Mancano pochi minuti alla fine della partita. Hai parato il parabile e l’imparabile. Sembri un Dio sceso in terra. Nessuno può passare. Oggi comando io.
E poi? Poi l’incubo di ogni portiere. La papera.
A un giorno di distanza la storia di due portieri è stata la stessa. Il primo non ha bisogno di presentazioni, uno dei migliori al Mondo. Manuel Neuer con il Bayern Monaco ha tenuto testa in ogni modo possibile e impossibile al Real Madrid nella semifinale di Champions League, per poi incappare in un pallone preso male che ha ridato vita agli spagnoli facendoli iniziare l’incredibile rimonta.
Il secondo è Mile Svilar, portiere belga ma naturalizzato serbo della Roma. Nella semifinale di Europa League di ieri è stato di gran lunga il migliore in campo fino al minuto 82. Poi, un’uscita a vuoto, un mezzo scontro con il suo compagno di squadra, la palla che carambola sul viso di Mancini ed è autogol. A solo 8 minuti (più recupero) dalla fine di una storica rimonta che avrebbe portato ai supplementari una squadra che non ha mai perso questo anno, l’incredibile Bayer Leverkusen guidato da Xabi Alonso.
La pagella dal 9 va al 4 o poco più.
Ma sei stato tu a tenere il sogno possibile fino a lì. Sei tu che hai reso la partita e la possibilità di quella finale lì a un passo. Eppure.
Eppure se chiunque sbaglia un gol, anche a porta quasi vuota, amen. Il suo bel voto lo avrà. Tu no. Tu che eri vicino alla partita perfetta, quella della leggenda non avrai la stessa pietà dal pubblico. Il magone che ti rimane è diverso rispetto a quando sbagli davanti. Il peso è diverso. E non penso sia giusto.
Se chi non ha segnato si sognerà la partita per giorni, quel portiere avrà quell’incubo sempre.
Perché alla fine, in porta, si è sempre soli.
La solitudine dei Numeri 1.
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