Correva il 1976 e l’Italia vinceva la sua ultima Coppa Davis, anzi la penultima dopo il trionfo di ieri a Malaga.
E se l’aggiudicava a Santiago del Cile sotto la dittatura di Pinochet il 19 dicembre, ma la partecipazione alla finale scatenò una vera e propria ridda di polemiche.
Era giusto onorare lo sport in una finale? Ma sopratutto chi avrebbe dovuto decidere in merito? La Federazione tennis, il Coni, o “attraverso un ace“ il governo?
Il pubblico italiano aveva opinioni spaccate in due, l’atmosfera politica era pesante e avrebbe potuto condizionare l’esito del torneo, ma la squadra partì verso il Cile alla conquista della famigerata insalatiera d’argento. Decisa a vincere su due fronti, il campo e la storia.
E dopo i due singolari vinti da Corrado Barazzutti e Adriano Panatta ecco il doppio decisivo e vincente, giocato proprio dagli stessi due che scesero in campo con una maglietta rossa.
Che rappresentava l’opposizione, quella che trascinava nel cuore il presidente Salvador Allende, ucciso nel colpo di stato.
47 anni fa, fino ad oggi quando a Malaga Sinner e Arnaldi trionfano e riportano a casa la Davis, con Filippo Volandri come Nicola Pietrangeli che sul podio alzando il trofeo riavvolge il nastro, senza net.
Instacult di Mauro Lama
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