La nazionale inglese paradossalmente inizia la sua discesa agli inferi dal minuto cinquantacinque, con il gol di Gordon
Ci sono match che cambiano repentinamente dopo il gol che sblocca la gara, ma questa volta la trama si rovescia, il vantaggio antepone le basi della resa. Ora entriamo nel rettangolo di gioco e partiamo dal gol di Gordon, che, siglando il vantaggio per l’Albione si ritrova con la finale di Coppa del Mondo in mano, e per gli inglesi è merce rara, roba che non si vede da sessant’anni nel Regno Unito, con le telecamere che indugiano su Beckham e signora, ma anche il berrettino impenitente di Mick Jagger è pronto a fare capolino. Ed è proprio da questo vantaggio, si diceva, che parte lo psicodramma inglese, un delirio originato dallo spartito di Tuckel, con l’ex trainer del Chelsea che, per arginare la rivolta, l’insurrezione argentina, decide di innalzare un muro difensivo composto da cinque corazzieri. Il risultato si percepisce immediatamente, con la nazionale albiceleste che diventa padrona della sceneggiatura, arrembante e prepotente, con la verticalizzazione irriverente di Leo, e gli inglesi a difendere il fortino senza una ripartenza, uno straccio di alleggerimento. Il suicidio tattico inglese va così in scena. Lo certificheranno i numeri della ripresa, due pali a portiere battuto, il gol di Enzo Fernandez all’85esimo e il capolavoro del toro Lautaro Martinez, sulla sontuosa pennellata rinascimentale di Leo Messi. Il resto è storia di oggi, con Tuchel che si difende dalla ferocia delle critiche ma non basterebbe un esercito per cavarsela, il secondo tempo con il vantaggio e il susseguente muro sgretolato sono passati alla cronaca, e stanno facendo molto male, molto rumore. Dopo la finalina con la Francia, a questo punto un pasticcino dalla lievitazione indigesta, la panchina di Tuckel forse avrà un altro inquilino.
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