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Venezia, 11 settembre 1919: “Andiamo, è tempo di partire per Fiume”

Alle prime ore del pomeriggio il Comandante Gabriele d’Annunzio abbandona la casetta rossa che affaccia su Canal Grande.

Dalla sera prima ha la febbre alta ma questa non ha scalfito la sua  determinazione a partire per la grande impresa. I lineamenti del volto sono tesi per l’entusiasmo e arrossati dalla temperatura corporea. Ha lavorato tutta la notte per scrivere numerose lettere agli amici, pagine del suo memoriale e comunicati per i giornali.

Un lento e rumoroso motoscafo si avvicina alla sponda del canale più famoso al mondo; Gabriele D’Annunzio lo sta già aspettando. Indossa uno spolverino bianco da viaggio sulla divisa di tenente colonnello dei Lancieri di Novara con i segni delle decorazioni al valore e la placca di mutilato. Il cielo è appena velato in quel giovedì di settembre.

La barca ha già accostato e senza attendere che la cima sia legata alla riva, il fedele  attendente di guerra Rossignoli balza dentro  per porgere il braccio a D’Annunzio, che vi sale.

Ripartono verso S. Giuliano percorrendo la strada acquea fino alla terraferma;  lì ha ordinato di portare  la sua automobile Fiat 4. Dopo almeno mezz’ora sono a S. Giuliano; ad aspettarli sulla riva sono l’aviatore Guido Keller e il tenente Frassetto. C’è solo il tempo per un’ultima foto sotto la pensilina del tram.

Prima di lasciare la sua dimora veneziana Gabriele D’Annunzio ha incaricato il tenente Sanguineti di consegnare personalmente questa lettera a Benito Mussolini: “Mio caro compagno, il dado è tratto. Parto ora. Domattina prenderò Fiume con le armi. Il Dio d’Italia  ci assista. Mi levo dal letto febbricitante ma non è possibile differire. Ancora  una volta lo spirito domerà la carne miserabile. Riassumete l’articolo che pubblicherà la Gazzetta del Popolo e date intera la fine. E sostenete la causa vigorosamente durante il conflitto. Vi abbraccio. 11 settembre 1919  Gabriele d’Annunzio”.

In pochi giorni era avvenuto ciò che in cuor suo sperava da tempo: ricongiungere Fiume alla madrepatria per dar sfogo a quel sentimento italiano che la città del Carnaro aveva dimostrato. Donarla all’Italia contro la volontà degli alleati, contro il volere dei croati e soprattutto  contro l’ignavia del  Governo italiano. era il suo sogno.

Tratto da “Le cinque giornate” di Fiume di Silvia Moscati

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