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“Un grande e sentito in bocca al lupo a tutti i sindaci eletti. Auguro loro indistintamente di fare il meglio e che tutti ottengano grandi risultati in maniera che i cittadini possano avere sul territorio quello che si meritano”.

 

All’indomani della chiusura dei seggi dei ballottaggi in diversi comuni veneti, è l’augurio del presidente della Regione del Veneto Luca Zaia ai primi cittadini neoeletti, espresso oggi a Jesolo a margine dell’inaugurazione del nuovo percorso attrezzato di riabilitazione cardiologica dell’ospedale.

 

“Oramai siamo fuori dalla campagna elettorale, le elezioni sono finite, quindi i miei auguri sono veramente e sinceramente per tutti i primi cittadini che si accingono a guidare il loro comune, un lavoro difficile quasi una missione.  Quello più sentito è che da oggi si possa essere tutti buoni amministratori, i sindaci di tutti indipendentemente dalla casacca con la quale si è corso. Alla fine di tutto, a vincere devono essere sempre i cittadini che sono i nostri azionisti di riferimento e per farlo devono essere soddisfatti dell’operato di chi li amministra, ottenendo sul territorio le giuste risposte”.

La missiva è partita questa mattina e contiene le 10 richieste presentate a Governo e Parlamento, sottoscritte dai primi cittadini della Marca Trevigiana per l’autonomia finanziaria degli enti locali

Comuni al collasso, la piattaforma con le 10 richieste allo Stato dell’Associazione Comuni della Marca Trevigiana, firmata e sottoscritta dai primi cittadini della nostra provincia, è stata inviata questa mattina (mercoledì 5 dicembre) al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria, al Ministro degli Affari regionali Erika Stefani, al Ministro per i Rapporti con il Parlamento e la Democrazia diretta Riccardo Fraccaro, ai sottosegretari Massimo Bitonci e Massimo Garavaglia, al Prefetto di Treviso Maria Rosaria Laganà, ai parlamentari trevigiani, al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia e al Presidente della provincia di Treviso, Stefano Marcon.

 

I contenuti della piattaforma sono già stati divulgati e sono noti. I Comuni trevigiani chiedono:

– la concreta attuazione del “federalismo dei costi standard”;

– la restituzione ai Comuni della “piena autonomia nel governo della leva fiscale”;

– l’aggiornamento del catasto in tutto il territorio nazionale (per avere basi imponibili realistiche);

– l’effettiva liberalizzazione degli avanzi di bilancio e la revisione di tutti quei “meccanismi bizantini” che impediscono l’utilizzo degli spazi finanziari pur in assenza di debito;

– la soppressione del sistema della Tesoreria Unica;

– la possibilità per i Comuni del ricorso all’indebitamento per investimenti di messa in sicurezza del proprio territorio;

– lo sblocco del turnover e la possibilità di nuove assunzioni su base concorsuale;

– una reale semplificazione legislativa per abbattere la “giungla normativa” vigente che ingessa l’azione amministrativa dei Comuni.

 

 

Ora la parola spetta al Governo e al Parlamento. Si sta discutendo la legge di bilancio e i sindaci trevigiani si aspettano provvedimenti concreti.

 

Nella lettera accompagnatoria, i Comuni della Marca Trevigiana chiedono «risposta affinché essi possano conservare un minimo di operatività dopo gli anni della cosiddetta “spending review”, il famigerato taglio della spesa a invarianza dei servizi, che si è rivelato un ossimoro amministrativo involontariamente comico nella sua pretesa e disastroso negli effetti: la riduzione dei diritti dei cittadini ad avere strade sicure, edifici scolastici a norma sismica, sostegno sociale negli anni della crisi e via elencando».

 

«Rifinanziare gli enti locali avrebbe due implicazioni positive – spiega la presidente Mariarosa Barazza -: investire in sicurezza su strade, ambiente e scuole, creare posti di lavoro reali e mettere le ditte che lavorano per il pubblico nelle condizioni di assumere. Ci aspettiamo che vengano accolte anche le altre richieste, tutte essenziali per la sopravvivenza dei nostri enti, in particolare la possibilità per i Comuni di assumere personale. Desideriamo vedere, a monte, un cambio di mentalità con il riconoscimento del ruolo dei Comuni nella nostra Repubblica. I Comuni pre-esistono allo Stato italiano: va maturata la consapevolezza in chi ci governa, tanto a Roma quanto a Venezia, che accogliendo le richieste dei comuni si danno risposte ai cittadini e che quindi il tema del ridare loro operatività va messo nelle priorità politiche del Paese».

