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“Dovremmo chiamarlo ‘Decreto insicurezza’, perché il Decreto Salvini blocca ogni tentativo virtuoso di integrazione, condanna i richiedenti asilo alla clandestinità rendendoli facilmente preda di lavoro nero o criminalità organizzata. Ribellarsi a un provvedimento sbagliato e pericoloso è un dovere”. A dirlo è Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico, che questa mattina a Treviso ha partecipato al presidio organizzato in piazza dei Signori.

 

 

“Auspichiamo che il prefetto intervenga per stoppare gli effetti di un decreto che vanifica l’ottimo lavoro fatto da amministrazioni comunali, cooperative e imprese sociali attraverso il sistema degli Sprar: solo in provincia di Treviso, infatti, sono oltre mille i richiedenti asilo seguiti in percorsi di accompagnamento per imparare la lingua e valorizzare le loro competenze professionali, permettendo così un inserimento nella società e una vera integrazione nel territorio. Tagliare drasticamente i fondi vuol dire eliminare percorsi virtuosi e creare ulteriore marginalità che a sua volta alimenta insicurezza e tensioni sociali. Elementi su cui la Lega potrà giocarsi, vergognosamente, l’ennesima campagna elettorale. Infine – ricorda in chiusura Zanoni – smantellando questo sistema di accoglienza, si perderanno migliaia di posti di lavoro, tra insegnanti, avvocati, mediatori culturali, medici e non solo. ‘Prima gli italiani’ per loro, evidentemente, non vale”.

Giovedì 7 febbraio 2019, alle ore 10.30, Rom Sinti Caminanti (RSC) scenderanno in Piazza Santa Lucia, a Venezia, davanti alla Regione Veneto, per manifestare e chiedere di sospendere gli sgomberi, ritirare il disegno di legge sicurezza ed immigrazione, implementare gli Accordi Quadro Strutturali Europei.

 

È dal maggio del 2014 che l’Associazione Nazione Rom (ANR) ha chiesto al Governatore Luca Zaia la convocazione del Tavolo di Inclusione RSC sul territorio da lui amministrato, coinvolgendo le Prefetture e gli Enti Locali, rispettando gli schemi di governance, consegnati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri alla Commissione Europea, con il varo della Strategia Nazionale di Inclusione.

 

ANR ha inoltre richiesto al ministero dell’Interno la convocazione urgente di un incontro a Roma, nel Palazzo del Viminale: dossier è stato consegnato al ministro Matteo Salvini, al Capo di Gabinetto Prefetto Matteo Piantedosi, al Vicario Emanuela Garroni, al Prefetto Paolo Formicola e all’Ufficio II – Ordine e Sicurezza Pubblica diretto dal Viceprefetto Vittorio Lapolla, dal Viceprefetto Anna Rosiello e dal Viceprefetto aggiunto Teresa Cappiello.

Sono interessate le Prefetture di Perugia, Firenze, Pisa, Roma, Varese, Treviso, Napoli ed i Comuni amministrati dai Sindaci Nando Mismetti, Dario Nardella, Susanna Ceccardi, Francesca Brogi, Virginia Raggi, Andrea Cassani, Luciano Franzis, Ruggero Feltrin, Cristina Andreatta, Antonio de Magistris, Raffaele Lettieri ed il Commissario Straordinario di Casoria Santi Giuffrè.

 

Oltre al Veneto sono coinvolte le Regioni Umbria, Toscana, Lombardia, Campania, i Presidenti Catiuscia Marini, Enrico Rossi, Attilio Fontana, Vincenzo de Luca, Nicola Zingaretti, UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali c/o la Presidenza del Consiglio dei Ministri coordinata da Luigi Manconi, il Consiglio Nazionale Rom Sinti Caminanti (RSC), il Forum Nazionale RSC, l’associazione Chi Rom e… Chi No, gli studi legali degli Avvocati Pietro Romano, Annalisa Rosi Cappellani, Gianni Mannucci, i Procuratori del Tribunale di Roma Giuseppe Pignatone, Alberto Pioletti, Letizia Golfriedi e i Commissari Europei alla Giustizia Vera Jourova, agli Affari Sociali Marianne Thissen ed agli Affari Regionali Corina Cretu.

