A distanza di dieci anni, il ricordo di quel terribile pomeriggio quando un tornado si abbatté sulla Riviera del Brenta
Mestre – Mercoledì 8 luglio del 2015, verso le cinque del pomeriggio, il cielo era nero come quello di ieri, più o meno nella stessa zona, solo qualche ora più tardi. Ma quel giorno arrivò anche un boato. Un tornado stava attraversando la Riviera del Brenta con raffiche di vento tra i 270 e i 320 chilometri l’ora.
Mira, Dolo e Cazzago di Pianiga, furono le zone più colpite, 500 le case danneggiate, danni per 55 milioni di euro. Il bilancio fu di un morto, Claudio Favaretto, e 72 feriti.
Claudio Favaretto è morto nella notte, dopo essere stato tirato fuori dalla sua Panda. L’auto su cui viaggiava era stata sollevata con forza dalla potenza devastante della tromba d’aria che ha travolto la Riviera del Brenta. É stata scaraventata fuori dalla carreggiata di via Stradona a Porto Menai. L’uomo aveva 63 anni.
fino a Mestre….
Ma arrivò anche a Mestre. Io stavo guidando, stavo ritornavo a casa e mi fermai sotto un cavalcavia, dietro altre auto. Presi il cellulare e chiamai mia figlia che abitava a Mogliano. Per sentire dov’era e se andava tutto bene. Tutto ok, poi la comunicazione si interruppe.
Sembrava di essere a Beirut
“Sembrava di essere a Beirut – scriveva cinque anni dopo Cristina Colombera – Arrivando in macchina lungo la Riviera del Brenta, la sensazione era di trovarsi sospesi tra realtà e immaginazione. Non poteva essere vero, non era possibile che case, alberi, ville venete, aziende intere fossero state distrutte come sotto un bombardamento“.https://ilnuovoterraglio.it/quello-che-mi-ha-insegnato-il-tornado/
Villa Fini
La dimora storica, di proprietà privata, è un ammasso di macerie da quell’ 8 luglio 2015. Il suo nome completo è Villa Toderini – Fini, costruita intorno al 1665. Una villa veneta dunque, la vera villa veneziana di campagna, con corpo padronale, barchesse, oratorio e giardino all’italiana, dove i veneziani erano soliti trascorrere i lunghi mesi della villeggiatura.
La tromba d’aria dell’8 luglio 2015 l’ha quasi completamente rasa al suolo, rendendola suo malgrado il simbolo della calamità naturale. Ora anche simbolo dell’immobilismo.
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