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Vertice NATO di Ankara, Meloni: “Più sicurezza, ma gli investimenti restino in Italia”

Summit NATO

Si è concluso ad Ankara il vertice NATO 2026, due giorni di lavori che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito “brevi ma intensi”, segnati dal deterioramento della crisi in Iran e dal confronto sul futuro sostegno all’Ucraina

ANKARA. Nella conferenza stampa di mercoledì, Meloni ha tracciato il bilancio della partecipazione italiana al summit, toccando i temi della spesa per la difesa, delle materie prime critiche, dello Stretto di Hormuz e dei rapporti con l’amministrazione Trump.

Il messaggio del vertice: un’Alleanza unita

Secondo Meloni, il segnale più importante emerso da Ankara è quello di “un’alleanza unita, consapevole delle sfide che ha di fronte, determinata a rafforzarsi”. L’Italia, ha detto, ha portato al tavolo un’idea di sicurezza che va oltre la difesa in senso tradizionale, includendo la protezione delle infrastrutture critiche, la sicurezza energetica, la cybersicurezza, la resilienza delle catene di approvvigionamento e la capacità di risposta alle emergenze — dai sabotaggi ferroviari alla protezione dei confini.

La spesa per la difesa: 2,8% del PIL

Meloni ha ricordato che l’Italia si è presentata al vertice con una spesa per difesa e sicurezza pari al 2,8% del PIL, in crescita dello 0,71% rispetto all’anno precedente. Ha rivendicato un approccio “sostenibile”, con tempi e priorità stabiliti autonomamente dal Governo italiano. Ha inoltre insistito sul fatto che il contributo italiano alla NATO non si misura solo in termini contabili: quasi 3.000 militari italiani sono impegnati nei principali teatri dell’Alleanza, il numero più alto tra tutti i paesi membri.

Un passaggio è stato dedicato alla qualità, oltre che alla quantità, della spesa: Meloni ha osservato che la guerra in Ucraina ha dimostrato come un carro armato da milioni di euro possa essere distrutto da un drone da 20mila euro, e ha sollevato il tema della dipendenza dalle materie prime critiche — sei delle dodici individuate dalla NATO come strategiche sono controllate da un solo paese, in alcuni casi fino al 70% della produzione mondiale. Da qui l’appello a investire nella base industriale e tecnologica europea: “Se investiamo nella nostra difesa, quei soldi devono restare in Italia, nelle nostre fabbriche, nella nostra ricerca, nei nostri territori.”

Ucraina: sostegno confermato, ma modalità ancora da definire

Interrogata sul pacchetto NATO da 70 miliardi di euro annui in armamenti ed equipaggiamento per l’Ucraina, Meloni ha chiarito che l’Italia sta valutando gli strumenti più efficaci per proseguire il proprio sostegno, senza escludere né confermare la partecipazione diretta a quel fondo. Ha ribadito che il contributo italiano continuerà, con un focus particolare sulla resilienza energetica ucraina — richiesta esplicitamente da Kiev, dato che alcune aziende italiane producono generatori necessari al paese. Il bilaterale con Zelensky della mattinata, ha detto, “è andato molto bene”. Sulla partecipazione italiana ai prossimi appuntamenti — il Vertice dei Volenterosi di lunedì a Parigi e la festa nazionale francese di martedì — Meloni ha annunciato che sarà rappresentata dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani, mentre il Presidente della Repubblica Mattarella sarà presente alle celebrazioni del 14 luglio.

Iran e Medio Oriente

Sulla crisi in corso in Iran, Meloni si è detta “molto preoccupata” per il rischio di contagio ad altri quadranti della regione, ribadendo di non aver perso la speranza in una soluzione negoziale: “Finora l’opzione militare non ha portato risultati così concreti.” Ha confermato che l’Italia non parteciperà agli attacchi contro l’Iran, mantenendo la linea adottata fin dall’inizio del conflitto. Ha inoltre accolto con favore la notizia di un nuovo round di colloqui tra Israele e Libano, previsto a Roma per il 15 e 16 luglio, definendolo un riconoscimento della credibilità italiana costruita anche grazie alla missione UNIFIL.

I rapporti con Trump

Alla domanda su un recente post di Donald Trump percepito come critico nei confronti dell’Italia, Meloni ha replicato di non voler tornare sull’argomento, ribadendo però di non pentirsi dell’investimento politico fatto sull’unità dell’Occidente, definendolo frutto di una “strategia dettata dalla convinzione, non dalla convenienza elettorale”. Ha inoltre escluso che si sia discusso al vertice di un possibile ridimensionamento delle truppe americane in Europa o della questione Groenlandia, pur non escludendo in linea di principio un futuro riequilibrio della presenza USA nel continente nell’ambito del cosiddetto “burden shifting” tra le due sponde atlantiche.

Fianco Sud e Piano Mattei

Meloni ha infine rivendicato l’attenzione riservata al fianco Sud dell’Alleanza, sottolineando che le minacce ibride di oggi — dalla migrazione al controllo delle catene di approvvigionamento — non provengono solo dal fronte orientale. Ha collegato il tema alla cooperazione con l’Africa per l’accesso alle materie prime critiche, nell’ambito del Piano Mattei, chiedendo per il Mediterraneo la stessa attenzione garantita finora al fianco Est europeo.

La conferenza si è chiusa con un ringraziamento al presidente turco Erdoğan per l’ospitalità del vertice e con un bilaterale dedicato alla cooperazione italo-turca, dalla difesa al contrasto dell’immigrazione illegale.

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