatto ambientale disastroso come la mascherina chirurgica di polipropilene” fa sapere il prof. Franco Cecchi Coordinatore della Commissione Plastic-Free Waters del Rotary Club Venezia Castellana.

 

“Il Rotary è attento alla sostenibilità ambientale – afferisce il Presidente del Rotary Club Venezia Castellana Roberto Salin – e il nostro scopo è quindi quello di ridurre la rilevante percentuale delle mascherine chirurgiche non correttamente smaltite che, come ampiamente documentato, finisce in mare. ”

 

A sostenere il progetto CentroMarca Banca da sempre impegnata nella salvaguardia della salute delle persone e dell’ambiente in cui vivono.

“Crediamo fermamente a tutto ciò che direttamente o indirettamente contribuisce alla salvaguardia della salute delle persone e al bene del territorio. L’ambiente, lo sviluppo sostenibile, sono impegni prioritari che vogliamo assumerci per la cura del futuro – commenta il Direttore Generale di CentroMarca Banca Claudio Alessandrini – L’attività della nostra Banca è e deve essere sostenibile, sia in termini economici sia in termini valoriali. Crediamo fortemente nei valori dell’etica e della qualità. L’etica è fondamentale nei rapporti umani e nei rapporti professionali; la qualità è l’unica strada per prosperare nel lungo termine”, conclude il Direttore Generale di CMB.

Non solo una Banca, ma una istituzione Cooperativa dal forte valore sociale che nel corso degli ultimi anni si è fatta capofila di una serie di iniziative, in vari ambiti, per la sostenibilità e l’attenzione all’ambiente.

 

“Questa iniziativa attesta la nostra ferma volontà di provvedere al bene delle persone e alla sostenibilità dell’ambiente, entrambi valori imprescindibili che definiscono ciò che siamo: un partner che ambisce al cambiamento verso un futuro più consapevole e che desidera la crescita e la rigenerazione del territorio” conferma il Presidente di CentroMarca Banca Tiziano Cenedese.

 

 

Video Credits: BBC News

Si è tenuto lo scorso dicembre il webinar organizzato dalla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, per parlare di clima, prospettive del Recovery Fund (o Next Generation EU) e infrastrutture per la capitale.

 

Il dibattito si è rivelato un’interessante occasione di scambio sociale, economico e culturale su idee e progetti inerenti il piano infrastrutturale della città di Roma, con un’attenta analisi nell’ottica della sostenibilità. Di seguito alcuni spunti salienti sul nuovo assetto infrastrutturale della mobilità romana, nello spirito delle due ultime encicliche di Papa Francesco.

 

 

Uno sguardo su Roma

Roma è la città metropolitana italiana più popolosa, contando 121 comuni e 4.320.088 abitanti. Ogni giorno si calcolano circa 6.100.000 spostamenti, con un elevatissimo costo di congestione urbana.

Dal punto di vista tecnico-trasportistico, quali possono essere allora le soluzioni più adeguate per risolvere i problemi di mobilità e ambientali, che ormai da troppo tempo affliggono una delle città più belle e amate al mondo? Lasciando da parte ogni valutazione appartenente alla sfera politica, ci concentreremo piuttosto sull’accordo con la UE sul Next Generation UE.

 

 

In quanto Capitale della Repubblica, che ospita le Ambasciate di tanti Paesi e che comprende al suo interno uno Stato come la Città del Vaticano, Roma assume una caratteristica amministrativa e religiosa diversa da qualsiasi altra città d’Italia.
Per questo motivo può (e deve) rappresentare un esempio in termini di inclusione sociale e di rispetto dell’ambiente. L’occasione irripetibile è dettata dai fondi Next Generation EU, tenendo conto che – come ha ammonito il Consiglio Europeo – le due condizioni chiave per accedere alle sue risorse siano l’avvio concreto delle riforme e la reale capacità della spesa.

 

Quanto segue è una raccolta di dati e informazioni sull’assetto urbano, sui comportamenti dei cittadini di Roma Capitale e sulle conseguenze sul sistema trasportistico attuale, ripresa dallo studio condotto dalla Prometeo Engineering – realtà romana che svolge una consistente attività nel campo dell’ingegneria delle infrastrutture, con particolare attenzione alle opere geotecniche e in sotterraneo – al fine di comprendere il quale potrebbe essere l’effetto di possibili interventi migliorabili.

