Martedì la decisione dei giudici di Parigi sull’interdizione dai pubblici uffici. In gioco non c’è soltanto il futuro della leader del Rassemblement National, ma anche l’assetto della corsa all’Eliseo del 2027
PARIGI – Per Marine Le Pen si avvicina il giorno della verità. Martedì la Corte d’Appello di Parigi si pronuncerà sul ricorso presentato dalla leader del Rassemblement National contro la condanna che le ha imposto l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Una decisione destinata ad avere conseguenze profonde non solo sul suo futuro personale, ma sull’intero panorama politico francese in vista delle elezioni presidenziali del 2027.
A 57 anni, tre volte candidata all’Eliseo e figura simbolo della destra nazionalista francese, Le Pen resta una delle protagoniste più accreditate della prossima sfida presidenziale. L’esito del procedimento giudiziario stabilirà se potrà essere ancora lei a guidare il partito nella corsa alla successione di Emmanuel Macron oppure se il testimone passerà definitivamente al suo giovane delfino, Jordan Bardella, presidente del partito e volto emergente della nuova generazione del movimento.
Nonostante l’incertezza, Le Pen ha mostrato pubblicamente fiducia. «Se potrò candidarmi, lo farò», ha dichiarato nei giorni scorsi, ribadendo di essere pronta ad affrontare qualsiasi scenario. Dietro le dichiarazioni ufficiali, tuttavia, nel partito cresce la consapevolezza che una conferma dell’interdizione rappresenterebbe un duro colpo politico e simbolico.
La vicenda nasce dalla sentenza pronunciata nel marzo dello scorso anno, quando il tribunale di Parigi riconobbe Le Pen colpevole di appropriazione indebita di fondi del Parlamento europeo. Secondo l’accusa, il Rassemblement National avrebbe utilizzato risorse destinate agli assistenti parlamentari europei per finanziare attività e personale impiegati in Francia tra il 2004 e il 2016.
Insieme ad altri ex eurodeputati, collaboratori e responsabili amministrativi del partito, Le Pen è stata condannata a una pena detentiva di quattro anni, di cui due sospesi, oltre alla sanzione che le impedisce di ricoprire incarichi elettivi per cinque anni. Una sentenza che provocò un acceso dibattito politico in Francia e suscitò reazioni anche a livello europeo.
La leader del RN ha sempre respinto le accuse, denunciando un procedimento a sfondo politico e sostenendo che il partito abbia agito nel rispetto delle norme. Nel corso del processo d’appello ha ammesso possibili errori amministrativi nella gestione di alcuni collaboratori, ma ha negato l’esistenza di un sistema organizzato per deviare fondi europei.
I magistrati dell’accusa hanno invece sostenuto che Le Pen avrebbe consolidato e strutturato pratiche già utilizzate negli anni precedenti dal padre Jean-Marie Le Pen, storico fondatore del Front National. Per questo motivo hanno chiesto la conferma dell’interdizione quinquennale e un inasprimento della pena detentiva.
Gli scenari possibili sono diversi. L’ipotesi più favorevole per la leader dell’estrema destra sarebbe l’assoluzione, considerata però poco probabile dalla maggior parte degli osservatori. Più realisticamente, la Corte potrebbe confermare la colpevolezza riducendo la durata dell’interdizione o eliminandola del tutto.
Un eventuale divieto limitato a due anni o meno consentirebbe infatti a Le Pen di tornare eleggibile prima del primo turno delle presidenziali, previsto per il 18 aprile 2027. Resterebbe tuttavia aperta la questione della concreta possibilità di condurre una campagna elettorale efficace qualora dovesse scontare misure restrittive o forme di controllo giudiziario.
La sentenza sarà osservata con attenzione anche all’interno del Rassemblement National. I sondaggi continuano a indicare il partito come una delle principali forze politiche del Paese e sia Le Pen sia Bardella vengono accreditati di un facile accesso al secondo turno.
Tuttavia, la possibile candidatura di Bardella presenta incognite non trascurabili. Pur godendo di una forte popolarità tra gli elettori più giovani e di una notevole esposizione mediatica, il trentenne leader è considerato meno esperto rispetto alla sua mentore. Negli ultimi mesi è stato inoltre oggetto di polemiche per la sua vita privata e per alcune divergenze emerse all’interno del partito, soprattutto sulle politiche economiche, dove sostiene posizioni più liberiste rispetto alla linea tradizionale del movimento.
Sul fronte elettorale, gli istituti demoscopici continuano a offrire scenari contrastanti. Alcune rilevazioni attribuiscono a Le Pen concrete possibilità di vittoria in un eventuale ballottaggio contro esponenti della sinistra radicale o del centro moderato. Altre indicano invece nell’ex primo ministro Édouard Philippe il candidato più competitivo per fermare l’ascesa della destra nazionalista.
Qualunque sarà il verdetto della Corte d’Appello, la decisione segnerà una tappa cruciale della politica francese. Per Marine Le Pen si tratta probabilmente dell’ultima occasione per conquistare l’Eliseo dopo oltre un decennio di tentativi. Per la Francia, invece, la sentenza potrebbe ridefinire gli equilibri della corsa presidenziale e aprire una nuova fase nella competizione tra destra, centro e sinistra.
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