 

«Nei sei anni che vanno dal 2011 al 2017, lo Stato con i tagli ai Comuni ha risparmiato soli 9 miliardi di euro, cioè una media di un miliardo e mezzo all’anno. Ne valeva la pena? – si chiede il sindaco di Montebelluna Marzio Favero, referente del Gruppo Finanza Locale dell’Associazione -. È evidente che la riattivazione dei trasferimenti ai Comuni, meglio se alla luce della spesa standard rispetto a quella storica, come stabilito dalla non attuata legge 42/2009, non sconvolgerebbe l’impianto della finanziaria e, anzi, la migliorerebbe proprio nelle misure rivolte alla crescita sollecitate dall’Europa, poiché gli enti locali potrebbero tornare alla spesa d’investimento per strutture e infrastrutture, contribuendo così a rimettere in moto il comparto delle costruzioni, che è quello che maggiormente ha sofferto negli anni della stagnazione».

 

Cosa si aspettano i sindaci trevigiani da questo Governo?

«Si aspettano per prima cosa una grande sensibilità sul tema dell’autonomia in generale e comunale in particolare – risponde il sindaco di Codognè Roberto Bet -. I Comuni da anni subiscono provvedimenti economico-finanziari che vanno in direzione opposta a quella dell’autonomia. È stato fatto un primo passo con l’inserimento nella legge di bilancio dello sblocco delle tariffe e delle aliquote, ma è ancora un piccolo avanzamento rispetto alle modifiche necessarie per dare autonomia finanziaria ai Comuni: i soldi devono restare ai cittadini sul territorio in modo che ci sia maggior controllo sulle decisioni di spesa e maggiore responsabilità da parte di chi, come noi amministratori locali, ha l’onere delle decisioni di spesa».

 

«In questa fase di interlocuzione con l’Europa, il Governo deve capire che i Comuni sono quel livello istituzionale-amministrativo che può dare la spinta in avanti più forte al Paese per evitare che finisca in recessione e, al contrario, incentivare la crescita – ragiona Pieranna Zottarelli, sindaca di Roncade – . Le necessità dei Comuni sono a supporto delle imprese e quindi a favore della crescita. I soldi che noi chiediamo indietro sono già dei Comuni, perché è con i nostri soldi che alimentiamo il Fondo di Solidarietà. E sono risorse destinate a migliorare le infrastrutture, a cominciare da quelle stradali, e dunque a far ripartire gli investimenti, che sono crollati negli ultimi anni con conseguenze negative anche sulle imprese locali. Da questo Governo ci aspettiamo autonomia, che fa rima con solidarietà e responsabilità: responsabilità nello sviluppo, che dovrà essere sostenibile e sempre più “verde”; e solidarietà al nostro territorio, visti i danni derivanti dal mal tempo, e risposte concrete per i nostri giovani. Il Veneto è già proiettato in Europa e quindi bisogna che anche i Comuni veneti vengano ascoltati».

La CNA si unisce all’Associazione dei Comuni della Marca Trevigiana nell’appello ai parlamentari trevigiani a farsi carico delle istanze degli enti locali trevigiani

 

«La battaglia dei sindaci è sacrosanta: bloccando la capacità di spesa dei Comuni si blocca lo sviluppo locale. E chi getta sul lastrico i Comuni, getta sul lastrico le imprese. Le ripercussioni della stretta finanziaria agli enti locali trevigiani, hanno colpito pesantemente le imprese, e non da oggi».

 

Giuliano Rosolen, direttore di CNA territoriale di Treviso, si unisce ai primi cittadini della Marca nell’appello ai parlamentari eletti sul territorio a farsi carico delle 10 richieste per una migliore finanzia pubblica elaborate dall’Associazione Comuni della Marca Trevigiana.

 

«O riusciamo ad avere un ambiente competitivo, infrastrutturato e con servizi adeguati, oppure l’economia locale è destinata a correre seri rischi – continua il direttore della CNA -. I nostri Comuni devono poter tornare a investire in sicurezza idrogeologica del territorio, nella manutenzione del proprio patrimonio edilizio e dei beni collettivi, nella realizzazione di strade e altre opere pubbliche, nella riqualificazione delle periferie urbane. Bene fanno i sindaci a chiedere con forza allo Stato di rivedere tutti i meccanismi che negli ultimi anni hanno svuotato gli enti locali della loro autonomia decisionale e finanziaria e compresso all’inverosimile la loro capacità di spesa».

