Dal 13 settembre all’11 ottobre concerti in tutta la Marca Trevigiana
Con l’11° crociera organistica, un’ idea del compianto Riccardo Moscatelli, inizia questo festival, uno dei più longevi della Marca, che ha ben ragione di essere dato il cospicuo e prezioso patrimonio organistico presente nelle nostre chiese, con strumenti come i Nacchini e i Callido, che hanno una tradizione che proviene dal passato, ma anche con il nuovo patrimonio organario, come quello Dell’Orto e Lanzini della Chiesa di san Giuseppe del 1990, o quello della Chiesa-auditorium di Santa Caterina, un Francesco Zanin del 1998 , oppure quello a Salgareda nella Chiesa arcipretale di San Michele Arcangelo, un Andrea Zeni, 1999.
Chiaramente un patrimonio così cospicuo ha avuto la necessità di essere restaurato nel tempo e il contributo della Fondazione Cassamarca è stato sostanziale, soprattutto negli anni ‘90 e lo stesso festival ha collaborato nello stendere un progetto di restauro sistematico.
Il Festival collabora inoltre con parrocchie e comunità locali, offrendo consulenza sia per il recupero degli organi antichi sia, in alcuni casi, per la costruzione di nuovi strumenti meccanici, concepiti secondo precise scuole costruttive e sonore e in rapporto ai repertori nati per esse.
La storia del Festival Organistico Internazionale “Città di Treviso e della Marca Trevigiana” prende forma nel 1988 attorno al nuovo organo Franz Zanin della chiesa di Santa Bona. È intorno a quello strumento, appena inaugurato, che maturano le prime idee di una rassegna organistica internazionale. Fra i protagonisti c’era Andrea Marcon, allora giovanissimo musicista appena rientrato dagli studi alla Schola Cantorum Basiliensis di Basilea e destinato a imporsi tra le figure più autorevoli della musica antica sulla scena internazionale.


Il 15 settembre 1989 l’organista olandese Peter Westerbrink apre ufficialmente la prima edizione con un recital dedicato alla scuola della Germania settentrionale. La prima locandina dice già molto delle intenzioni: accanto ai concerti compaiono seminari dedicati all’“Orgelbüchlein” di Bach e all’opera organistica di Sweelinck. Il Festival nasce dunque non soltanto per programmare concerti, ma per costruire intorno all’organo occasioni di studio, conoscenza e ascolto.
E proprio per questo questo festival è famoso anche per l’opera di formazione, studio, nuovi interpreti. Quella vocazione continua negli anni con seminari, conferenze e corsi di perfezionamento. Andrea Marcon dirige per dieci anni quelli dedicati alla musica antica; successivamente Roberto Antonello guida i corsi di interpretazione della letteratura organistica francese sull’organo di Salgareda. Tra docenti e ospiti passano da Treviso musicisti e studiosi del calibro di Gustav Leonhardt, Luigi Ferdinando Tagliavini, Michael Radulescu, Harald Vogel, Oscar Mischiati, Alberto Basso, Marie-Claire Alain, Daniel Roth, Naji Hakim, Jan Raas e Jean-Claude Zehnder.
Ed anche quest’anno il festival non si smentisce per l’alta qualità degli interpreti che sono stati invitati. In particolare è da segnalare la presenza di David Kiefer, durante un altro degli appuntamenti immancabili del festival, il Concerto Promenade, in cui il pubblico passa di chiesa in chiesa per ascoltare i vari tipi di organo. David Kiefer ha vinto la 17ª edizione del Concorso Organistico Internazionale Gottfried Silbermann; è stato inoltre nominato Giovane Organista dell’Anno 2026 da ECHO.
Ricordiamo infatti che la dimensione europea è uno degli sviluppi più importanti di questa storia. Nel 1997 il Festival di Treviso si fa promotore del Comitato Europeo delle Città d’Organi Storici, nato per riunire città dotate di importanti strumenti storici e impegnate nella loro conoscenza e valorizzazione. Nel 1999 il Comitato assume formalmente il nome ECHO – Europae Civitates Historicorum Organorum e stabilisce inizialmente la propria sede a Treviso.
ECHO nasce infatti come rete di città, non di festival: ciascuna aderisce portando la propria tradizione organistica e si avvale della realtà che sul territorio ne cura la valorizzazione. La Città di Treviso rappresenta così l’Italia attraverso il Festival Organistico Internazionale “Città di Treviso e della Marca Trevigiana”.

Tra i progetti più recenti c’è anche ECHO for Peace, nato nel 2025 come iniziativa comune della rete per affidare alla musica un messaggio di pace. Dopo la prima edizione, che ha coinvolto almeno 14 città europee, il progetto è proseguito anche nel 2026, riunendo decine di città con concerti, cori, musicisti e altri momenti pubblici dedicati al dialogo, all’unità e alla pace.
Ma il festival organistico ha anche una pluriennale collaborazione con il festival di Asolo Musica, che quest’anno compie 50 anni di attività. Il rapporto con Asolo Musica – Veneto Musica ha radici lontane e passa anche attraverso le attività formative del Festival. Un momento decisivo arriva con le Celebrazioni Callidiane del 2013-2014, per le quali Asolo Musica viene individuata dalla Regione del Veneto come soggetto attuatore: Asolo Musica e il Festival realizzano insieme un articolato programma dedicato a Gaetano Callido e alla sua eredità, con particolare attenzione agli strumenti conservati nella Marca, una masterclass internazionale sugli organi trevigiani, il convegno “La ‘lezione’ del Professor d’organi Gaetano Callido” alla Fondazione Levi di Venezia e una pubblicazione discografica e scientifica dedicata all’organaro veneto.
Inoltre tra gli anni Novanta e Duemila il Festival affianca all’attività concertistica una produzione discografica di circa venti CD, spesso registrati sugli organi storici di Treviso e della Marca e costruiti attorno al rapporto fra repertorio, interprete e caratteristiche dello strumento.
Tra i protagonisti figurano soprattutto Andrea Marcon e Roberto Antonello,.
Una parte della produzione ottiene importanti riconoscimenti internazionali, tra cui il Premio della Critica Discografica Tedesca, il Diapason d’Or e il Premio internazionale del disco “Antonio Vivaldi” della Fondazione Giorgio Cini, contribuendo alla circolazione europea del lavoro svolto a Treviso sugli strumenti e sui repertori.
Quindi con quasi quarant’anni di attività il Festival Organistico internazionale ha costruito un patrimonio che non riguarda soltanto gli strumenti, ma anche conoscenze, esperienze, relazioni e modi diversi di avvicinare il pubblico all’organo. È da questa storia, senza trasformarla in una formula da ripetere, che il Festival si rinnova ogni anno.
Oggi la manifestazione si misura con tempi, risorse e modalità di ascolto profondamente cambiati rispetto a quelli in cui è cresciuta, e adegua a essi la propria azione, mantenendo al centro ciò che ne ha determinato la nascita: gli organi, la musica e il rapporto fra strumenti, interpreti e repertori. Il cartellone continua così ad affiancare musicisti affermati e nuove generazioni, a mantenere aperte le relazioni internazionali e a sperimentare forme diverse di incontro con il pubblico.
Guardare avanti, per il Festival, significa anche questo: non conservare la propria storia come un repertorio di meriti, ma continuare a usare ciò che quella storia ha costruito. A cominciare dagli organi di Treviso e della Marca, restituiti negli anni alla loro funzione più vera: essere suonati, ascoltati e conosciuti.
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