Dall’Oscar alle sale è tutto un’altro giro.
Thomas Vintenberg ci regala una pellicola bizzarra e intensa, che celebra la vita fuori da ogni canone e falsi idoli.
È cinema d’autore in grado di pilotare un bolide senza uscire di strada capace di vincere l’Oscar come miglior film straniero.
Ci racconta senza colpo ferire della vita di 4 amici che impartiscono lezioni in un liceo ammaliati dallo studio dello psichiatra norvegese Finn Skarderud secondo cui un leggero stato alterazione alcolica sia di estremo interesse per il corpo umano.
Insomma vivere leggermente brilli, trascinare le ore con un pizzico di alcool e via andare, su di tutti uno dei 4 amici, quello più desideroso di svoltare nell’ebbrezza,vista la sua vita.
Canovaccio teoricamente strampalato che si tiene bene in piedi senza stampelle per la sua struttura narrativa ben delineata,seppur attorniata dal mood audace.
Balli, champagne e birra per colmare il deficit di alcool con cui veniamo al mondo, 2 bicchieri al giorno possono persino incrementare successi e azioni, vagando in un mondo che si sbarazza di inibizioni e blocchi.
Un viaggio tra la sopportazione dello stato di coscienza e l’anestesia fuorviante dei gradi alcolici.
Tutto incoraggiante finché si parla di incipit e la deriva arriva con la partita che diventa patologica perché l’esperimento sfugge di mano e i 4 amici si ritrovano arrovigliati e imbrigliati in una matassa di quelle poco inclini all’uscita.
Il giusto equilibrio salta e nel dilagare dell’abuso tutto cambia e arrivano altri giri di walzer.
Al cinema “Un altro giro” diretto da Thomas Vintenberg.
Intravisti per voi di Mauro Lama
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