Site icon Il Nuovo Terraglio

Crescere sui banchi di scuola, tra inclusione e diversità

È ormai giunto settembre e, con esso, l’inizio di un nuovo – o per alcuni, primo – anno scolastico. La scuola non è solo un luogo di apprendimento, ma anche lo spazio in cui trascorriamo almeno sedici anni della nostra vita. Proprio per questa sua lunga durata, rappresenta uno dei centri più importanti per la crescita culturale, umana e spirituale di ciascuno di noi; è il posto che accompagna i bambini e ragazzi di oggi nel percorso che li farà diventare gli adulti di domani.

Proprio la scuola, il più delle volte, è il primo ambiente – dopo il nido familiare – in cui i bambini conoscono l’adozione, poiché si ritrovano in classe un compagno adottato e, attraverso di lui, trovano risposta alle loro perplessità o curiosità. La preoccupazione dei genitori adottivi, all’ingresso dei loro figli a scuola, è spesso legata a come i coetanei reagiranno a questa nuova situazione.


Numerose testimonianze raccolte nel libro “Cara Adozione 2” (edito da ItaliaAdozioni) offrono uno spaccato delle esperienze vissute da chi ha affrontato l’adozione all’interno del contesto scolastico, rivelando come la scuola rappresenti tanto un luogo di formazione quanto di crescita personale.

Lo racconta Laura, oggi adulta, ricordando con amarezza quei primi giorni di scuola in Italia dopo essere stata adottata: “Mi piaceva imparare, ma i miei compagni mi prendevano in giro per come leggevo, per come parlavo e per la mia bassa statura”. Questo è continuato per tutti gli anni delle elementari e medie, fino alla terza liceo, quando Laura si fa bocciare pur di cambiare classe. Un’esperienza che mette in luce quanto il contesto scolastico incida profondamente sull’autostima e sul benessere emotivo di un bambino adottato. Il ruolo degli insegnanti è, in questo, cruciale: in quanto educatori, dovrebbero essere in grado di captare ogni situazione rischiosa e farsi interpreti delle difficoltà che un alunno può riscontrare, specialmente se arrivato da poco in un nuovo Paese, tenendo conto del suo vissuto personale e sociale, e compiendo scelte didattiche rispettose del relativo percorso di vita. Alessandra, maestra di Matteo, sarà sempre ricordata con profonda gratitudine da mamma Cristina per essersi accorta della fragilità del suo bambino e averla saputa trasformare in un’opportunità di valorizzazione delle diversità e incoraggiamento sviluppo emotivo. Lo stesso coraggio ha dimostrato Romina durante l’esame di terza media, scegliendo di parlare dell’adozione per aiutare i professori a comprendere meglio le difficoltà che i ragazzi adottati possono incontrare a scuola. Se Romina è riuscita a superare certi momenti difficili, è anche grazie al sostegno di chi aveva intorno.

Inclusione e valorizzazione delle diversità sono temi su cui le scuole lavorano molto: avvicinare i bambini alla tematica adottiva rappresenta un’occasione di crescita per tutti, adulti e studenti. In questo contesto si inseriscono le Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati, che introducono la figura del docente Referente per l’Adozione, vale a dire un insegnante formato che, all’interno del proprio istituto scolastico, possa essere punto di riferimento per i colleghi laddove necessario. Questa figura svolge un ruolo essenziale nell’assicurare che le specificità del percorso adottivo siano comprese e rispettate. Ma proprio perché l’esperienza scolastica, basata sulla valorizzazione delle diversità e l’inclusione, è fondamentale in un più ampio percorso di crescita personale e familiare, è importante riconoscere che anche i ragazzi possono insegnare agli adulti. Nella loro capacità di accogliere e di comprendere, i bambini possono essere guide preziose verso una società più inclusiva e rispettosa delle differenze.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

Exit mobile version