La rassegna di 80 capolavori dei più importanti artisti italiani del secondo dopoguerra, curata dalla direttrice della GNAM Renata Cristina Mazzantini insieme allo studioso Luca Massimo Barbero, approda ai Musei Reali di Torino, nelle Sale Chiablese, dal 19 ottobre 2024 al 2 marzo 2025.
È una mostra dedicata ai capolavori dei più importanti artisti italiani del secondo dopoguerra, protagonisti di una stagione artistica irripetibile, testimonianza di un significativo rinnovamento sia stilistico che di contenuti, sostenuto dal rapporto trentennale che questi artisti ebbero con la soprintendente dell’epoca, Palma Bucarelli che ne intuì il potenziale rivoluzionario.
La mostra, prodotta dai Musei Reali e da Artemisia, voluta e resa possibile da Mario Turetta, Capo Dipartimento per le attività Culturali del Ministero della Cultura e direttore delegato dei Musei Reali di Torino, celebra 21 artisti che hanno animato il panorama dell’arte moderna italiana, come ha ribadito la direttrice della GNAM Renata Cristina Mazzantini: ” La mostra vuole mettere in luce la qualità, non sufficientemente percepita, delle ineguagliabili collezioni della GNAM e di porre al tempo stesso l’attenzione sul ruolo da protagonista che la Galleria rivestì nella costituzione del patrimonio artistico italiano moderno e contemporaneo, soprattutto grazie al rapporto attivo che, nei suoi tre decenni al vertice della Galleria, la Soprintendente Palma Bucarelli seppe intrecciare con gli artisti più significativi e innovativi di quella così alta stagione, da Burri a Fontana fino a Pascali.”
Il percorso espositivo suddiviso in dodici sale sviluppa un avvincente percorso che mette in evidenza quello che fu un vero e proprio “movimento artistico tellurico” del quale si esplorano le radici e per la prima volta è possibile vederli fuori della
collezione della GNAM.
Luca Massimo Barbero ha sottolineato che: “Per l’arte italiana si tratta dei protagonisti germinali, oggi identificati come gli interpreti internazionali dell’allora contemporaneità.”
Il “cardine della mostra” si ha nel confronto tra due grandi protagonisti indiscussi: Lucio Fontana e Alberto Burri. 11 delle loro opere più famose vengono accostate in modo inedito, il grande “Concerto spaziale. Teatrino” del 1965 di Fontana e “Nero Cretto G5” del 1975 di Burri.
Il fermento artistico e creativo che si sviluppò a Roma tra gli anni ’50 e ’60 è rappresentato in mostra da un enorme décollage di Mimmo Rotella del 1957, a testimoniare l’importanza della Contemporaneità c’è un’altra sala dedicata a Michelangelo Pistoletto e a Emilio Isgrò, per proseguire in un emozionante dialogo tra alcune opere di Mario Schifano e altrettanto straordinari lavori di Pino Pascali, dissacrante artista concettuale, che con la sua opera originalissima “Primo piano labbra” del 1964, è stato scelto come “logo” della mostra. Una mostra che intende rivolgersi a pubblici cosmopoliti, mettendoli in relazione con le principali istanze dell’arte contemporanea che si manifestarono in uno straordinario periodo storico che dischiuse a tutti gli artisti un panorama nuovo.
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