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La prima della “Tosca” di Puccini è stato il primo spettacolo italiano ad essere andato in scena a meno di 24 ore dall’ultimo Dpcm che sospende l’apertura dei teatri

 

In ottemperanza al nuovo dpcm che sospende gli spettacoli aperti al pubblico nelle sale teatrali in cartellone fino al prossimo 24 novembre, l’attesissima serata di inaugurazione della stagione 2020 del Teatro Stabile del Veneto si è svolta in diretta streaming grazie alla piattaforma Backstage.

 

A collegarsi online per assistere alla prima della “Tosca” di Giacomo Puccini sul palco del Del Monaco di Treviso sono stati oltre duemila spettatori.

Un “sold out” che ha premiato la decisione del Teatro Stabile del Veneto e del Comune di Treviso di non annullare la rappresentazione, bensì di andare in scena e inaugurare la stagione del Del Monaco davanti a una platea virtuale che ha seguito lo spettacolo in diretta da casa sul sito o su Backstage, la piattaforma digitale del Teatro Stabile Veneto nata proprio nei mesi di lockdown grazie anche all’agenzia trevigiana NEREIDA, che solo nelle ultime ore ha raccolto 800 registrazioni di utenti.

 

Completamente gratuita per gli utenti, a cui viene richiesta la sola registrazione al primo accesso, con un layout moderno e intuitivo la piattaforma Backstage offre al pubblico la possibilità di interagire con i contenuti digitali esprimendo il proprio gradimento con like, commenti e creando playlist personalizzate.

 

Numerosi infatti i pollici all’insù e i commenti lasciati dal pubblico virtuale per l’esibizione, interazioni a dimostrazione di vicinanza che sono valsi come calorosi applausi dalla platea per gli artisti che ieri sera sono saliti sul palco del Del Monaco di Treviso in tutta sicurezza.

 

Sul palco il trevigiano Fabio Sartori, nei panni di Mario Cavaradossi, la giovane e promettente soprano bellunese Chiara Isotton, a prestare la voce a Tosca, e il baritorno brindisino Claudio Sgura nel ruolo del barone Scarpia.

 

 

Vendita biglietti per gli spettacoli in cartellone

Presentato il cartellone della stagione ottobre-dicembre del Teatro Mario Del Monaco, a partire da venerdì 16 ottobre le biglietterie sono aperte al pubblico su prenotazione per la vendita dei biglietti. Per gli spettacoli in programma nel 2020, infatti, non sono previsti abbonamenti.

Dal 16 al 30 ottobre, la vendita dei biglietti è riservata esclusivamente agli abbonati della stagione 19/20.

A partire dal 3 novembre, invece, la vendita sarà aperta anche ai non abbonati, in biglietteria e online (https://www.teatrostabileveneto.it/rinnovo-abbonamenti/).

A seguito del nuovo dpcm che sospende gli spettacoli aperti al pubblico nelle sale teatrali a partire dal 26 ottobre, la serata di inaugurazione della stagione 2020 del Teatro Mario Del Monaco con la rappresentazione della “Tosca” di Giacomo Puccini sarà trasmessa esclusivamente in streaming sulla piattaforma Backstage del sito del Teatro Stabile del Veneto, sviluppata dall’agenzia trevigiana NEREIDA 

 

A 120 anni esatti dalla prima esecuzione di Tosca con il debutto di Enrico Caruso sul palcoscenico trevigiano, questa sera alle ore 20.00 il Comune di Treviso e il Teatro Stabile del Veneto alzano il sipario sulla stagione 2020 del Teatro Mario Del Monaco, portando in scena una nuova rappresentazione in forma di concerto della celebre opera di Giacomo Puccini.

 

Una festa per la città che segna il ritorno sul palcoscenico di casa di una star trevigiana, il tenore Fabio Sartori nel ruolo di Cavaradossi. A vestire i panni del barone Scarpia e della protagonista Floria Tosca saranno rispettivamente Claudio Sgura e la bellunese Chiara Isotton. Dirigerà l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta e concerterà l’opera il maestro Francesco Lanzillotta, uno dei principali direttori italiani della sua generazione, già direttore musicale del Macerata Opera Festival. I cori saranno il Coro di Voci bianche dell’Istituto Manzato diretto dal maestro Livia Rado e il Coro Insieme Corale Ecclesia Nova diretto dal maestro Matteo Valbusa.

 

Un po’ di storia

Strutturata in tre atti, Tosca è riconosciuta come l’opera più drammatica di Puccini, ricca com’è di colpi di scena che tengono lo spettatore in costante tensione. La prima rappresentazione avvenne al Teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900, mentre a Treviso debuttò il 23 ottobre dello stesso anno con Enrico Caruso nel ruolo di Cavaradossi al fianco della giovane e promettente soprano Ada Giachetti (cugina di Flora, madre di Mario Del Monaco) nel ruolo di Floria Tosca. Il libretto di Giuseppe Giocosa e Luigi Illica deriva dal dramma La Tosca di Victorien Sardou, rappresentato per la prima volta il 24 novembre 1887 al Théatre de la Porte-Saint-Martin di Parigi.