 

 

La popolazione di Roma Capitale

Roma Capitale è un territorio grande come quello di Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Catania e Palermo messi insieme. Per comprendere la genesi e la natura delle problematiche attuali a livello di mobilità, è fondamentale analizzare la distribuzione della popolazione sul territorio e la presenza di stranieri e del rispettivo reddito*.
I municipi più popolosi sono quelli dell’area Est. Questi hanno una popolazione che si aggira al di sopra dei 150.000 abitanti per municipio. Gli stranieri si collocano in percentuale abbastanza elevata (fino al 20% nell’area centrale e nell’area Nord di Roma) e sono coloro che vivono nelle famiglie particolarmente agiate presso cui lavorano. Vi è poi un alto numero di stranieri che vive autonomamente in alloggi nei municipi, con percentuali al di sopra del 15%.
I redditi più alti sono presenti nel primo e secondo municipio e anche nella zona Nord. C’è da notare che il reddito pro-capite dei Romani è di circa 31.000 Euro contro i 44.000 Euro dei Milanesi.

Il reddito degli stranieri per municipio è più basso nella zona Est e Ovest. In particolare la zona Est è popolata da stranieri con reddito molto basso.

 

 

Mobilità e infrastrutture urbane

La crisi economica degli ultimi cinque anni ha inciso profondamente sulla qualità della mobilità. Inoltre, il rafforzamento delle tendenze centrifughe ha spostato il baricentro verso l’esterno, mutando le caratteristiche distributive della mobilità.

Dei 6.100.000 spostamenti registrati su Roma, 4.500.000 (il 78%) sono generati dai residenti del Comune, mentre il 22% è costituito dai residenti nei 120 comuni della cintura limitrofa. Mentre i romani si muovono su Roma, questo 22% che vive nella cintura metropolitana penetra su Roma. Il mezzo più usato è l’automobile; in pochissimi usano l’autobus e i mezzi su ferro.
Ciò comporta un serio problema di congestione: si stima infatti che gli abitanti di Roma abbiamo perso 254 ore nel traffico* ponendo la nostra capitale al secondo posto al mondo, dopo Bogotà, per città in cui si trascorrono più ore nel traffico.

 

La congestione a Roma è elevatissima. Se paragonata a Parigi, solo il 16,6% dei suoi abitanti si muove con mezzi privati (contro il 65,5% di Roma). Oltre a ciò, il numero di cittadini che si sposta a Roma spende giornalmente 13 milioni di Euro in carburante, versando all’erario 9 milioni. Il costo annuo arriva pertanto a 3,5 miliardi.

 

Se pensiamo che su Roma sono presenti 2,3 milioni di auto su 3 milioni di abitanti, con una media di 1,3 per autovettura, è facile comprendere che la mobilità romana produca grossi danni ambientali. Roma vanta infatti una tra le più alte concentrazioni di CO2 nell’aria in Italia: attualmente 8,5 t pro-capite, contro le 7,7 della Lombardia e le 8 dell’Emilia. Tale valore solo tre anni fa era di circa 5 t con un trend in crescita che provoca evidenti danni ambientali.

 

 

Quali proposte?

Prima di avanzare una proposta, è necessario capire com’è distribuita la popolazione anche nell’ottica dell’inclusione e del rispetto ambientale e vedere come è attualmente organizzata la rete dei trasporti pubblici e la viabilità ordinaria.

A tal proposito, la Promoteo Engineering di Roma ha ipotizzato una strada da seguire.

 

Bisognerebbe chiudere l’anello ferroviario e realizzare nuove linee di tram di superficie soprattutto nell’area Est e nelle aree dove è presente la popolazione con reddito più basso.
L’area compresa all’interno dell’attuale anello ferroviario copre solo i 5% del territorio comunale e supporta il 50% del traffico urbano. Serve allora mettere a rete il sistema ferroviario, tramviario e delle metropolitane.
Per quanto riguarda la rete in sotterraneo, oggi Roma ha una sorta di X che serve ben poco a risolvere i problemi della mobilità. È necessario un potenziamento con la realizzazione della linea D, il completamento della linea C fino a Grottarossa e il prolunga-mento della linea B, B1 e A nelle due direzioni.

 

Bisogna intervenire inoltre sugli assi stradali che in alcuni casi oggi sono monchi e creano grossi problemi di penetrazione nell’anello ferroviario. Questi assi di penetrazione dovrebbero giungere a dei parcheggi scambiatori, ma anche a dei parcheggi che possano essere utilizzati in tutta l’area metropolitana. Bisogna poi risolvere i punti critici/nevralgici con rotatorie, sottopassi e altri interventi viabilistici, per evitare che i nodi nevralgici della città causino ingorghi e traffico congestionato lungo tutta la rete viaria cittadina.

