Il Comune di Treviso mette un argine all’uso incontrollato dell’intelligenza artificiale negli uffici pubblici. La giunta di Ca’ Sugana ha approvato il primo settembre un nuovo regolamento dedicato all’impiego degli strumenti di IA nella pubblica amministrazione, con l’obiettivo di accompagnare la trasformazione digitale senza mettere a rischio dati, privacy e affidabilità dei procedimenti amministrativi.
TREVISO. Il provvedimento, corredato da un apposito allegato, recepisce le indicazioni della normativa europea e punta a definire regole precise per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale all’interno dell’ente. Treviso si colloca così tra le amministrazioni italiane che hanno scelto di intervenire con una disciplina specifica su una tecnologia ormai sempre più presente anche nel lavoro quotidiano degli uffici pubblici.
Il nodo della “Shadow AI”
Uno dei principali rischi individuati dall’amministrazione è quello della cosiddetta “Shadow AI”: l’utilizzo, da parte dei dipendenti, di piattaforme di intelligenza artificiale disponibili gratuitamente online senza che queste siano state preventivamente autorizzate o sottoposte ai necessari controlli.
Strumenti apparentemente innocui, utilizzati magari per velocizzare la stesura di un testo, riassumere un documento o elaborare informazioni, possono invece creare problemi rilevanti quando vengono utilizzati con dati relativi a cittadini, imprese o procedimenti amministrativi.
Il rischio riguarda soprattutto la gestione delle informazioni inserite nei sistemi esterni e il loro eventuale riutilizzo. A questo si aggiunge un secondo problema: le cosiddette “allucinazioni” dell’intelligenza artificiale, ovvero la produzione di risposte inesatte o completamente inventate ma presentate dal sistema con apparente sicurezza.
Un errore in un’attività interna può essere facilmente corretto. Diverso è il caso in cui un risultato generato dall’IA finisca per influenzare un procedimento amministrativo, un parere o un servizio rivolto direttamente a cittadini e imprese.
Stop alle piattaforme non autorizzate
Per questo il nuovo regolamento introduce una linea netta: negli uffici comunali non potranno essere utilizzati strumenti di intelligenza artificiale non omologati dall’ente.
«Il problema di fondo è che questo ambito non era ancora normato – spiega Alessandro Manera, vicesindaco e assessore alla Digitalizzazione –. Mancava un libretto delle istruzioni a una macchina già avviata e noi abbiamo creato le basi».
L’amministrazione pone particolare attenzione alla differenza tra strumenti liberamente accessibili e sistemi nei quali sia possibile garantire maggiori livelli di controllo e sicurezza.
«Se si interroga un sistema ad accesso libero, si forniscono informazioni che poi vengono rielaborate e riutilizzate. Ma se queste informazioni riguardano i cittadini, si viola la loro privacy», sottolinea Manera.
La scelta del Comune è quindi quella di limitare l’utilizzo delle piattaforme gratuite e consentire l’impiego di sistemi che offrano adeguate garanzie sotto il profilo della sicurezza, delle fonti e della gestione dei dati.
Una “Sandbox” per sperimentare senza rischi
La stretta, però, non significa chiudere le porte all’innovazione. Al contrario, il Comune ha previsto anche uno spazio dedicato alla sperimentazione.
Si tratta della “Sandbox”, un ambiente isolato dalla rete operativa dell’amministrazione nel quale sarà possibile testare nuovi strumenti e software di intelligenza artificiale senza esporre i sistemi comunali e i dati utilizzati nei normali procedimenti.
È una sorta di area protetta nella quale verificare potenzialità e limiti delle nuove tecnologie prima di un eventuale utilizzo all’interno degli uffici.
La filosofia scelta da Ca’ Sugana appare dunque chiara: non frenare la digitalizzazione, ma governarla. L’intelligenza artificiale può diventare uno strumento per rendere più efficienti i servizi pubblici, ma il suo utilizzo deve avvenire all’interno di regole precise, soprattutto quando entra in gioco la gestione di dati personali e informazioni amministrative.
Il Comune di Treviso prova così a trasformare una tecnologia ancora in rapida evoluzione da possibile fattore di rischio a strumento regolamentato, mettendo al centro sicurezza, responsabilità e tutela dei cittadini.
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