 

 

Di seguito, riportiamo il testo integrale trasmesso alle istituzioni e alla società civile:

 

Gentile Ministro Matteo Salvini, Prefetto Matteo Piantedosi, Viceprefetto Vittorio Lapolla,

Gentili rappresentanti delle Prefetture, Regioni, Enti Locali, Unar,

Gentili rappresentanti Rom Sinti Caminanti (RSC)

Gentili Avvocati e rappresentanti degli Studi Legali

Gentili Procuratori c/o il Tribunale di Roma

Gentili rappresentanti della Commissione Europea

 

la presente con richiesta urgente di convocazione c/o il Viminale, Ministero dell’Interno, di incontro tra gli attori istituzionali e della società civile, indicati in intestazione, per sospensione sgomberi, elaborazione e condivisione di piani di inclusione sociale locali e regionali, rispetto della direttiva emanata dal Capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno Prefetto Matteo Piantedosi, implementazione degli Accordi Quadro Strutturali Europei e relativa Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti, Caminanti;

 

la richiesta è seguente a quanto già inviatovi in data 4 gennaio 2019, relativamente alla crisi in atto a Gallarate, in Provincia di Varese, allo sgombero della popolazione di etnia Sinti, alla richiesta di convocazione delle parti c/o il Ministero dell’Interno, Viminale, Roma, richiesta ad oggi, da voi inevasa;

 

la mattina del 30 gennaio 2019, si è tenuto un incontro c/o la Prefettura di Perugia, tra una delegazione RSC, il Vicario Michele Formiglio, il Capo Gabinetto Antonio Giaccari, il vice sindaco di Foligno Rita Barbetti, il Comandante della Polizia Municipale Mazzolini Sandro, rappresentanti dei Servizi Sociali, per scongiurare uno sgombero senza inclusione sociale a Sant’Eraclio, elaborare congiuntamente percorsi di protezione sociale delle famiglie in marginalità e fragilità, come previsto da accordi europei e direttive nazionali. La vicenda è stata seguita dal Tg3 Regionale dell’Umbria

 

CONSIDERATO CHE

 

dal luglio del 2018 si sono susseguiti, in tutta Italia, sgomberi di intere comunità RSC, irrispettosi della dignità umana, dei diritti costituzionali delle famiglie e dei singoli, degli Accordi Quadro Strutturali Europei, della relativa Strategia Nazionale con Unar c/o la presidenza del Consiglio dei Ministri punto di contatto nazionale, della direttiva inviata a tutte le Prefetture dal Ministero dell’Interno Prefetto Matteo Piantedosi;

 

risulta altresì violata l’accordo tra Governo, Regioni, Province ed Enti Locali (repertorio atti n. 104 del 5 novembre 2105 – Conferenza Unificata c/o la Presidenza del Consiglio dei Ministri) per la promozione e la diffusione delle “linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia”;

 

il 26 luglio 2018, a Roma Capitale, 420 cittadini RSC sono stati sgomberati dal Camping River, a seguito di una ordinanza contingibile ed urgente emessa dal Sindaco Virginia Raggi. La popolazione tra cui 197 minori, è stata messa sulla strada senza alternative credibili e praticabili. Una vicenda che abbiamo denunciato direttamente alla Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Roma. Le sollecitazioni mosse negli ultimi sei mesi, alla Prefettura di Roma, con richieste di convocazione di un tavolo tra le parti non hanno trovato nessuna risposta. La stragrande maggioranza delle famiglie sgomberate si trova, ad oggi, costretta a vivere in strada, sotto i ponti e dentro baracche. Successivamente alle operazioni di sgombero, numerosissime famiglie, donne, giovani, adulti, hanno denunciato alle telecamere dei media presenti, violenza subite da parte della Polizia Municipale;

 

la mattina dell’11 ottobre 2018, il campo Rom di Firenze, posto accanto alla Scuola dei Marescialli, in Viale XI Agosto, all’interno dell’ex Mobilificio Becagli è stato sgomberato. Una azione eseguita dal sindaco di Firenze Dario Nardella. Nel campo vivevano 150 cittadini di etnia Rom, tra cui 50 minori, tutti provenienti dalla Romania. Sono le stesse famiglie sgomberate per 19 volte, negli ultimi 8 anni, dai sindaci della Piana Fiorentina: tra loro Mihai Maria e Mihai Severin madre e padre di Marian Ciungo, morto bruciato vivo il 19 dicembre 2017, durante l’incendio che distrusse il luogo dove viveva. I Servizi sociali non hanno offerto nessuna alternativa abitativa che preservasse l’unità familiare;

