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Tina Merlin, una voce della verità


nel 100° anniversario dalla sua nascita, Se La Luna la ricorda

Il 22 ottobre alle 17,45 l’associazione Se La Luna ha ricordato con un’intensa serie di letture tratte da i libri di Tina Merlin, questa donna eccezionale, che ebbe un ruolo fondamentale nella vicenda del Vajont.

Ricordiamola in una breve biografia. Tina Merlin nasce a Trichiana il 19 agosto del 1926 in una famiglia di contadini-migranti. La sua infanzia è dura: deve lavorare e non riesce neanche a prendere la licenza elementare.

E in questo le letture, fatte da Elena , sono state illuminanti in questo senso, in quanto Tina Merlin nel suo libro La casa sulla Marteniga, racconta di come la sua famiglia fosse nella sua miseria anche una delle più privilegiate, avendo un piccolo appezzamento di terra coltivato dalla madre perché il padre e il fratello erano migranti per lavoro, mentre sua sorella lavorava già a servizio e lei spesso doveva sostituirla, sottostando alle angherie dalla farmacista da cui lavorava.

Ma l’esperienza che le cambiò la vita fu quella della Resistenza, dove affiancò il fratello Toni, che morì il 26 aprile del 1945, un giorno dopo la Liberazione. In un altro brano di questo libro racconta di come seppe della morte di Bill (questo era il suo nome di battaglia) e come reagirono i compagni di lotta, il paese e la madre.

Sempre riguardo la sua esperienza nella Resistenza, altre pagine molto toccanti sono state scritte su Menica, una donna che aveva un piccolo negozio di montagna e che aiutava alcuni ragazzi partigiani della Valbelluna, che andavano a rifornirsi da lei di viveri, e che lei chiamava i desperes.

Cristina Andreola ha letto in modo molto espressivo e coinvolgente il momento del suo arresto, dell’interrogatorio e delle brutalità che ha subito, pur di non confessare i nomi di questi ragazzi che potevano essere i suoi figli e il modo in cui è stata lasciata nel terreno del cimitero del paese in una notte di vento sferzante di una notte stellata.

L’impegno della Resistenza dà una sferzata alla sua vita. Capisce che il suo ruolo è quello di lottare contro i soprusi sociali e politici. E così dal 1951 inizia la sua carriera di giornalista nel quotidiano L’Unità. E in questo ruolo entra in contatto con gli abitanti di Erto e di Casso e con le loro preoccupazioni sulla diga in costruzione.

Dal libro Sulla pelle viva, pubblicato solo nel 1983, Cristina Andreola ha letto dei brani che descrivevano in modo straziante il dopo disastro e quali danni materiali e morali sarebbero dovuti essere sanati dai responsabili. In quest’ultimo anniversario del disastro della Diga del Vajont, molti hanno chiamato in causa l’intelligenza artificiale, pensando a come avrebbe saputo prevedere e prevenire ciò che è successo.

In realtà le cassandre umane c’erano già , ma sono state inascoltate. E Tina Merlin, nelle pagine del suo libro, lette da Elena Galimberti, ha ripercorso la vicenda attraverso i personaggi che l’hanno vissuta: il conte Volpi da Misurata, Giorgio Piaz , il geologo esperto delle Dolomiti e molti altri.

Cristina Andreola invece ha letto l’ultimo fatidico giorno, il 9 ottobre, prima del disastro. Come è stato rimandato l’ultimo sopralluogo richiesto urgentemente e come si pensasse di evacuare le zone in pericolo. Ma alle 22,39 arrivò un lampo accecante, un’onda che si alzò dalla caduta di un enorme masso del monte Toc.

E Marco Paolini, che cosa c’entra in tutta questa storia? Un giorno ritornando dalle vacanze in montagna che faceva con i suoi d’estate, compra in una edicola di una stazione il libro di Tina Merlin e da lì nasce lo spettacolo che ha commosso e commuove ancora.

Questo perché il punto di vista della Merlin è come quella di un falco che ha una prospettiva a volo d’angelo, dall’alto, da sopra.

E a Roberto Duprè è stata lasciata la lettura finale di questo reading , che ha commosso per il contenuto e l’interpretazione: il ricordo di Marco Paolini bambino che vede la madre piangere al sentire la notizia del disastro; il Piave che trasportava nel suo letto giù di tutto; la consapevolezza che questa frana è la più grande dopo quella avvenuta nel Pamir, zona di grandi vette e grandi ghiacciai.

Si è conclusa così questa splendida commemorazione di Tina Merlin, che attraverso le parole dei suoi libri sembrava viva e presente tra coloro che hanno assistito al reading, lasciandoci un messaggio rimbombante: ecco si fa a lottare in una vera democrazia.

Inoltre un particolare plauso va a Fatima Bechini, relatrice dell’evento, nonchè colei che ha selezionato i testi per intessere il fil rouge del reading.

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