 

 

La trama

L’opera è ambientata a Roma, nel giugno nell’Ottocento: la napoleonica repubblica romana è appena stata abolita e sono in corso rappresaglie nei confronti degli ex repubblicani. Fra questi Cesare Angelotti, già console della Repubblica che, evaso da Castel Sant’Angelo, trova rifugio nella Chiesa di Sant’Andrea della Valle. Qui incontra il suo amico pittore Mario Cavaradossi che gli assicura aiuto e collaborazione. Il colloquio fra i due è interrotto dal sopraggiungere della cantante Floria Tosca, amante del pittore, che si lascia andare ad una scenata di gelosia perché si accorge che il volto di Maria Maddalena, che Mario sta dipingendo, è quello della marchesa Attivanti. Dopo essere stata rassicurata dal pittore, Tosca lascia la chiesa e i due amici fuggono via.

 

Il resto della storia si sviluppa intorno al personaggio del barone Scarpia, capo delle Guardie Pontificie, il quale, venuto a conoscenza dell’intesa fra il fuggiasco e il pittore, ordisce una trappola per conseguire il duplice obiettivo di sedurre Tosca e catturare Angelotti. Fa dunque arrestare Cavaradossi con l’accusa di cospirazione e poi costringe Tosca, con la promessa di un salvacondotto per il suo amato, a promettersi a lui ed a rivelare il nascondiglio di Angelotti. Tosca cede al ricatto ma, non appena ottenuto il documento, estrae un coltello ed uccide Scarpia. Corre dunque a salvare il suo amato ma giunge tardi perché, nel frattempo, Mario è stato fucilato. Colta dalla disperazione, Tosca si toglie la vita gettandosi nelle acque del Tevere.

 

I momenti più intensi del melodramma pucciniano sono contenuti nelle arie “Vissi d’arte”, nel II atto, e “E lucevan le stelle”, nel III. In “Vissi d’arte”, romanza divenuta celebre, si coglie la poetica disperazione e lo smarrimento di Tosca che, sotto l’atroce ricatto di Scarpia, si scopre incapace di concepire e di comprendere tanta cattiveria e si rivolge a Dio con toni di supplica ma anche di risentimento: “Vissi d’arte, vissi d’amore, non feci mai male ad anima viva!… Nell’ora del dolore, perché, perché Signore, perché me ne rimuneri così?”.

 

Gli interpreti

Mario Cavaradossi sarà interpretato dal trevigiano Fabio Sartori, che già nel 2019 aveva celebrato la riapertura del Teatro Comunale di Treviso e aperto l’Autunno Musicale come protagonista del Gala di riapertura del Teatro Comunale. Tenore di fama internazionale, debutta nel 1996 ne La Bohème alla Fenice e nel 1997 prende parte al Macbeth alla Scala (M° Riccardo Muti) per l’inaugurazione della stagione e poi alla Messa da Requiem. Nella stagione 1997 – 1998 inaugura La Fenice e il Comunale di Bologna con Simon Boccanegra e Don Carlo, titolo con cui nello stesso anno debutta a Parma. Nel 1999 debutta a Berlino (M° Claudio Abbado) con Simon Boccanegra e anche a Vienna e Chicago. Negli anni successivi la carriera si consolida e apre il repertorio ai ruoli tenorili più celebri dai grandi titoli donizettiani fino a Pagliacci, senza mai trascurare il suo amore per i capolavori verdiani. È ospite dei principali teatri e nel 2018 inaugura con Attila la Scala, teatro con cui ha un sodalizio artistico intenso: partecipa alle celebrazioni dell’anno verdiano con Oberto, alle produzioni di Foscari, Boccanegra, Attila, Don Carlo, Tosca, Aida, Masnadieri e alle tournée (Buenos Aires Messa da Requiem, Mosca, Taipei e Seoul Boccanegra e Savonlinna Masnadieri).

 

Tosca avrà la voce di Chiara Isotton, giovane e promettente soprano bellunese che, diplomatasi al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia perfezionandosi con William Matteuzzi e Roberto Scandiuzzi e frequentando i corsi dell’Accademia Chigiana con Renato Bruson e nel 2009 a Treviso le Masterclasses di Regina Resnik e Maria Chiara, nel 2013 risulta fra i vincitori del Concorso di Spoleto che le consente di esibirsi nell’estate al Festival dei Due Mondi e debuttare in Tosca. Nello stesso anno entra a far parte dell’Accademia di perfezionamento del Teatro alla Scala dove debutta in Teatro come Sacerdotessa nell’Aida diretta da Zubin Mehta ed Alisa nella Lucia di Lammermoor diretta da Stefano Ranzani. Nel giugno 2015 si diploma all’Accademia e a settembre ritorna a Spoleto interpretando Mimì ne La bohème.