 

La mobilità su gomma (prediletta dall’80% dei romani) è oggi fortemente penalizzata dalla sosta selvaggia. Per attenuare questo fenomeno, si possono realizzare parcheggi in superficie multipiano che possono essere acquistati dai cittadini che possiedono l’abitazione all’interno di Roma.
In tal caso, l’intervento può non impattare molto dal punto di vista architettonico ed estetico poiché si lascia la facciata originale, gli edifici vengono svuotati, per realizzare una struttura in calcestruzzo armato affidabile soprattutto dal punto di vista antincendio. Dal punto di vista finanziario, Società private e pubbliche possono avviare questo ambizioso progetto, dando la possibilità di accedere a mutui agevolati per chi vuole acquistare un posto auto pertinenziale in superficie.

 

Infine, l’utilizzo del sottosuolo. Benché sia una risorsa immensa dal punto di vista archeologico, deve essere considerata anche una risorsa per la realizzazione di infrastrutture che possono essere costruite all’interno di cameroni raggiungibili attraverso le consolari (per alcune di esse con l’interramento mediante gallerie per sole auto, all’interno di sezioni con altezza limitata che terminano in parcheggi).

 

 

Le piste ciclabili

Una volta che saranno risolti tutti i gravosi problemi di mobilità e di inquinamento finora evidenziati, ci si potrà dedicare a trascorrere del tempo in movimento, per esempio in bicicletta. Certo è che le piste ciclabili non possono essere la soluzione ai problemi evidenziati.
Il cittadino medio non è disposto a rinunciare alla propria comodità e all’agio offerto dal veicolo personale: per età, abitudini, obblighi lavorativi di abbigliamento, è impensabile per alcuni lavoratori passare alla bici come mezzo per recarsi al lavoro.

 

 

In conclusione

In attesa che a livello nazionale si capisca che l’alta velocità deve arrivare a Palermo se vogliamo un “Sud” a livello europeo, che il ponte di Messina in pochi mesi può aprire i cantieri, che senza le infrastrutture di supporto alle attività industriali, al terziario, al turismo, un Paese non cresce, Roma Capitale può attuare riforme e realizzare progetti come spesso in passato è stato fatto da menti illuminate, creando quella che conosciamo oggi: una città unica al mondo!

 

Seguendo i precetti della Dottrina Sociale della Chiesa e le Encicliche di Papa Francesco, è possibile donare a Roma un nuova occasione di rinascita.
Grazie all’art. 118 c2 della Costituzione Italiana e a una adeguata capacità progettuale di cui l’Italia è leader nel mondo, Roma Capitale potrebbe altresì attingere ai fondi del Next Generation EU per risolvere i problemi che l’attanagliano.

 

 


*Fonte dati: PUMS 2019, pubblicato da Roma Capitale

**Fonte: indice INRIX 2018

Sostenibilità, fede e artigianato: tre concetti fortemente connessi che devono orientare oggi l’operato dei diversi attori sociali.

 

Per avviare una riflessione su questa tematica, l’Associazione Premio Letterario Giuseppe Mazzotti, promotrice del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”, con Confartigianato Imprese Veneto e Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, in stretta collaborazione con la Diocesi di Vittorio Veneto, organizza l’incontro dal titolo Per la cura della Casa Comune. La “Laudato sì” e le sfide della sostenibilità.

 

L’appuntamento è questa sera alle 18.00 al Parco Gambrinus di San Polo di Piave (Treviso).

 

Inserito nel ricco programma delle iniziative collaterali al XXXVII Premio Gambrinus Giuseppe Mazzotti, si aprirà con i saluti di Roberto De Martin, presidente del prestigioso riconoscimento, Vendemiano Sartor, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana e Agostino Bonomo, presidente Confartigianato Imprese Veneto, e con il saluto di Monsignor Corrado Pizziolo, vescovo di Vittorio Veneto; quindi la parola passerà ai due relatori, Simone Morandini, teologo ed esperto di etica ambientale, e Ermete Realacci, fondatore di Symbola, network che riunisce personalità del mondo scientifico, accademico, istituzionale, associativo e imprenditoriale che promuovono azioni concrete, per aumentare la coesione sociale, il benessere e la competitività del Paese. Modererà l’incontro Don Alessio Magoga, direttore de L’Azione.

