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Generazione Carosello

È andato in onda ieri sera il film “Carosello in love” che narra una storia d’amore tra due giovani, spezzettata in vent’anni. Sullo sfondo la trasmissione televisiva che ha disegnato i ritmi di vita, e non solo, di un’intera  generazione

Italia – La potremmo chiamare “Generazione Carosello” anche se è già definita come l’epoca dei Boomers, quella moltitudine di nati negli anni del primo dopoguerra fino agli anni ’50 e  ’60. Quei bambini avevano la concessione di guardare la trasmissione che andava in onda dopo il telegiornale, tutti i giorni, durava 10 minuti e si concludeva intorno alle 9 di sera, prima di andare a “nanna”.

È stata trasmessa dal 3 febbraio del 1957 fino al primo gennaio del 1977, insieme agli auguri di buon anno di Raffaella Carrà.

Carosello era uno spettacolo che univa animazioni e corti con attori famosi che presentavano prodotti in modo divertente e creativo: Totò, Eduardo De Filippo, Alberto Sordi, Mina, Gino Bramieri, Dario Fo e Franca Rame diretti da famosi registi come Ermanno Olmi e Federico Fellini. Ha creato personaggi  come il signor Distinto, Topo Gigio, Calimero, l’omino coi baffi della Bialetti,  Mammut, Babbut e figliut, Miguel e molti altri.

Carosello è diventata un’icona culturale, influenzando le abitudini e introducendo nuovi beni di consumo nelle case italiane. Per noi bambini era un momento di felicità e condivisione con i grandi, prima di andare a letto.

Poi siamo cresciuti e Carosello magari non lo guardavamo più, eravamo grandi e ci eravamo già affacciati ad un mondo più duro e difficile, gli anni di piombo. E Carosello  è rimasto nei nostri ricordi e nel nostro bagaglio culturale.  

Il film Carosello in love

Tutto parte nel 1957, l’anno in cui iniziarono le trasmissioni televisive di Carosello. La protagonista Laura, una giovane romana piena di entusiasmo, attratta della televisione, appena entrata nelle case degli italiani, insegue il sogno di trovare lavoro in Rai, malgrado il divieto del padre. “Devi sposarti e mettere su famiglia”. All’epoca la maggior età si raggiungeva a 21 anni e Laura, dopo il traguardo, ottiene un posto come segretaria alla Rai, nonostante il giudizio negativo del padre.

Portami un caffè

Il lavoro della giovane, nei primi tempi, si riduce a fare il caffè per registi, attori, personaggi che giravano negli studi televisivi. Questo punto, ovvero la sottovalutazione del lavoro femminile, è il primo argomento toccato dal film, ma solo toccato. La prima occasione mancata del film diretto da un regista, Jacopo Bonvicini, forse troppo giovane per avere le basi giuste per affrontare un periodo così significativo per l’Italia.

Laura, la protagonista, incontra il regista Mario De Angelis che vorrebbe fare cinema e lavora in tv come ripiego. Inizialmente i due non si sono molto simpatici ma con il tempo tutto cambia e nasce un amore ventennale fatto di incontri mancati, nozze sbagliate di entrambi, di carriere che si dividono e poi si riuniscono. Manca un po’ di passione, che appare timidamente solo nel finale.

Varie sono le inesattezze storiche, come la protagonista che negli anni ‘60 dice al marito: “Voglio il divorzio”.  Peccato che in Italia il divorzio a quell’epoca non ci fosse. Fu introdotto definitivamente, dopo una legge del 1970 e un referendum del 1974, solo nel 1975 con il Nuovo Diritto di Famiglia.

Inoltre, il film sembra fatto un po’ in fretta, senza curare i dettagli come ad esempio il modello della televisione, sempre la stessa del 1957 anche nel 1977. Manca la celebre sigla di Carosello e mal si vedono le città rappresentate: Venezia, Siena, Napoli, Roma.

Insomma, un’occasione mancata per fare un tuffo nel passato del boom economico, l’unico finora per l’Italia.

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