 

Claudio Sgura, invece, interpreterà il terzo ruolo principale, quello del barone Scarpia: baritono brindisino, classe 1974, ha al suo attivo esibizioni nei più importanti teatri al mondo, come il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro Municipale di Piacenza, l’Astana Opera, il Verdi di Trieste, il Regio di Parma, la Norske Opera di Oslo, l’Opera di Vienna, la Royal Opera House di Londra, l’Opera di Zurigo, di Parigi, di Roma e il San Carlo di Napoli.

 

Tra gli altri interpreti: Alex Martini sarà il sagrestano, Andrea Pellegrini sarà Cesare Angelotti, Francesco Tuppo sarà Spoletta, Hazar Mürşitpınar sarà Sciarrone e Luca Scapin un carceriere.

 

 

Per seguire l’evento cliccare qui.

In occasione del 160° anno dalla nascita di Giacomo Puccini, la Fondazione Benetton Studi Ricerche, in collaborazione con l’Associazione Lirica Trevigiana, organizza, sabato 29 settembre alle ore 21, nella chiesa di san Teonisto di Treviso, un evento dedicato al compositore lucchese e al suo speciale rapporto con le donne.

 

Questa singolare relazione sarà raccontata da alcune tra le arie più note delle opere pucciniane, interpretate dal soprano Eleonora Buratto, fra i più apprezzati nel mondo, capace di guadagnarsi in un decennio di carriera una posizione di rilievo sui più prestigiosi palcoscenici internazionali.

 

Al suo fianco Luca Capoferri al pianoforte e il critico musicale Elena Filini che introdurrà l’ascolto. La direzione artistica è a cura di Giuseppe Aiello.

 

«Per capire la musica di Puccini bisogna capire il suo rapporto con il femminile e, in generale, con il femminino: si tratta di un rapporto molto particolare, anche conflittuale» afferma Giuseppe Aiello.

 

Puccini appartiene a uno scorcio di secolo dove le glorie patrie e le eroiche imprese cominciano a perdere attrattiva e le istanze sociali egregiamente cavalcate da Verdi in molta della sua produzione operistica sembrano catalizzare meno l’interesse del pubblico. Del resto, l’Italia era fatta – anche se male – e il Risorgimento un ricordo quasi da dimenticare, mentre l’ombra della Prima guerra mondiale era ancora lungi da venire. È un momento di transizione, dove si recupera quel bisogno di ritrovare sentimenti più personali che collettivi: un ritorno a un “privato” ante litteram che in Italia troverà proprio in Giacomo Puccini il suo cantore preferito.

 

Compositore eccelso, Puccini vive ognuna delle sue opere con passione e lucidità. E in questo braciere – dove ardono perenni la fiamma della creatività e la ricerca della perfezione – prendono vita le donne di Puccini, protagoniste dei suoi drammi. Egli non si risparmia affinché ognuna di esse divenga davvero motore e anima della vicenda: al di là della facile retorica della morte di quasi tutti i suoi personaggi femminili, egli le ama profondamente e affida a loro, esplicitamente o più spesso in modo occulto, il compito di guidare le fila del gioco perché ogni destino trovi il suo compimento.

 

Sono loro che guidano il gioco, loro i personaggi principali anche se i ruoli maschili sembrano sovrastarle ed imporsi; quelle donne che Puccini ci racconta, sono simboli immortali di quei valori assoluti che sono alla base di ogni società in ogni tempo, valori che solo una donna può incarnare senza correre il rischio di poter avere un secondo fine.

 

Nessuno ha saputo offrire alla voce femminile regalo più bello delle melodie pucciniane e delle grandi figure e personalità sceniche che troviamo nelle sue opere. Nessuno meglio di lui ha saputo rappresentare tutte le sfaccettature dell’animo femminile. Basti pensare a Madama Butterfly: l’evoluzione di una ragazza di 15 anni in donna matura nel tempo di soli 3 atti.

 

Le donne, infatti, adorano la musica di Puccini, pur restando lui un uomo che, nella vita, ha fatto soffrire molte di loro. E nelle sue opere le ama in maniera profonda e totale: il musicista diventa uomo, trasferisce nella melodia tutta la propria capacità di amare, riscattandosi così nella propria musica, che rappresenta il lato più puro, più nobile del suo sentimento e sempre attraverso la sua musica si fa perdonare dalle donne.

 

 

PROGRAMMA

BOHEME, “Sì, mi chiamano Mimì”

SUOR ANGELICA, “Senza mamma”

TURANDOT, “Tu che di gel sei cinta”

MANON LESCAUT, intermezzo eseguito al pianoforte

LA RONDINE, “Chi il bel sogno di Doretta”

MADAMA BUTTERFLY, “Un bel dì vedremo”.

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