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Giornata Mondiale del Mar Mediterraneo (e delle sue vittime)

Oggi, in occasione della Giornata Mondiale del Mar Mediterraneo, vogliamo riflettere sulle vittime che, nelle sue acque, hanno incontrato la morte

Isola di Lampedusa – C’è una scultura-monumento, sull’isola di Lampedusa (la più a sud d’Italia e d’Europa), che si erge maestosa per quasi cinque metri d’altezza e tre di lunghezza, inaugurata nel giugno 2008. È uno dei simboli più potenti e toccanti di questo mare, che è testimone di storie di sofferenza, speranza e rinascita.

Questa scultura in ceramica refrattaria e ferro zincato, opera dell’artista Mimmo Paladino, si chiama la “Porta di Lampedusa – Porta d’Europa“. Rappresentando metaforicamente (ma neanche tanto) una porta di passaggio e rinascita, accoglie i migranti che attraversano il Mar Mediterraneo in cerca di una vita migliore. Per chi arriva dall’Africa, Lampedusa è infatti la prima terra visibile dopo ore ed ore di mare aperto.

C’è anche un Museo, sull’isola di Lampedusa, dedicato alle vittime del Mar Mediterraneo: il “Museo della fiducia e del dialogo per il Mediterraneo“.

Inaugurato nel giugno 2016 dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, luogo di memoria e riflessione è stato creato dal Comitato 3 ottobre, che prende il nome dal tragico naufragio del 3 ottobre 2013 in cui persero la vita 368 migranti.

Il Museo, che negli anni ha accolto 75mila visitatori, ha esposto opere di grande valore artistico e testimonianze dirette di migranti, come i disegni dei bambini sopravvissuti alla traversata. Tra le sue sale, particolarmente toccante era la “stanza del naufragio“, che offriva un itinerario multimediale fatto di immagini e suoni, per far vivere ai visitatori le drammatiche esperienze di chi attraversa questo mare. Il museo esponeva inoltre reperti storici forniti dall’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, ricordando i profughi della Seconda Guerra Mondiale e tracciando un parallelo con le sofferenze dei migranti di oggi.

Tuttavia, è con grande tristezza che dobbiamo riportare la recente notizia della chiusura del museo, come riporta un articolo pubblicato sul sito nigrizia.it. Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre, ha espresso il suo rammarico: «Prendo atto che, nonostante gli sforzi e il lavoro fatto, non ci sia stata e non ci sia la volontà di continuare ad avere a Lampedusa un museo dedicato alle migrazioni». Questa decisione è particolarmente dolorosa alla luce del fatto che l’anno prossimo Agrigento, e quindi Lampedusa, sarà la Capitale italiana della Cultura.

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