É il galateo che ne considera l’uso solo in determinati contesti, essendo un capo di biancheria intima, ma diventa un articolo conteso, tra il buon gusto e la spiccia utilità
Arriva l’estate e porta con sè caldo, ma anche comportamenti disinibiti, quali ad esempio l’uso sconsiderato ed inapproriato di capi d’abbigliamento, uno su tutti la canotta, dalla scollatura inguardabile.
Che è out, cheap, indossata fuori dal mènage intimo e da contesti particolari. Decidendo immediatamente di lasciare alle spalle le svolte chic, decretate dai trend delle sfilate, che ne sdoganano le sembianze, da bianca, su tutte, a nera o con motivi grafici, ça vas sans dire. Il nostro focus invece, si cala nell’estate di tutti i giorni, dove ogni gesto sembra riportare l’educazione in soffitta, lasciando le buone maniere e la cura dell’outfit al puro caso. Senza nessun riferimento culturale. E allora ecco uomini e donne con canotte in libertà, che svolazzano in città, complice il passeggio che diventa poco ortodosso, specie con l’accoppiata celeberrima shorts inguinale e infradito in plastica, anche quando l’età avanza. Fino al salto di qualità, l’accesso in negozi e ristoranti, dove si registra l’insurrezione dei gestori, che in molti casi hanno estratto il cartellino rosso. Senza l’uso del Var. Dell’ammaraggio volgare nei luoghi di culto si è parlato in abbondanza, cosí come in quelli di cultura, musei, cinema e teatri, ma non sembra mai abbastanza. In attesa dell’inverno, che apparentemente si preannuncia più sobrio, godiamoci l’estate, tra tormentoni, solleone e anticicloni. Sotto l’ombrellone del garbo e della buona educazione.
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