 

eppure in data 1° agosto 2018, era stato firmato un protocollo di intesa tra Regione Toscana, Comune di Firenze, Sesto, Prato, Carrara e Lucca, con lo stanziamento di 1.5 milioni di euro: fondi europei destinati a promuovere interventi per “superare i campi rom” con accordi siglati dagli amministratori. Alle famiglie rom sgomberate, senza nessun formale preavviso da parte delle autorità locali, non è stata offerta nessuna soluzione abitativa, contributo di affitto, ristrutturazioni. Solo ruspe per distrugge precarie ed umili abitazioni. Associazione Nazione Rom (ANR) ha immediatamente contattato Ministero dell’Interno, Prefettura, Regione Toscana e Comune di Firenze chiedendo di fermare l’azione distruttrice e permettere ai cittadini ed alle famiglie di recuperare i propri effetti personali dalle proprie abitazioni senza ottenere risposte;

 

CONSIDERATO CHE

 

a Gallarate, successivamente all’incontro tenutosi in data 30 novembre 2018, c/o la Prefettura di Varese, tra il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, una rappresentanza RSC e il sindaco Andrea Cassani, risultano ancora 20 le famiglie prive di qualsiasi offerta e soluzione abitativa. Solo 5 famiglie hanno trovato accoglienza c/o abitazioni con assegnazioni in deroga di case popolari. Con recentissima sentenza, il Tribunale di Busto Arsizio ha affermato che (rimandando al TAR) l’amministrazione ha attuato uno sgombero senza emissione di provvedimento ed eccedente da quanto reso necessario dal ripristino della legalità. Deve comunque essere assicurata la tutela dei bisogni e degli stili di vita di una minoranza ed è necessario individuare soluzioni alternative; 

 

il 17 dicembre 2018, a Cascina, in Provincia di Pisa, il sindaco Susanna Ceccardi ha proceduto a sgomberare, con un intervento pianificato in sede di Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, 34 cittadini di etnia RSC dal campo di Via del Nugolaio a Navacchio. Non è stato predisposto nessun piano di inclusione sociale e tutte le famiglie sono state costrette, nel giro di pochissimi giorni, a trasferirsi nel vicino Comune di Ponsacco, una situazione denunciata alla Prefettura dallo stesso sindaco Francesca Brogi;

 

CONSIDERATO CHE

 

nel prossimo imminente periodo, a seguito di ordinanze emesse dall’amministrazione comunale, risultano a rischio sgombero altre famiglie di etnia Sinti residenti nel Comune di Cessalto in Provincia di Treviso, nella Regione Veneto. Ad oggi non è stato ancora concordato nessun piano di inclusione sociale per i soggetti e le famiglie in fragilità;

 

nel Comune di Acerra, il prossimo 26 febbraio 2019 è previsto lo sgombero di una comunità RSC composta da cento persone, di cui la metà sono minori. Nessun piano di inclusione è stato disposto dalle amministrazioni locali e dal sindaco Raffaele Lettieri;

 

nel Comune di Casoria vive una nutrita comunità RSC in condizioni di estrema marginalità che è stata raggiunta da analoga ordinanza di sgombero. L’Amministrazione Comunale è stata commissariata e non è stato predisposto nessun piano di inclusione sociale;

 

nel Comune di Napoli è a rischio di sgombero la comunità RSC di cupa Perillo, 300 persone;

 

RICHIAMATO E RICORDATO

 

la sottoscrizione dello Stato Italiano, degli Accordi Quadro Strutturali Europei, in sede di Consiglio Europeo del 23-24 giugno 2011, con ratifica della comunicazione n. 173, del 5 aprile 2011, emanata dalla Commissione Europea;

 

l’emanazione della Strategia Nazionale di Inclusione, in data 28 febbraio 2012, con UNAR Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio, punto di contato nazionale che doveva portare alla convocazione di TAVOLI DI INCLUSIONE REGIONALI E NEI COMUNE DI ROMA, MILANO, NAPOLI, TORINO E VENEZIA, dove RSC rappresentavano istituzionalmente i propri interessi;

 

la non applicazione della Strategia Nazionale e la sua violazione, su tutto il territorio della Repubblica Italiana, tranne nella Regione Liguria, per il periodo febbraio 2014 – aprile 2015, arco temporale nel quale è stato varato il TAVOLO DI INCLUSIONE RSC con ASSOCIAZIONE NAZIONE ROM, ASSOCIAZIONE ROMNI ESMERALDA ED ASSOCIAZIONE ROM ANTICAMENTE NETWORK effettive componenti istituzionali nel rispetto degli SCHEMI DI GOVERNANCE consegnati alla COMMISSIONE EUROPEA;

