Pubblichiamo con piacere un commento fatto dal nostro lettore Alessandro Giordano, che si rivolge al nostro Direttore per sottolineare lo stato della Biblioteca Comunale.
Gentile Direttore mi consenta un breve commento all’articolo sulla presentazione della nostra biblioteca.
Spero possa essere di stimolo per una pacata, discussione su un tema non molto, nella nostra Città esplorato ed approfondito.
Sembra sentir dire “meno se ne parla meglio è”.
Ed ancora: “A che – e a chi – serve una Biblioteca Comunale”?
Questa domanda, se posta, non merita risposta Meglio il silenzio.
Io invece parlo e Le scrivo.
Mettiamola così.
La nostra biblioteca è stata, ed è, luogo di “poco conoscere” e ancor meno luogo di “approfondito e quieto studiare”.
Al piano superiore gli studenti o i comuni lettori – quest’ultimi di fatto inesistenti per motivi di mancanza totale di spazi o luoghi a loro destinati – frequentano accalcati su panche e tavoloni degni di una poco dignitosa “mensa aziendale”.
Peraltro con meno comodità di quest’ultima, allineati ed incolonnati come sardine, senza spazi di manovra per “prender posto a sedere o lasciare il posto per uscire”.
Senza disturbare gli altri come si dovrebbe fare per rispetto dell’altro a te vicino.
Mancano spazi per depositare in sicurezza zaini cappotti, indumenti ed altro ancora.
Non parliamo, per carità cristiana, degli spazi esterni che dovrebbero essere destinati a prender un po’ di aria specialmente quando piove.
Il piano terra andrebbe profondamente rivisto come dislocazione ed utilizzazione dei due ambienti dedicati alla lettura;
• emeroteca: ridicola 4 persone sedute riempiono la stanza. Non c’è altro luogo ove leggere il giornale salvo utilizzare i vicini spazi destinati ai bambini.
Doveva essere transitorio, e limitato nel tempo, il trasloco della sala lettura e giochi bimbi dalla vicina e più ampia “Casa dei bambini e bambine” (oggi chiusa e sigillata per effetto del fallimento della società proprietaria) di cui abbiamo già tanto letto e detto.
“Temporaneità” divenuta (per decesso dell’oggetto) “definitività”.
Questo, gentile direttore è un “vulnus” inaccettabile per una Città come la nostra.
Sembra inutile dirlo.
Il “dado sembra essere già stato tratto”.
Una Biblioteca (beninteso degna di questo nome) “..non serve..”
Altre le priorità!!!
Altri i progetti!
Altre le scelte!
“Ne parleremo, se mai ne parleremo, alle calende greche”.
***
Fine della trasmisione.
Scrive con una certa amarezza il vs lettore che qui si firma con cordialità.
Alessandro Giordano
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