 

La Laudato sì e le sfide della sostenibilità. Conversazione al Parco Gambrinus di san Polo di Piave

La riflessione si svilupperà a partire dai contenuti fondamentali dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco (2015), un’analisi attenta dei legami fra clima e sviluppo, che esprime la profetica e attenta consapevolezza di un papa che accetta il consenso degli scienziati sui cambiamenti climatici, che dichiara la necessità di un’alleanza tra scienze e religioni per la cura dell’ambiente in cui siamo chiamati a vivere. 

 

Con questo appuntamento prosegue l’attenzione e la riflessione del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” verso l’ambiente e i cambiamenti climatici, dopo che lo scorso settembre ad Asiago (Vicenza) ha inaugurato un nuovo percorso, il progetto Mazzotti contemporaneo, volto a individuare personalità contemporanee che si spendono per invertire la marcia promuovendo comportamenti sostenibili.  

 

Per informazioni

Segreteria del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”
Tel. 0422.855609
[email protected]
www.premiomazzotti.it

CentroMarca Banca guarda al futuro riscoprendo le bellezze della cultura del passato
Il Museo Bailo di Treviso è stato il protagonista del terzo convegno riservato a Soci e Clienti di CentroMarca Banca sul tema nella finanza sostenibile. Una finanza capace di sviluppare un doppio vantaggio, quello sotto il profilo ambientale e quello relativo ai rendimenti. Le aziende quotate in borsa che si impegnano a migliorare lo stato delle cose presenti, attraverso un’economia sana, sono ben viste dal sistema finanziario, tanto da produrre rendimenti doppi rispetto a quelle tradizionali in quanto vanno a calmierare il rischio e a migliorare il futuro delle prossime generazioni.
“Il ruolo della nostra Banca va ben oltre la sua vocazione finanziaria. Sentiamo la necessità che tutte le nostre scelte siano prese con rigore e con la piena coscienza delle conseguenze che ne possono derivare sulla nostra comunità, ha dichiarato il Direttore Generale di CentroMarca Banca Claudio Alessandrini. – Vogliamo e dobbiamo sapere dove vanno a finire i nostri risparmi quando li investiamo. Perché attraverso l’investimento sostenibile e responsabile possiamo produrre un grande cambiamento. Una strategia che seleziona le imprese e le istituzioni in cui investire sulla base di criteri, sociali e ambientali e anche di buon governo. Per questa strategia abbiamo scelto di collaborare con Raiffeisen perché secondo noi rappresenta, con le sue linee di investimento, un valido esempio di attenzione a questi aspetti unito anche a importanti risultati economici”.
Solo attraverso la responsabilità del singolo si può raggiungere l’obiettivo globale di limitare il surriscaldamento del nostro Pianeta.
“Troviamo tante persone che si impegnano quotidianamente nel non acquistare plastica, nel differenziare nel comprare l’auto elettrica e poi paradossalmente i propri risparmi vanno a finire a quelle aziende che contribuiscono alla emissione di CO2, dalle quali partono tutti i drammatici cambiamenti che stanno avendo luogo. Da oggi c’è un nuovo modo di agire, la finanza sostenibile”, ha aggiunto Fabio Cappa di Raiffeisen Capital Management.

Operare all’insegna della sostenibilità

È necessario guardare al futuro mantenendo attiva una riflessione, uno studio e un confronto con il passato attraverso la cultura. Per questo motivo CentroMarca Banca, prima del Convegno organizzato in collaborazione con Bcc Risparmio & Previdenza di Iccrea, ha organizzato una visita guidata per i suoi ospiti all’interno il Museo Bailo di Treviso, ove troviamo alcune delle migliori opere dell’800 trevigiano. Quelle di Luigi Serena che ritrae l’animazione della vita cittadina, Guglielmo Ciardi, Arturo Martini e Gino Rossi, amici e colleghi dell’avanguardia trevigiana a Venezia e all’estero. Ma anche le opere di Nino Springolo e le bellezze dell’arte del post Seconda guerra mondiale in Veneto.
Un’iniziativa particolare quella di CMB che ha voluto essere un punto di trait d’union tra quello che le persone hanno fatto nel passato e quello che altre persone stanno facendo a beneficio delle generazioni future.
Sostenibilità è per noi un must – ha detto il Presidente di CentroMarca Banca Tiziano Cenedese. – Non è una parola nuova, è un modo di operare che ha un’anzianità di oltre 130 anni esattamente l’età della nostra Banca”.
Un convegno analogo si era svolta la scorsa settimana a Ca’ della Nave a Martellago e ha visto la partecipazione di Soci e Clienti particolarmente interessati.
“Crediamo fortemente di poter costruire il nostro futuro. Possiamo fare in modo che il futuro sia migliore della situazione attuale”, ha concluso il Direttore generale Claudio Alessandrini.