 

il finanziamento tramite i Fondi Strutturali Europei dei PON Programmi operativi Nazionali, PON Inclusione 2014 – 2020 (1.250.000.000 euro) e PON Metro 2014 – 2020 (894.000.000 euro) e dei POR Programmi Operativi Regionali, FSE Fondi Sociali Europei 2014 – 2020, FESR Fondi Europei di Sviluppo Regionale 2014 – 2020, FEASR Fondi Europei di sviluppo Agricolo Regionale 2014 – 2020, per un totale complessivo di sette miliardi di euro;

 

l’estromissione, nella quasi totalità, della rappresentanza RSC dai COMITATI DI SORVEGLIANZA, formatesi relativamente alla gestione dei FONDI STRUTTURALI EUROPEI;

 

la denuncia prodotta da ANR al Commissario Europeo agli Affari Regionali Corina Cretu, durante la manifestazione “THE STATE OF THE UNION” l’11 maggio 2018 a Firenze e la relativa apertura di inchiesta protocollata a Bruxelles in data 13 giugno 2018; 

 

RICHIAMATA

 

nella sua interezza, la direttiva emanata dal Prefetto Matteo Piantedosi, Capo Gabinetto del Ministero dell’Interno, con la quale si sostanzia che in materia di occupazione arbitrarie di immobili e di sgomberi, gli indirizzi che le Prefetture, le Regioni e gli Enti Locali devono seguire, prevedono interventi volti a verificare le effettive condizioni di fragilità delle persone coinvolte, la sinergia interistituzionale finalizzata alla ricerca di soluzioni, il censimento degli occupanti condotto dai Servizi Sociali dei Comuni anche con l’ausilio dei soggetti del privato sociale, l’identificazione e la composizione dei nuclei familiari, la rete parentale, la presenza di minori ed altre persone in condizione di fragilità, la verifica della situazione reddituale;

 

qualora, all’esito dei suddetti accertamenti, si abbia fondato motivo di ritenere che i soggetti in situazione di fragilità, interessati all’esecuzione dello sgombero, sarebbero privi della possibilità di soddisfare autonomamente le prioritarie esigenze, i Servizi Sociali dovranno attivare specifici interventi, individuando strutture provvisorie di accoglienza ove poter collocare gli occupanti per il tempo strettamente necessario all’individuazione di soluzione alloggiative alternative. Il diritto di proprietà recede a fronte di quelle situazioni che possono pregiudicare l’esercizio, da parte degli occupanti, degli impellenti e irrinunciabili bisogni primari per la loro esistenza, collegati ad una particolare condizione di fragilità;

 

nella fase successiva allo sgombero, sarà cura, degli enti preposti, individuare le soluzioni che possano permettere di sostenere percorsi di inclusione sociale delle persone in situazione di fragilità, anche all’interno di complessive strategie di intervento condivise con le Regioni;

 

CONSIDERATO CHE

 

la direttiva emanata dal Prefetto Matteo Piantedosi, Capo Gabinetto del Ministero dell’Interno, prevede, laddove a livello territoriale, nell’ambito del rapporto con le altre Amministrazioni interessate, dovessero determinarsi situazioni di particolare complessità, anche rispetto all’attivazione delle sopra richiamate direttive, le SS.LL, potranno interloquire direttamente con il Gabinetto del Ministero dell’Interno, presso cui è istituito il punto di contatto attraverso l’Ufficio II Ordine e Sicurezza Pubblica diretto dal Vice Prefetto Vittorio Lapolla;

 

PQR

 

richiamato tutto quanto sopra descritto, si chiede quanto espresso in oggetto, ovvero urgente convocazione c/o il Viminale, Ministero dell’Interno di incontro tra gli attori istituzionali e della società civile, indicati in intestazione, per sospensione sgomberi, elaborazione e condivisione di piani di inclusione sociale locali e regionali, rispetto della direttiva emanata dal Capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno Prefetto Matteo Piantedosi, implementazione degli Accordi Quadro Strutturali Europei e relativa Strategia Nazionale di Inclusione dei Rom, Sinti, Caminanti.

