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Villa Sugana Persico ora Rossi

villa rossi maserada

Un altro gioiello vicino a noi

MASERADA SUL PIAVE (TV)- In occasione delle Giornate di Autunno del FAI, che si sono svolte in tutta Italia l’11 e il 12 ottobre, nella provincia di Treviso, oltre al gettonatissimo sito della Tomba Brion a san Vito D’Altivole, che ha dovuto disporre una serie di parcheggi ed addirittura un punto di ristoro per le lunghe file di visitatori che si sono create, la chiesa di Santa Lucia a Biadene e la Chiesa di san Pietro e Paolo a Castello di Roguanzuolo, una vera chicca ci è stata proposta a Maserada sul Piave, la villa Sugana Persico Rossi.

E’ una delle ville più antiche in provincia di Treviso e pare fosse in origine un convento ospedaliero di ordine delle Paoline.  Nel 1400 fu acquisito dalla famiglia greca dei  Papadopoli e fu convertito in una sontuosa dimora nobiliare e di villeggiatura, che venne ampliata con l’aggiunta di costruzioni agricole e scuderie per fattore e lavoranti.  Nel 1500 fu saccheggiata, insieme al paese, nel corso della guerra di Cambrai (1508-16) dai Lanzichenecchi. 

Nel 1600 il complesso apparteneva al canonico della città di Treviso, Mons. Ferdinando Sugana Collalto, Vicario generale francescano, che fece costruire sulla precedente cappella del convento, l’oratorio pubblico, dedicandolo a San Francesco d’Assisi. Nel 1700 divenne proprietà del nobile Nicola Gigameide di Treviso. Nel 1800 più di cinquemila soldati francesi, guidati da Napoleone Bonaparte, entrarono in Maserada, saccheggiando il paese per tre giorni e la villa che, ulteriormente devastata, divenne poi la sede del comando francese.

Nel 1831 la villa, appartenente al Conte Marco Moretti fu Antonio, fu venduta nel 1840 al mercante ebreo Laudadio Eludi Beceaco e successivamente nel 1850 passò al Conte Matteo Persico. 

Nel Risorgimento fu sede del comando austriaco e durante la I guerra Mondiale,  essendo la sede del comando italiano, fu bombardata. Nell’ultimo periodo della II Guerra Mondiale fu la sede del distaccamento del comando tedesco, che ne continuò l’opera devastatrice. 

Nel 1934 fu acquistata dalla famiglia del Dott. Rossi, i cui figli sono gli attuali proprietari.

La villa successivamente è stata riportata all’antico splendore, grazie ad accurati interventi di restauro fra gli anni 40 e 60 del Novecento. All’interno della villa si dispiega un ampio ciclo di affreschi, riproducenti scene bibliche ed epiche, allegorie, paesaggi e rovine, temi tipici del tempo del pittore Paolo Caliari, detto il Veronese (1528- 1588), che con  suo figlio Carletto e il fratello Benedetto, fondarono la scuola detta “ la bottega dei Caliari”. Il capitello di una colonna , dipinta sul soffitto a volta dell’ultimo piano, riporta infatti una sigla che appartiene all’autore.

Il salone passante al piano terra del corpo centrale è arricchito da un lavamani in pietra precedente alla decorazione degli affreschi. Un finto loggiato recupera una tradizione tardo cinquecentesca efficace per impaginare la sequenza narrativa. Le grandi scene sono di effetto visivo, ma di non precisa identificazione. A destra dell’ingresso principale una porta immette in un piccolo ambiente detto “salottino di Cleopatra” dove sono raffigurati episodi incentrati sulla regina d’Egitto, perfettamente conservati. Un’apertura di servizio introduce in un ampio ambiente destinato a partire dall’Ottocento alle attività di bachicoltura. 

Nel salone del teatro finti apparati arti tettonici riquadrano scene a carattere storico e allegorico. Due porte sul lato settentrionale conducono a delle piccole stanze dove sono presenti brani di pittura a soggetto venatorio. Un’apertura ad oriente conduce alla barchessa, ampio ambiente destinato a partire dall’ottocento alla attività di bachicoltura e all’oratorio dedicato a San Francesco. Un ampio apparato pittorico di significato allegorico e religioso si dispiega anche negli ambienti del piano nobile, replicando un modello affine a quello del salone delle Allegorie, ma impreziosito da un soffitto a volta interamente affrescato.

La villa non è normalmente aperta al pubblico perché non abitata dalla proprietà, che però mantiene l’edificio in ottimo stato conservativo. Gli ambienti interni totalmente affrescati sono di grande impatto visivo. Piacevole l’esterno inquadrato tra cedri del Libano e oleandri multicolori. 

Quindi ancora una volta la mission del FAI è stata raggiunta: farci conoscere le bellezze nascoste del nostro territorio per amarlo ancora di più e divenire cittadini responsabili per la sua conservazione e fruizione.

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