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Comunque vada, sempre grazie Gemini

KO di Milano a Scafati, Treviso a zero punti. Fischi al Palaverde. Cose da serie A. E a casa nostra? Anzi, in quel di Puglia? La Gemini esce sconfitta, e sono quattro consecutive. Da seconda in classifica, la compagine mestrina scivola nella Terra di Mezzo. È da lì che sono partiti gli eroi di Tolkien che alla fine, ricordiamolo, hanno vinto, pur tra mille difficoltà. Una cosa so: comunque vada, sempre grazie Gemini.

MESTRE – Ho ancora negli occhi la sconfitta di domenica scorsa, e mi ero presa del tempo per scrivere. Del tempo perché di cose tecniche, anche se le “mastico”, non scriverò mai. Perché queste pagine raccontano storie di vittorie e sconfitte, gioie e dolori di uno sport che la città aveva perso da oltre un trentennio.

E se devo andare al Taliercio a vedere la Gemini perdere, va bene lo stesso. Questa società ha riportato a Mestre la gioia dei fine settimana, quando gioca in casa. Nella sua casa.

E questo è un fatto. Incontrovertibile.

Vorrei vedere Gemini – Basket Mestre 1958 prima in classifica? Ovvio. Vorrei vederla vincere sempre, come quando ha fatto saltare le coronarie a tutti i presenti poco meno di un mese fa? Eccome.

Vorrei vedere in tutti i giocatori in campo i famosi “occhi della tigre” e non qualche accenno di triste melanconia?

Credo non serva risposta.

Fatto salvo che entrare in dinamiche di squadra non è lo scopo di chi scrive. E dovrebbe essere, anzi deve essere “cosa” solo della società e del tecnico.

Ed è nei momenti di massima difficoltà che i tifosi – invece di fischiare la squadra stile Palaverde – possono fare la differenza.

E quindici pazzi eroi la differenza l’hanno fatta eccome, andando ieri a Ruvo di Puglia. Come hanno giustamente scritto “Abbiamo vinto noi”.

I 15 eroi di Ruvo: Mario, Francesco, Davide. Andrea, Paolo, Stefano, Davide, Bruno, Thomas, Christian, Gianmaria, Francesco, Adriano, Giancarlo, i 15 biancorossi che questo weekend si sono fatti 1600 km in meno di 24h. credits Basket Mestre 1958

È questo il famoso “tifo che vorrei” e che sono grata di vedere ogni volta che metto piede al Taliercio.

Anche domenica 5 novembre, dopo una partita che non è andata come tutti avremmo voluto, giocatori in primis – che non vanno in campo per perdere, ricordiamocelo sempre – alla fine tutto il pubblico era lì a sostenere la squadra.

E i protagonisti, che avrebbero solo voluto scappare in spogliatoio – come ho visto fare migliaia di volte – hanno fatto il giro del campo e si sono andati a prendere l’abbraccio della curva.

Come quando la famiglia intera si stringe intorno a quello che in quel momento sta peggio.

Ecco. Questo è il punto.

Per la prima volta nella mia vita, domenica 5 novembre ho svestito la neutralità giornalistica e ho comperato la sciarpa di una squadra. Da vera tifosa. Manco ai tempi d’oro ce l’avevo. Domenica 5 novembre, invece, ho pensato di fare “un atto di fede e di speranza” verso chi mi ha fatto cambiare pigerrime abitudini e mi ha riportato a vivere in prima persona il mio grande amore: lo sport.  

Il basket.

Quindi, grazie Gemini Mestre. Sempre.

Alla prossima in casa io, che sono un’inguaribile romantica, mi auguro il palazzetto pieno. Con lo stesso entusiasmo di sempre. E forse anche di più.

Contestare una squadra che perde è facile ma non serve a niente, se non a creare fratture in un mondo che comunque è magico anche così.

Perché ogni partita è a sé stante e a giocare ci sono persone. Alcune, oltretutto, non in perfetta forma fisica. Potremmo parlare di allenamenti che negli ultimi tempi hanno sofferto gli acciacchi di qualcuno. Potremmo parlare di una squadra che non è riuscita, proprio a fronte degli infortuni, a girare come aveva girato fino a qualche settimana prima. In preparazione e in campo.

Ma non è che, improvvisamente, i valori di coloro che poche settimane fa venivano osannati siano svaniti nel nulla come per magia, eh.

Non è che i tiri alla Elastic Man siano finiti in un’altra dimensione. Né tantomeno le penetrazioni, i rimbalzi, i recuperi. Gli assist. Quelle giocate che ti fanno saltare dalla sedia sono sempre lì. Nella testa, nelle gambe e soprattutto nel cuore di chi ha scelto di fare della propria irrefrenabile passione un mestiere.

E che, per questo, sa che potrà essere immensamente amato ma anche pesantemente avversato se “non gira” come dovrebbe girare.

Ecco perché, proprio adesso, è il momento di fare quadrato più che mai. Perché la squadra ha perso quattro partite consecutive e scenderà in campo con un cuore grande come una casa e una fottutissima paura di perdere. Di nuovo.

Se non provi a salire in alto, non rischi di cadere. Resti immobile.

Ma se cadi, ti puoi rialzare.

E tornare a brillare.

Poi, se la prossima fosse ancora una sconfitta, ricordiamo che siamo lì dopo “oltre 30 anni senza Basket Mestre al Taliercio”.

Da ripetere in un loop infinito, in attesa di ritrovare il più ampio dei sorrisi. Che arriverà. Sono i corsi e ricorsi storici di cui ha ben scritto un tale che si chiamava Giambattista Vico.

Buon Basket a tutti.

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