Oltre 14mila visitatori in quattro giorni, 161 espositori da tutta Italia e un’edizione che ha unito tradizione, innovazione e sostenibilità
VENEZIA – – Si è chiusa con un bilancio più che positivo la terza edizione del Salone dell’Alto Artigianato Italiano, ospitata negli spazi monumentali dell’Arsenale. In quattro giorni la manifestazione ha registrato circa 14mila visitatori, confermandosi come punto di riferimento nazionale per la promozione dei mestieri d’arte e delle eccellenze italiane.
Con 161 espositori provenienti da tutta Italia, il Salone ha offerto al pubblico un vero e proprio viaggio nelle botteghe e nei laboratori, mettendo in mostra lavorazioni in legno, vetro, tessuti, ceramica, metalli, carta, pietre e materiali preziosi. Un mosaico di saperi che racconta storie di famiglie, comunità e territori, in un dialogo costante tra tradizione e innovazione.
L’iniziativa, promossa dal Comune di Venezia e organizzata da Vela spa, si inserisce nel progetto “Venezia e la sua laguna: gestione e valorizzazione dei flussi turistici” sostenuto dal Ministero del Turismo, con l’obiettivo di tutelare e rilanciare i Comuni a vocazione culturale legati al patrimonio Unesco. Anche quest’anno l’evento ha ottenuto la certificazione ISO 20121 per la gestione sostenibile, confermando l’impegno verso pratiche rispettose dell’ambiente e della comunità.
Il sindaco Luigi Brugnaro ha sottolineato come l’artigianato rappresenti “la spina dorsale della cultura e dell’economia italiana, capace di conservare la tradizione e al tempo stesso innovare, creare lavoro e generare bellezza”. Ha poi annunciato la prossima edizione, in programma dall’1 al 4 ottobre 2026, ribadendo il ruolo di Venezia come palcoscenico naturale per celebrare il fare italiano.
Gli spazi delle Tese e delle Nappe si sono trasformati in laboratori a cielo aperto, dove i visitatori hanno potuto osservare dal vivo le tecniche di lavorazione e comprendere il valore culturale e umano dei manufatti. Le categorie merceologiche rappresentate hanno spaziato dai gioielli all’arredo, dalla liuteria alla sartoria, fino ai mestieri tipicamente veneziani come il vetro, i merletti, i mosaici e la tessitura.
Accanto alle esposizioni, il Salone ha ospitato talk, presentazioni e momenti di confronto che hanno messo in dialogo tradizione e contemporaneità. Tra gli appuntamenti più significativi, il convegno sul restauro della cantoria della Scuola Grande di San Rocco, testimonianza concreta del ruolo insostituibile dell’artigianato nella tutela del patrimonio artistico.
Grande attenzione è stata riservata anche al futuro dei mestieri d’arte. La Tesa 113 ha accolto i progetti speciali di MUVE Academy, frutto delle collaborazioni con scuole e istituzioni culturali, mentre il Public Talk “I mestieri dell’arte. Musei in dialogo con le scuole” ha visto studenti, docenti e operatori discutere di trasmissione dei saperi, sostenibilità e innovazione. In questo contesto è stato presentato anche il progetto “Archivio delle Mani Maestre”, ideato da Patrizia Ramacci e curato da Gypsea: una collezione di calchi delle mani di artigiani contemporanei, simbolo di memoria viva e di continuità.
Non è mancata la valorizzazione delle tradizioni locali, con la presentazione della candidatura del merletto di Burano a IGP, promossa dall’Associazione Il Merletto di Burano, che riunisce cinque storici produttori dell’isola. Un passo importante per la tutela di una tradizione iconica e per la promozione delle maestranze veneziane.
“Il successo di pubblico e la qualità degli espositori dimostrano che c’è un grande desiderio di artigianato come esperienza autentica e come valore culturale” – ha commentato Alberto Bozzo, direttore commerciale del Salone. “Quest’anno abbiamo ampliato le categorie merceologiche e le dimostrazioni dal vivo, perché vedere gli artigiani all’opera è il valore aggiunto più grande di questa manifestazione. Il Salone è ormai diventato un appuntamento fisso per la città e per l’intero Paese, un’occasione per mettere in dialogo tradizione e innovazione, maestri e nuove generazioni”.
Anche Fabrizio D’Oria, direttore operativo di Vela spa, ha evidenziato la lungimiranza dell’amministrazione comunale nell’utilizzare l’Arsenale come spazio di incontro tra realtà produttive locali e operatori nazionali e internazionali. “Abbiamo registrato un entusiasmo straordinario da parte del pubblico: famiglie, giovani, appassionati e professionisti hanno affollato le Tese e le Nappe, vivendo da vicino i processi creativi”.
Il Salone dell’Alto Artigianato Italiano si conferma così non solo come vetrina di eccellenze, ma come luogo di dialogo e di trasmissione culturale, capace di unire memoria e futuro, tradizione e innovazione, in una città che da secoli è crocevia di arti e mestieri.
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