Monsignore, la speranza sembra oggi una parola controcorrente. Qual è il suo significato per la Chiesa del nostro tempo?
La speranza cristiana non è un sentimento ottimistico, ma una responsabilità. Essa genera opere, crea relazioni e restituisce dignità alle persone. Una Chiesa che spera è una Chiesa che costruisce il futuro.
Papa Leone XIV richiama spesso a una Chiesa che ascolta e accompagna. Come tradurre questo orientamento in opere concrete?
Ascoltare significa conoscere le ferite reali delle persone. L’accompagnamento non consiste nel sostituirsi agli altri, ma nel metterli nelle condizioni di rialzarsi con dignità.
La Santa Sede è chiamata oggi ad affrontare crisi globali sempre più complesse. Quale ruolo può avere una fondazione cattolica?
Fare rete. Le fondazioni ecclesiali devono diventare laboratori di solidarietà, mettendo insieme istituzioni, benefattori, centri culturali, sociali, civici e comunità locali.
Le nuove povertà non sono soltanto economiche. Quali la preoccupano maggiormente?
La solitudine, la perdita del senso della vita, la fragilità educativa e l’emarginazione culturale. Sono povertà meno visibili, ma profondissime.
L’intelligenza artificiale rappresenta una grande opportunità ma anche una sfida etica. Quale dovrebbe essere il contributo della Chiesa?
Ricordare che ogni tecnologia deve rimanere al servizio della persona umana. L’uomo non può mai diventare un semplice dato o un algoritmo.
Lei ha svolto importanti incarichi nell’amministrazione economica della Santa Sede. Qual è oggi il valore della trasparenza?
La trasparenza non è soltanto una regola amministrativa: è una testimonianza evangelica. Ogni risorsa affidata alla Chiesa appartiene, in definitiva, ai poveri.
Quale insegnamento le ha lasciato e le lascia ancora oggi il servizio alla Santa Sede?
Che dietro ogni decisione amministrativa vi sono persone concrete. L’efficienza non può mai essere separata dalla centralità della persona e dalla carità.
La pace è oggi una delle grandi priorità del Magistero. Da dove si ricomincia?
Dall’educazione. Nessuna pace sarà stabile se non nasce nelle famiglie, nelle scuole e nelle comunità.
I giovani sembrano cercare autenticità più che strutture. Come rispondere?
Offrendo testimonianze credibili. I giovani seguono chi vive ciò che annuncia.
La Fondazione porta il nome dell’enciclica Spe salvi. Quale messaggio conserva oggi tutta la sua attualità?
Che nessuno si salva da solo. La speranza cristiana diventa sempre responsabilità verso gli altri.
Come immagina il rapporto tra fede e cultura nel prossimo decennio?
Sempre più dialogico. La Chiesa deve incontrare il mondo senza perdere la propria identità.
Quale posto occupa la dottrina sociale della Chiesa nella formazione dei laici?
Un posto centrale. Non è un capitolo specialistico, ma il modo concreto con cui il Vangelo entra nella società.
Qual è la sfida educativa più urgente?
Formare persone libere, capaci di discernimento e di responsabilità.
Il Giubileo continua a lasciare un’eredità importante. Quale dovrebbe essere?
Una cultura dell’accoglienza che non finisca con un evento, ma diventi stile permanente della comunità cristiana.
Quale contributo possono offrire i professionisti cattolici?
Testimoniare competenza, correttezza e servizio. La santità passa anche attraverso il lavoro ben fatto.
Come vede il rapporto tra carità e buona amministrazione?
Sono inseparabili. Una cattiva amministrazione impoverisce anche la carità.
La diplomazia della Santa Sede continua ad avere un ruolo decisivo. Qual è la sua forza?
La credibilità morale e la capacità di parlare con tutti, senza interessi di parte.
Qual è il valore del volontariato cattolico oggi?
È una scuola di gratuità. In una società dominata dall’utilità, il dono resta rivoluzionario.
Se dovesse indicare tre parole per il futuro della Chiesa, quali sceglierebbe?
Speranza, responsabilità e scuola di amicizia.
Un messaggio finale ai lettori.
Non lasciamoci rubare la speranza. Ogni gesto di bene, anche il più piccolo, contribuisce a costruire quella civiltà dell’amore alla quale il Vangelo continua a chiamarci ogni giorno.
E, se mi è consentito, di continuare a sostenere anche con le donazioni necessarie per la beneficenza, la Fondazione “Spe salvi”! Ogni gesto di solidarietà è un investimento nel futuro delle persone e una testimonianza autentica del Vangelo della speranza. Grazie di cuore a quanti, con discrezione e generosità, rendono possibile ogni giorno questa missione.
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