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Ambrogio Bongiovanni – Il Mediterraneo, crocevia di teologie e culture

mar mediterraneo

Ambrogio Bongiovanni propone una visione del Mediterraneo come spazio vivo di dialogo interreligioso e riflessione teologica, capace di generare ponti di pace in un mondo attraversato da crisi e divisioni

ROMA. Il Mediterraneo come spazio di incontro, dialogo e riflessione teologica, è questa la visione proposta da Ambrogio Bongiovanni, docente alla Pontificia Università Gregoriana, direttore del Centro Studi Interreligiosi del medesimo ateneo e presidente della Fondazione Magis, intervenuto in occasione di un confronto sul ruolo della teologia nei contesti contemporanei, svolto durante la conferenza internazionale della Fondazione Centesimus Annus pro Pontifice.

Secondo Bongiovanni, «si sta sviluppando sempre più una teologia contestuale, capace di leggere i segni dei tempi e di radicarsi nei luoghi concreti della storia». E il Mediterraneo, grazie anche all’impulso di Papa Francesco, diventa sempre più oggetto e soggetto di riflessione teologica.

Non solo teatro di crisi e tragedie – come le migrazioni e i naufragi che ne segnano drammaticamente le cronache – ma anche luogo di relazioni antiche, di scambi, di saperi condivisi tra culture e religioni diverse, il Mediterraneo rappresenta per il professore «uno spazio dove trarre insegnamento non solo dagli scontri del passato, ma soprattutto dai tanti incontri che hanno segnato la sua storia».

La cosiddetta “teologia dal Mediterraneo” si configura quindi come un pensiero che riflette sulle specificità culturali e religiose del bacino mediterraneo, ponendosi l’obiettivo di costruire ponti di pace e di dialogo interreligioso. «È una teologia – ha spiegato Bongiovanni – che guarda ai contesti con grande interesse e che cerca di arricchire il pensiero cristiano contemporaneo mettendolo in relazione con le altre tradizioni e culture».

Un messaggio chiaro in un tempo segnato da tensioni globali: la teologia può e deve farsi strumento di pace, a partire da una comprensione profonda dei contesti e da un dialogo autentico tra le differenze. E il Mediterraneo, da sempre cuore pulsante di civiltà, può tornare ad essere laboratorio di riconciliazione e convivenza.

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