«Prince Jerry era laureato e aveva scelto di provare a costruirsi un futuro migliore in Italia. Da due anni e mezzo faceva volontariato e continuava a studiare, ma il 17 dicembre si è visto negare il permesso di soggiorno per motivi umanitari». I consiglieri regionali Patrizia Bartelle (Italia In Comune) e Piero Ruzzante (Liberi E Uguali) esprimono il proprio cordoglio per la scomparsa del giovane morto suicida lunedì scorso a Tortona.

«Prince Jerry non ha ottenuto il permesso in quanto non gli è stato riconosciuto uno status, non più previsto dalle norme, che prima garantivano il permesso umanitario. Che senso ha – chiedono Bartelle e Ruzzante – allontanare chi sceglie di lavorare, studiare, crescere nel nostro Paese? Chi oggi governa dovrebbe preoccuparsi delle decine di migliaia di giovani che emigrano, invece la Lega pensa a mandare via altre persone. Dovrebbero preoccuparsi degli oltre 11 mila che ogni anno emigrano dal Veneto, regione governata dalla Lega da ormai vent’anni. Invece Salvini e gli altri hanno scelto un bersaglio facile, indifeso, per una propaganda basata su menzogne: la verità è che i provvedimenti come il decreto sicurezza hanno effetti drammatici, come in questo caso».

L’8 gennaio scorso i due consiglieri regionale hanno depositato un’interrogazione per chiedere al Presidente della Regione Veneto di presentare ricorso contro il decreto sicurezza, come già hanno fatto i presidenti di altre Regioni. Bartelle e Ruzzante concludono: «Prince Jerry paga le scelte sciagurate di un governo che vuole a tutti i costi evitare di affrontare i veri problemi della gente comune, a partire dal lavoro e dalla salute».

“Dopo anni di sole parole, con l’approvazione definitiva di oggi, viene data una risposta concreta a un’esigenza primaria della gente per bene come la sicurezza. Come Presidente di una Regione che l’ha invocata inutilmente per anni a tutti i livelli, ringrazio il ministro dell’Interno Matteo Salvini per un lavoro fatto presto e bene, il Governo e il Parlamento”.

 

Lo ha sottolineato ieri il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, dicendosi convinto che “questa decisione è un segnale fortissimo di cambiamento per un Paese dove legalità e sicurezza sono state troppo spesso trascurate”.

 

“La nuova normativa dà una serie di risposte chiare alle richieste che provenivano dalla società civile, dai cittadini stanchi di subire ingiustizie varie, determinate dalla debolezza di uno Stato più volte debole di fronte all’illegalità e alla clandestinità”.

 

“Nei contenuti del Decreto Salvini – conclude Zaia –  si ritrovano tanti contenuti di ciò che ripetute volte abbiamo chiesto, inascoltati, ai predecessori: lotta senza quartiere all’illegalità, presidio del territorio, sostegno alle forze dell’ordine, severità rispetto all’immigrazione clandestina come conseguenza della tratta illegale di migranti e del business incontrollato dell’accoglienza. La musica è davvero cambiata”.

“Tocchiamo con mano i primi effetti della legalità affermata dal decreto Salvini. Finalmente i delinquenti tornano a casa loro, com’è giusto che sia e come hanno sancito il ministro dell’Interno, il Governo e il Parlamento con la fiducia votata ieri dal Senato. Bene così, avanti così”.

Con queste parole, il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, commenta la notizia secondo cui è stata respinta la richiesta di protezione internazionale di uno spacciatore di droga nigeriano richiedente asilo, sorpreso in flagranza di reato alcuni giorni fa dalla Polizia locale di Treviso che, nel suo alloggio nella struttura di accoglienza dove era ospitato nella ex caserma Serena di Dosson, ha poi trovato altri 240 grammi di marijuana. L’uomo è ora nel Cpr di Brindisi e verrà espulso.

 

“Per troppo tempo, per anni – aggiunge Zaia – abbiamo dovuto assistere a imprese come quella di questo delinquente  troppo spesso accompagnate da una sorta di inaccettabile impunità. Ora basta, l’aria è cambiata anche in Italia, grazie alla concretezza di un lavoro che il ministro dell’Interno ha portato avanti tenacemente in questi mesi”.

 

“Siamo anche di fronte – conclude Zaia – alla risposta concreta a chi ha criticato il provvedimento sostenendo che non avrebbe funzionato. Invece funziona, alla grande”.

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