 

«La competitività delle nostre imprese è fortemente legata alla competitività del nostro sistema territoriale – conclude Giuliano Rosolen -. Non possiamo chiedere al privato lo sforzo grande di rimanere competitivo nel mercato globale a beneficio della nostra economia e del benessere generale, se chi deve fare la propria parte per concorrere a costruire un ambiente amico dell’impresa viene privato delle risorse per farlo».

Questa mattina a Treviso c’è stato l’incontro promosso dall’associazione Comuni della Marca Trevigiana

 

Un cahier de doléance articolato in 10 corposi punti: è quanto hanno presentato stamattina i sindaci della Marca Trevigiana ai parlamentari eletti sul territorio. L’appello è perentorio: gli enti locali trevigiani sono al collasso, bisogna intervenire subito, già con l’imminente Legge di Bilancio.

 

L’iniziativa – ci tengono a precisare i primi cittadini di Marca – ha carattere “sindacale”, non è da leggersi come provocazione politica, tanto che è trasversalissimo il fronte dei sindaci che denunciano i reiterati abusi dello Stato sugli enti locali.

 

All’incontro si sono presentati gli onorevoli Raffaele Baratto, Sonia Fregolent e Angela Colmellere.

«Il confronto con i parlamentari del territorio è indispensabile perché si facciano carico delle criticità e delle problematiche dei Comuni e dei nostri cittadini – afferma Mariarosa Barazza, presidente dell’associazione Comuni della Marca Trevigiana -. Se vengono liberate le risorse dei nostri enti, riusciremo a migliore i servizi alle persone, fare più investimenti e creare più sviluppo locale. È una battaglia trasversale per restituire quell’autonomia ai Comuni che negli anni è stata fortemente limitata, per difendere il rispetto delle regole e richiamare lo Stato alla necessità di tale rispetto. Dispiace che di 9 parlamentari del nostro territorio, solo 3 fossero presenti all’incontro. Ci auguriamo che anche gli altri si facciano carico delle istanze presentate».

 

Si legge nel documento consegnato ai parlamentari: “L’opinione pubblica deve essere informata del fatto grave che la capacità di azione dei Comuni è ormai gravemente compromessa sia nella spesa di investimento per strutture e infrastrutture, sia nella spesa corrente per servizi (cultura, sociale, scuola, ecc.) a causa del taglio dei trasferimenti dallo Stato agli enti locali (eppure si trattava di modestissime restituzioni) e del patto di stabilità – oggi definito, in modo fuorviate, come “pareggio di bilancio”, poiché quando non si riesce a cambiare le cose, si mutano i nomi”.

 

Tra le richieste avanzate:

– la concreta attuazione del “federalismo dei costi standard”; la restituzione ai Comuni della “piena autonomia nel governo della leva fiscale”;

– l’aggiornamento del catasto in tutto il territorio nazionale (per avere basi imponibili realistiche);

– l’effettiva liberalizzazione degli avanzi di bilancio e la revisione di tutti quei “meccanismi bizantini” che impediscono l’utilizzo degli spazi finanziari pur in assenza di debito;

– la soppressione del sistema della Tesoreria Unica;

– la possibilità per i Comuni del ricorso all’indebitamento per investimenti di messa in sicurezza del proprio territorio;

– lo sblocco del turnover e la possibilità di nuove assunzioni su base concorsuale;

– una reale semplificazione legislativa per abbattere la “giungla normativa” vigente che ingessa l’azione amministrativa dei Comuni.

 

A coordinare l’iniziativa, è stato il sindaco di Montebelluna Marzio Favero: «Bene fa Zaia a rivendicare alla Regione Veneto l’esercizio di tutte le competenze possibili e con la stessa forza si deve porre il problema dell’autonomia dei Comuni. L’art. 114 della Costituzione, così come modificato nel 2001, rende i Comuni enti equi-ordinati e non subordinati allo Stato».

 

L’autonomia degli enti locali, ormai, è ridotta al lumicino.

«In cinque anni – elenca il sindaco di Montebelluna – i Comuni si sono visti azzerare i finanziamento statali, sottrarre gli introiti dell’Imu, bloccare  le assunzioni di personale, e hanno subito tutti meccanismi che conosciamo relativi all’avanzo di amministrazione che li hanno messi definitivamente in ginocchio. I Comuni sono enti di base che danno risposte ai cittadini: è drammatico che oggi non abbiamo le risorse per fare manutenzioni ordinarie alle infrastrutture, per mettere a norma antisismica gli istituti scolastici, per riqualificare gli impianti sportivi, per i servizi di base».

