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Via D’Amelio, 33 anni dopo: la cultura come presidio di legalità

Il Ministero della Cultura ricorda Paolo Borsellino e la sua scorta: “La memoria è un dovere civile, la cultura è l’antitesi della mafia”

ROMA – A trentatré anni dalla strage di Via D’Amelio, il Ministero della Cultura si unisce con profondo rispetto al ricordo delle vittime: il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

“È stato un infame attacco alla nostra storia repubblicana, e oggi è un monito costante”, ha dichiarato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli.

Nel giorno della memoria, il Ministero riafferma il proprio impegno nel coltivare la cultura della legalità attraverso musei, archivi, teatro e iniziative sul territorio.

“La memoria del sacrificio di questi uomini straordinari è un patrimonio civile da custodire e trasmettere, soprattutto alle giovani generazioni. La cultura è l’antitesi della mafia: Cosa nostra attecchisce dove regna ignoranza, bruttezza e isolamento sociale”, ha aggiunto il Ministro.

Nel solco di questa consapevolezza, il Ministero ribadisce la centralità della cultura come strumento di educazione, inclusione e contrasto a ogni forma di criminalità organizzata.

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