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Una corda al collo e un coltello al cuore

Disagio giovanile, etere digitale e cultura della violenza. Dal virtuale al reale, un confine ormai sfumato

Italia-Dal chiaroscuro confuso e mutevole delle mode contemporanee i giovani emergono gravemente feriti. È sotto gli occhi di tutti. Non solo i giovani di 20 anni, di 18, di 15, anche i bambini: 10 anni, litiga con un 13enne per il pallone, lo accoltella alla coscia. Ed è solamente l’ultima di un assurdo carosello di violenze perpetrate da mani acerbe, che non dovrebbero nemmeno trovarsi nella condizione di reggere un coltello contro un coetaneo.

15 anni si suicida vittima di bullismo in classe, 12 anni accoltella il compagno di scuola perché ha dovrebbero bastare a comprendere che esiste un grande e complesso problema.

Tra i tanti elementi che lo compongono ce n’è uno che esiste da sempre e, nonostante non sia possibile trovare una correlazione diretta con queste tragedie, appare oggi a molti più evidente di altri: la moda. Senza ovviamente voler invocare la censura, è noto che le mode portino con sé alcune derive negative. Un gruppo di persone, che accorda il proprio sentire e si comporta di conseguenza, può spesso avere effetti pericolosi.

Le mode

Non che sia una novità. È Giacomo Leopardi nelle sue Operette morali a raccontare il dialogo tra le personificazioni della Moda e della Morte. La prima si presenta alla seconda come sua sorella e le rammenta il legame che condividono aggiornandola su tutte le nuove tendenze imposte agli essere umani che possono esser causa di malattia o morte.

Leopardi si riferiva alle mode nate in seno alla nuova società della produzione industriale ma le mode esistono da sempre e continuano ad evolversi, non solo nella sostanza, ma anche nella forma. E Il modo in cui esse venivano veicolate ai tempi di Leopardi non serve dire quanto distante sia da quello che noi viviamo.

Le mode passano oggi principalmente attraverso internet e sono diventate di tantissime forme differenti. Si diffondono capillarmente e possono durare pochi giorni come anni, comunque sopravvivono in un’effimera, eppure reale, memoria condivisa.

Si sommano in una montagna invisibile di materiale digitale di più svariata natura, dal quale eventualmente ripescare quando non si riesca a trovare la novità “virale”. Se già Leopardi intravedeva i pericoli legati alle mode nella società del consumo, sarebbe interessante conoscere la sua opinione sui tempi odierni.

Caratteristiche della diffusione di una moda

Prima della nascita del mondo digitale, un’abitudine, un comportamento, un modo di vestire, aveva una diffusione molto più graduale, nel tempo e attraverso gli strati della società. Oggi invece le mode acquisiscono nel giro di poche ore dimensioni già mastodontiche e toccano in una certa misura ogni singolo individuo.

La ragione è da ricercarsi nei social network e nella creazione di modelli di riferimento con cui gli utenti, specialmente i più giovani, che sono cresciuti insieme a queste nuove piazze mediatiche, entrano in contatto quotidianamente, spendendo spesso ore osservando il loro modo di comportarsi, ascoltando le cose che dicono. 

Un passaparola molto più rapido, accompagnato da innumerevoli immagini e video, che permette a molte più mode di prendere piede e, a quelle più solide di sopravvivere nel tempo e rafforzarsi.

Se già 200 anni fa la moda rappresentava un problema non di poco conto per un intellettuale come Leopardi, oggi, con gli strumenti tecnologici a disposizione e la libertà con cui si affrontano certe tematiche (violenza, pornografia, criminalità, etc..) si può supporre che una moda abbia risvolti ancora più significativi sulla società.

L’influenza dei media che rappresentano la violenza

Prendiamo ad esempio la musica trap. Come moda ha un’ampia diffusione, ascoltata volentieri anche dai ragazzi molto giovani che abbiano accesso a un telefono cellulare. Come ogni moda legata a un genere musicale determina anche uno stile di vita da seguire, in questo caso spesso votato alla violenza, all’abuso di sostanze e altri comportamenti non certamente virtuosi.

Sono però numerosi gli studi che affermano che la rappresentazione di violenza nei media non ha una correlazione diretta con l’esercizio della violenza nella vita reale. 

Ma è importante considerare la differenza fondamentale che c’è tra una rappresentazione finzionale (film, videogioco, fumetto, romanzo) e quella verosimile dei social e della musica. Non è detto che la violenza raccontata in un video musicale, in un post di TikTok o Instagram, sia vera, ma è perlomeno verosimile.

Non c’è un accordo di finzione ben chiaro tra l’autore e il fruitore, come invece può accadere per un videogioco come il famoso GTA, terrore di milioni di genitori. Quello che si vede sui social è vita vera e anche se qualcuno lo mette in dubbio, non c’è comunque una certezza assoluta.

Bisognerebbe affrontarli con spirito critico o, al limite, in modo puramente descrittivo, senza però esaltarli.

Non censura, ma consapevolezza

Non si dimentichino quanto alcuni generi musicali, siano stati demonizzati nel corso degli scorsi decenni: il rock, la musica hip-hop (di cui la trap è una diretta discendente), il metal e molti altri. Non è giusto considerare l’idea di mettere un veto a un certo genere musicale, a maggior ragione quando sia voce delle proteste giovanili o espressione di un disagio sociale legato a condizioni di povertà. 

Ma sarebbe bene iniziare a considerare  con maggior attenzione come le mode si siano evolute e influenzino la società tutta, diffondendo consapevolezza. Forse si potrebbe iniziare a limitare parzialmente l’accesso al mondo digitale ai più piccoli, come già è stato suggerito da qualcuno.

Conoscendo quante sono oggi le ore che in media un minorenne (e non solo) passa ogni giorno di fronte a uno schermo e connesso ad internet sarebbe irresponsabile sostenere l’impossibilità di un’influenza.

Sta ai più grandi e agli organi istituzionali far sì che questa influenza diventi quanto più possibile costruttiva.

Non è semplice risolvere i problemi sociali che danno adito a prodotti culturali che rappresentano orgogliosamente atti criminosi, anche inseriti in un contesto reale. Ma la società del consumo non dovrebbe promuoverli senza riserve solamente perché convenienti, dovrebbe invece caricarli della responsabilità necessaria alla loro fruizione.

crediti immagine: generata con AI di proprietà del Nuovo Terraglio

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