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Fotogrammi: albori e futuro della fotografia

“Fotogrammi – Come realizzare immagini fotografiche senza fotocamera“ è il titolo della mostra allestita presso il Centro Le Barche, a Mestre. Sarà visitabile fino a domenica 31 marzo, in orario di apertura del centro commerciale.

Mestre – Le origini analogiche, sommate alle moderne tecniche di fotografia digitale, hanno prodotto 52 opere che sono in mostra da giovedì 8 febbraio al 2 e 3 piano del centro Le Barche.

“Ritengo che questa sia una mostra di un certo valore culturale e che val la pena d’illustrare” spiega Sandro Galante docente di un corso con laboratorio di fotografia, dell’Università della Terza Età di Mestre. https://unitremestre.it/

La storia

“Ho previsto delle visite guidate per i visitatori, proprio perché il fotogramma parla la primissima lingua della fotografia. Nicéphore Niépce usò questa tecnica nel 1826, Fox Talbot dal 1834 al 1836. Anna Atkins (botanica e fotografa, amica di Talbot considerata la prima donna fotografa) produsse eccellenti cianografie a tema botanico.

Passando poi al ‘900, troviamo Christian Schad che, con le sue “schadografie“, negli anni ’20 entusiasmò Tristan Tzara, il co-fondatore del movimento Dada. Vedendo quei fotogrammi, coniò il termine “shadowgraphy” giocando sull’assonanza tra il nome dell’artista, Schad e la parola inglese shadow (ombra)”.

“Schad, Laszlo Moholy-Nagy e Man Ray con i suoi rayogrammi,  Luigi Veronesi,  assieme a Italo Zannier, sono gli autori più importanti” conclude  Galante.

Il corso

Su questi artisti, e sull’esperienza del prof. Sandro Galante, hanno lavorato i corsisti dell’Unitre di Mestre, ottenendo i lavori che sono esposti alla mostra.

Il corso di fotografia dell’Università della Terza Età di Mestre ha affrontato il fotogramma  partendo dall’allestimento di una improbabile camera oscura. Questa è stata realizzata adattando un’aula scolastica, “alla buona”, con mezzi di assoluta fortuna.

Francesca Bertoldi, una delle artiste espositrici

Il prof. Galante terrà una conferenza su “Fotogrammi – Come realizzare immagini fotografiche senza fotocamera“ che si terrà il prossimo martedì 13 febbraio, alle ore presso la sala conferenze al quarto piano del Centro Culturale Candiani. L’ingresso è libero.

La tecnica

Fare i fotogrammi dà la possibilità al “novello” fotografo di mettersi subito a confronto con i materiali sensibili quali la carta fotografica, i “bagni” di sviluppo, arresto (acqua e aceto da cucina), fissaggio e non c’è bisogno di molto altro: la perfida nemica da combattere sarà la luce del giorno o delle lampadine perché, anche se ne entrerà pochissima, talmente poca da non vederla in un primo momento, sarà in grado di mandare tutto all’aria.

Una volta controllato tutto, si passa al fotogramma vero e proprio. Il fotogramma diretto sarà quello in cui l’oggetto sarà appoggiato sul foglio sensibile. Diversamente, sarà per ingrandimento qualora, inserendolo nell’apposito alloggiamento porta negativi dell’ingranditore, permetterà di proiettarlo sul piano sottostante.

Con la luce rossa di sicurezza accesa (obbligatoria) si appoggerà sul foglio di carta sensibile un oggetto qualunque. Ma meglio, se sarà in possesso di trasparenze, dato che saranno quelle a dare l’impronta fotografica alla carta fotosensibile.

Il processo fotografico si attiverà solo quando, su quella composizione arriverà la luce “bianca” della lampadina. Quella luce ha la capacità di attivare i sali d’argento spalmati sulla carta realizzandola, in forma latente. Ci penserà il bagno di sviluppo a tramutare quella latenza in immagine visibile.

Finalmente, esposto alla luce della lampadina, quel foglio impressionato entrerà nel bagno di sviluppo determinando il momento più emozionante, magico, dell’intero processo. Dopo qualche secondo di totale immersione nello sviluppo, l’immagine comincerà a comparire, timidissima al principio poi, col passare dei secondi, sempre più vigorosa, sino a raggiungere la sua completa maturità visiva.

In quel minuto, minuto e mezzo circa, di immersione va coccolata, non solo con lo sguardo ma agitando leggermente la vaschetta, in modo tale che ci sia sempre sviluppo fresco sopra di lei. Oppure con un massaggio sul retro, affinché il calore della mano aiuti localmente l’azione sviluppatrice ad essere più energica.

Un breve tuffo nella vaschetta dell’arresto (sufficiente acqua e un po’ di aceto) e poi finalmente in quella del fissaggio. Lì dovrà starci una decina di minuti per poi passare nell’ultima, più capiente, per l’obbligatorio lavaggio in acqua corrente.

Dopo qualche secondo di fissaggio si potrà andare a vedere la stampa alla luce del giorno dove, finalmente, quell’immagine negativa della proiezione si presenterà in tutta la sua bellezza e ampiezza di gamma tonale.

Alla fine, quello che importa è, sempre e comunque, la qualità delle ombre che quell’oggetto riuscirà a proiettare una volta colpito dalla luce, come nei fotogrammi, albori e futuro della fotografia, in mostra a Mestre.

https://ilnuovoterraglio.it/in-mostra-le-cartoline-che-raccontano-venezia-centanni-fa/

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