Una storia di eccellenza, dal Veneto per il mercato globale, in cui l’azienda Panotec di Cimadolmo, già proprietaria del primo brevetto per la produzione di scatole su misura, ha dato prova del suo know-how onorando il retaggio dell’ingegneria Made in Italy

 

Siamo nella Marca Trevigiana, a Cimadolmo, a due passi dal Piave. È qui che ieri, giovedì 10 ottobre, una delle tante eccellenze della nostra provincia ha dato prova di imprenditorialità e del suo spirito di innovazione, a misura di futuro.

 

L’azienda cimadolmese, già modello di riferimento nell’industria del packaging, ha presentato in anteprima mondiale la sua ultima novità, costata due anni di studi. Si tratta di OPERA, un capolavoro di tecnologia innovativa, con cui l’azienda di Cimadolmo si dice pronta a rivoluzionare il sistema di imballaggio tradizionale, con un’impronta green.

 

Con questa rivoluzionaria linea di imballaggio sarà infatti possibile produrre scatole su misura e 100% rispettose dell’ambiente, ottimizzando i volumi di spedizione e gli spazi che attualmente vengono riempiti con materiale plastico.

 

Tutto merito dell’innovativa intelligenza artificiale, combinata ad anni di esperienza nel settore, che ha reso possibile brevettare una macchina di straordinaria flessibilità e all’insegna dell’ecosostenibilità. Grazie alla scansione tridimensionale e a un alto grado di automazione, OPERA riesce in modo autonomo ad analizzare il componente da imballare, a posizionarlo e a costruirgli attorno una scatola del minimo volume necessario, riducendo gli sfridi quasi a zero.

 

In un mondo sempre più attento alla salvaguardia e alla sostenibilità ambientale, questa attenzione è un notevole sollievo per il nostro Pianeta.

 

Alla serata di presentazione ha partecipato anche il sindaco di Cimadolmo Giovanni Ministeri. Dopo essersi complimentato con i vertici aziendali per la loro straordinaria capacità di guardare al futuro, che da sempre rappresenta il valore aggiunto di questa azienda, ha speso un duro commento in merito al ruolo dello Stato nei confronti delle realtà brillanti e sinonimo di innovazione, come Panotec: “Chi pone un freno ai grandi inventori non è solo la burocrazia – e in Italia siamo bravi in questo – ma è anche il fatto che un imprenditore si ritrova da solo a combattere contro un mercato altamente competitivo, che dovrebbe invece dargli garanzie e protezione giuridica.

In questo caso lo Stato non esiste e lascia solo chi crea posti di lavoro e innovazione, rendendosi partecipe della sua innovazione solo a parole.

Ciò che è ancora più grave è che lo fa vivere nella solitudine, non lo appoggia e non lo aiuta nella ricerca. È indispensabile invece che le istituzioni valorizzino in maniera più incisiva il grande coraggio e lo spirito di innovazione degli imprenditori.

La burocrazia e il disinteressamento nel creare un sistema equo uccide l’impresa. Quante ditte sono fallite perché non aiutate giuridicamente dallo Stato? Uno Stato che non riesce a creare garanzie normative né a tutelare l’impresa, che rischia così ogni giorno di crollare. In tutto questo c’è però chi ancora oggi riesce a creare innovazione, rispecchiando in toto lo spirito di impresa italiano. Panotec, come altre realtà imprenditoriali del Veneto, è il fiore all’occhiello per cambiare questo sistema”.

 

Queste le parole di Giovanni Ministeri, cimadolmese solo d’adozione, ma che ha molto a cuore questo paesino, i suoi cittadini e imprenditori!

Ha fatto il suo ingresso in diocesi solo domenica, ma si è subito ritrovato con un’agenda fitta di impegni.