 

Favero incalza: «C’è un diritto all’autonomia sancito dalla Costituzione anche per gli enti locali, un tema eluso finora, che oggi va rimesso al centro del dibattito politico. Anche perché ormai i Comuni, dopo anni di sacrifici, sono arrivati al punto di rottura».

 

«La nostra piattaforma di rivendicazioni – ribadisce il primo cittadino di Montebelluna – non è da intendersi come una provocazione politica ma come un appello alla responsabilità perché i cittadini che pagano le imposte hanno il diritto di vedersi garantiti i servizi di base. È oggi inaccettabile che si chiedano sacrifici ancora agli enti locali: la loro parte l’hanno già fatta e hanno diritto a vedersi riconosciuta l’autonomia finanziaria indispensabile per garantire i servizi base ai cittadini».

 

Per Favero «il riconoscimento dell’autonomia locale è più importante del reddito di cittadinanza e di altri temi che occupano l’agenda del governo in questo momento, altrimenti vale il vecchio detto latino: “Nemo ad impossibilia tenetur”, nessuno è tenuto a fare cose impossibili, che vale come principio giuridico: se lo Stato non è in grado di riconoscere ai Comuni le risorse minime abbia almeno la decenza di sollevarci da responsabilità civili e penali.»

 

L’associazione Comuni ha colto l’occasione per chiedere ai parlamentari di assicurarsi che il procedimento di restituzione dei 24 milioni di euro ai 44 Comuni trevigiani, frutto del ricorso vinto al Consiglio di Stato,  si concluda in tempi rapidi.

Quasi un miliardo di euro. A tanto ammonta il ‘tesoretto’ che, come ha certificato una analisi dell’Università Ca’ Foscari, Unioncamere e Anciveneto, i Comuni veneti hanno accumulato negli anni con gli avanzi di amministrazione bloccati e che oggi, in forza di recenti sentenze innovative della Corte Costituzionale, potrebbe essere investito in opere pubbliche e di manutenzione. Risorse che, rimesse in circolo, genererebbero un aumento dell’occupazione, una crescita del Pil regionale e maggiori entrate fiscali per lo Stato. “Il problema – spiega Simonetta Rubinato, presidente di Veneto Vivo, associazione che su questo tema ha organizzato un incontro in programma domani, sabato 7 luglio, a San Biagio di Callalta (inizio ore 9.30, Sala consiliare in piazza Tobagi) – è che la politica e la burocrazia centrali non sembrano propensi a adeguarsi alla interpretazione delle norme espressa dai giudici costituzionali in senso favorevole agli enti locali più virtuosi. Per questo abbiamo voluto approfondire la questione a favore delle nostre comunità locali e pensiamo che sia possibile oggi, con un atto di coraggio e responsabilità da parte degli amministratori, cogliere l’assist della Corte Costituzionale per utilizzare da subito queste risorse per realizzare investimenti sui territori dove sono state prodotte”.

 

Veneto Vivo, associazione libera, civica e apartitica che vuole dare voce a quanti aspirano all’autogoverno del Veneto, intende quindi avanzare delle proposte concrete per incoraggiare i nostri sindaci e amministratori locali ad impegnare da subito gli avanzi di amministrazione, approvando una apposita delibera nei rispettivi Consigli comunali, che aiuti a superare i legittimi timori anche dei responsabili finanziari degli enti. “Sono in gioco – osserva Simonetta Rubinato – valori quali l’autonomia finanziaria dei Comuni e i principi di una sana gestione delle risorse pubbliche e avere dalla nostra parte i giudici della Corte Suprema, che hanno sancito il principio della piena disponibilità da parte degli enti locali di utilizzare l’avanzo dopo l’approvazione del rendiconto (quindi dopo il 30 aprile scorso), è un fatto nuovo e importante che va sfruttato per lo sviluppo delle nostre comunità”.

 

L’argomento sarà oggetto di un confronto pubblico tra Luca Antonini, costituzionalista, Mauro Bellesia, dirigente ed esperto contabilità enti pubblici, Luigi Iacono, già segretario comunale. Dopo il saluto del sindaco ospitante Alberto Cappelletto, l’incontro sarà introdotto da Simonetta Rubinato, mentre le conclusioni saranno affidate al vice presidente di Veneto Vivo, Luca Ferrazzoli.

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