Il viaggio di Aziza verso la libertà è cominciato. La studentessa afghana sarà accolta a Padova nelle prossime settimane
PADOVA – La vita di Aziza, una giovane studentessa di Giurisprudenza dell’Università di Kabul, è cambiata radicalmente quando la guerra in Afghanistan ha tolto le speranze di istruzione alle donne. Le restrizioni imposte dai talebani le hanno rigettate nel buio dei matrimoni combinati, nel burqa e nel silenzio all’interno delle proprie mura domestiche.
La storia di Aziza è arrivata in Italia grazie alla giornalista padovana Pamela Ferlin, che l’ha raccontata in una rubrica quotidiana su “Il Corriere”. Una toccante testimonianza poi raccolta nel libro “In questa notte Afgana”, edito da Piemme.
Attraverso una serie di complesse pratiche burocratiche, risolte grazie all’aiuto dell’Università di Padova e dell’associazione Soroptimist, Aziza è riuscita a ottenere un passaporto e un visto per l’Iran, da dove presto prenderà un volo per l’Italia. La sua destinazione finale è l’Università di Padova, che l’accoglierà nelle prossime settimane.
Un ponte Kabul-Padova per Aziza
Proprio l’ateneo patavino, grazie a una catena di solidarietà attivata tramite Sostieni Unipd, ha raccolto i fondi necessari per coprire le spese di vitto e alloggio di Aziza per il primo anno di studi. La residenza sarà fornita dall’Esu, mentre le spese accademiche saranno coperte da una borsa di studio erogata da Soroptimist.
Students at Risk
L’intera storia di Aziza è stata raccontata ieri nell’Aula Nievo di Palazzo Bo a Padova, durante il convegno “Dalle zone a rischio all’Università di Padova. Il fundraising per le opportunità di studio” a cui sono intervenuti Monica Fedeli, prorettrice alla Terza missione e rapporti con il territorio, il giornalista Fausto Biloslavo, il direttore di Corriere del Veneto, Corriere del Trentino, Corriere dell’Alto Adige, Corriere di Bologna Alessandro Russello, l’assessore regionale Cristiano Corazzari, la giornalista Pamela Ferlin, il direttore dell’Esu di Padova Gabriele Verza, il giornalista Toni Capuozzo, Elisa Massacesi, Human Resources manager di Lundbeck, Rita Chiappa, program director del Club Soroptimist, e Geneviève Henrot, docente e membro del Club Soroptimist.
Tuttavia non è la prima volta che l’Università di Padova, con il programma Students at Risk, si mobilita per garantire il diritto allo studio a chi ne è privato. In un recente articolo comparso sul Corriere del Veneto, Gioia Grigolin (dirigente area comunicazione, marketing e fundraising per l’Ateneo) ha ricordato che sono ben 123 le borse di studio – ognuna corrispondente a 8.500 euro – già riservate a ragazzi e ragazze provenienti da situazioni di pericolo o in fuga dal loro Paese. Di questi, 55 sono afghani, ma molti altri provengono dall’Ucraina e presto anche dalla Striscia di Gaza.
Una storia a lieto fine
La gioia per la storia a lieto fine di Aziza è palpabile. La studentessa, che in preda alla disperazione aveva dichiarato “se non mi ammazzano i talebani, mi ammazzo io“, ora vede una luce di speranza per il suo futuro come donna libera e istruita.
Una storia simile è quella della studentessa afghana Negina Salehi, sostenuta dal Rotary Club Padova 2060 e da altri Club Rotary, raccontata in questo video.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