Il vescovo Michele Tomasi è giunto nel capoluogo trevigiano nella vigilia dell’anniversario della morte di Giuseppe Toniolo, fondatore della Settimana sociale dei cattolici italiani. Il tema scelto per il 2019 è quello dell’ecologia integrale, tema caro anche al nuovo vescovo altoatesino, che ha alle spalle anni di insegnamento di dottrina sociale della Chiesa.

 

Così, nella 33^ Settimana sociale dei cattolici trevigiani, il Seminario vescovile di Treviso è stato teatro e promotore di quattro eventi che hanno chiamato il pubblico a partecipare in dibattiti e riflessioni per salvaguardare la Terra, la nostra Casa comune.

 

Dettato dalla consapevolezza che il nostro Pianeta è oggi sempre più minacciato, il programma si è aperto lunedì 30 settembre con l’incontro “Laudato Sì, la Rerum Novarum del XXI secolo. Il compito che ci sta davanti”, cui sono intervenuti Monsiglior Gianfranco Agostino Gardin, amministratore apostolico di Treviso, e don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale sociale e del Lavoro.

 

Il giorno seguente, martedì 1° ottobre, si è parlato invece di cambiamenti climatici all’incontro “Interpellati dall’emergenza climatica”, affrontato da Matteo Mascia della fondazione Lanza.

 

 

Il vescovo ha introdotto l’incontro di lunedì 7 ottobre “La nostra responsabilità. Nuovi stili di vita nella Chiesa e nella società” e si è focalizzato sulla responsabilità privata dei cattolici rispetto ai cambiamenti climatici, conducendo una profonda riflessione sui comportamenti da adottare in vista dello sviluppo di una ecologia integrale.

“Per noi fedeli, che crediamo la natura voluta e data con l’uomo dentro, la conversione ecologica deve essere la base di ogni scelta”, ha detto Tomasi.

 

Insieme a lui ha preso parte al dibattito anche Cecilia Dall’Oglio, coordinatrice di Gccm – Global Catholic Climate Movement (Movimento cattolico globale per il clima) per Italia ed Europa.

 

 

Sala Longhin si è presentata gremita di gente anche nella serata conclusiva di ieri, martedì 8 ottobre, dal titolo “Economia, sviluppo e sostenibilità”.

 

Anche questo incontro è stato arricchito dalla presenza del vescovo, che ha dialogato insieme a Giorgio Santini, presidente di Asvis Veneto e a Paolo Ermano, docente di Economia all’università di Udine.

 

Questo appuntamento di chiusura, in collaborazione con l’associazione “Partecipare il presente”, si è incentrato sul tema della sostenibilità.

 

Per la Chiesa l’ecologia integrale è un argomento molto importante, come ampiamente trattato anche nella meravigliosa Enciclica Laudato Sì scritta da Papa Francesco. Un argomento che sta particolarmente a cuore anche alla città di Treviso, e la numerosa partecipazione agli eventi promossi nella 33^ Settimana sociale dei cattolici trevigiani ne è stata la prova.

È stato posizionato questo pomeriggio alla scuola primaria Povoledo (in via Asseggiano, 163 a Mestre) il “camino cattura CO2”, quale premio per l’impegno di sostenibilità dimostrato nel corso dell’anno con il progetto “La mia Scuola va in Classe A”, finanziato dal PON Metro 2014-2020, Asse 2 – Mobilità lenta.

 

Lo stesso verrà fatto anche negli altri plessi coinvolti, mercoledì 6 giugno alle ore 10 alla Calamandrei e alle 15.45 alla Querini e venerdì 8 alle ore 10 alla Filzi.

 

Si tratta dell’ultima iniziativa, prima della chiusura delle scuole, del progetto “La mia Scuola va in Classe A”, che nel corso di questo secondo anno di attuazione ha realizzato da un lato numerose attività di sensibilizzazione al cambiamento della mobilità scolastica (“Modal Split”, il Decalogo del ciclista-pedone-scuolabus, la lavagna partecipata al Green Mile, “A Scuola con gli Amici” e “Bike To School”), e dall’altro diversi interventi di riqualificazione, decisi insieme alla comunità scolastica e agli uffici tecnici del Comune di Venezia, tra i quali l’arretramento della recinzione per creare spazi per tutti, la sistemazione di incroci e la realizzazione di marciapiedi.

 

Il progetto verrà replicato, a partire dal prossimo settembre, con altre scuole primarie di Venezia con i fondi del “Programma Sperimentale Nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro”: parallelamente a questo nuovo percorso continuerà il monitoraggio con le scuole coinvolte finora.

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