Site icon Il Nuovo Terraglio

Violenza minorile e responsabilità educativa: un’emergenza da affrontare insieme

violenza giovanile

Il CNDDU: “Serve un Piano Nazionale per la prevenzione. La scuola non può restare sola”

LUCCA- Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani intende intervenire con fermezza e lucidità in merito ai fatti gravissimi emersi dall’inchiesta della Procura dei Minori di Ravenna. Coinvolti sono undici adolescenti, tutti tra i sedici e i diciassette anni, accusati di reati estremamente violenti, tra cui l’aggressione a un’educatrice e un tentato omicidio. Dinanzi a simili eventi, non possiamo limitarci a reagire con l’indignazione del momento o rifugiarci nell’impotenza. È necessario aprire una riflessione seria, profonda e scomoda sulla direzione che sta prendendo la nostra società, e in particolare sulla condizione dell’adolescenza più fragile e invisibile.

Questi giovani, quasi tutti minori stranieri non accompagnati, in prevalenza di origine tunisina, non sono il frutto di un caso, ma di un sistema che ha smesso da tempo di interrogarsi sulle proprie responsabilità educative. Sono ragazzi cresciuti ai margini, spesso senza figure adulte stabili, inseriti in contesti di accoglienza più simili a contenitori amministrativi che a spazi educativi. In molti casi, ciò che viene chiamata “accoglienza” si rivela in realtà un’attesa vuota, priva di prospettive formative, affettive e culturali. Ed è in quel vuoto — sociale, affettivo, educativo — che la violenza diventa un linguaggio, una forma di riconoscimento, un’identità alternativa.

Le forme di devianza giovanile di cui oggi discutiamo con sgomento non sono soltanto responsabilità individuali. Sono anche e soprattutto indicatori evidenti di un malfunzionamento strutturale: un’educazione pubblica indebolita, una coesione sociale che si frantuma, un’incapacità diffusa di leggere e governare la complessità delle trasformazioni demografiche e culturali in atto.

La scuola, in questo scenario, è chiamata ancora una volta a svolgere un ruolo che va ben oltre l’istruzione formale. Deve farsi presidio di legalità, inclusione, prevenzione e ricostruzione del senso civico. Ma non può riuscirci da sola. Occorrono strumenti adeguati, una visione politica coerente e un’alleanza effettiva tra istituzioni scolastiche, servizi sociali, enti locali e mondo associativo.

Perché tutto questo accada, è urgente che il mondo della scuola torni al centro delle politiche pubbliche con interventi mirati. Serve ripensare radicalmente i percorsi di integrazione dei minori stranieri non accompagnati, attraverso progettualità personalizzate, accompagnamenti costanti, continuità educativa. Serve la presenza di figure professionali preparate a gestire la complessità: psicologi, mediatori interculturali, educatori scolastici. Serve un curricolo che dia realmente spazio all’educazione civica, ai diritti umani, alla gestione dei conflitti, come pratiche quotidiane e condivise, non come semplici contenuti da erogare.

Proponiamo che venga istituito un vero e proprio Piano Nazionale per la Prevenzione della Violenza Minorile, che adotti un approccio multidisciplinare e coinvolga più ministeri: giustizia, istruzione, lavoro, politiche sociali. Un piano che preveda anche percorsi di giustizia riparativa e reintegrazione sociale per quei giovani che hanno già commesso reati, affinché il carcere non sia l’unico orizzonte possibile.

Quello che è accaduto a Ravenna non è solo un fatto di cronaca, ma uno specchio nel quale la nostra società è chiamata a guardarsi con onestà. Se la violenza diventa il solo linguaggio accessibile per chi si sente escluso da ogni altro codice relazionale e culturale, la risposta non può essere solo repressiva. Occorre investire, con decisione e lungimiranza, nella scuola come luogo di riscatto, di appartenenza, di costruzione del futuro.

La responsabilità educativa è oggi una sfida collettiva. La scuola è pronta a fare la propria parte, ma ha bisogno che le istituzioni e la società tutta facciano lo stesso. Non c’è più tempo per delegare, rinviare o minimizzare.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

Exit mobile version