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Sior Pare e il lavoro al Porto

Corsi e ricorsi storici, diceva Giambattista Vico. Punti in cui la storia dell’umanità tutta deve passare e poi si ripropone in ogni sua variante. Io penso che sia così anche nelle vita delle persone. Si iniziano dei percorsi, e poi, per chissà quale motivo, ci si ritrova lì, nello stesso identico punto, dopo aver oltrepassato un determinato viaggio.

L’altro giorno è successo per il Sior Pare, nella maniera più inaspettata.

Il Sior Pare, finora non ve lo avevo mai detto, lavorava al Provveditorato al Porto di Venezia. Era capo magazziniere del Terminal 103 in Marittima. Lì arrivavano le merci da tutto il mondo per la fiorente industria tessile veneta e non solo, per quel boom della produzione iniziata negli anni ’60 e continuata fino a metà anni ’80.

Il 28 febbraio del 1987 fu messo di fronte ad una scelta: pre pensionamento a soli 49 anni o cassa integrazione fino a data da destinarsi e poi boh, probabile licenziamento. Io avevo 9 anni. Il Sior Pare pensò che in fondo, aveva cominciato a lavorare a 13 anni, 3 anni di militare… beh, il suo lo aveva anche fatto! Per cui decise per il pre pensionamento. La cosa fu per me meravigliosa, potevo finalmente godermi il mio “Pappo” (così lo chiamavo all’epoca) tutti i santi giorni!

Non che non avesse più voglia di lavorare, anzi! Il Sior Pare è sempre stato un uomo non capace di star fermo senza far niente, come lo è tuttora. Eppure lì scelse la famiglia, per uno stipendio migliore e anche per godersela finalmente un po’, sopratutto lui che i genitori non li ha praticamente conosciuti.

Gli mancava un sacco andare al lavoro, gli mancavano gli amici, le partite di Basket una volta a settimana con i colleghi, l’aver responsabilità. Ma poteva anche finalmente dare libero sfogo alla sua passione per la cucina, per il giardinaggio, per tutti quei lavori da fare a casa… Insomma, ne aveva di cose da fare!

Certo, andare in pensione così giovane, trovarsi a casa ancora nel pieno delle sue forze, avere una paga più bassa e dover mantenere una famiglia. Sono molti i pensieri. Eppure, in quel momento non c’era decisione migliore da prendere, almeno dal mio punto di vista.

Da quel giorno al Porto andò una volta sola, per portare della documentazione. Non è che puoi andare lì quando vuoi, anche se hai tanti amici. Devi passare i controlli, la dogana, ecc. Non so se questo sia stato un bene o un male per lui, amante dei ricordi.

Non ci fu più occasione, e nemmeno ricordo che abbia voluto tornarci, finché nel 2003 dovette venirmi a prendere lì di ritorno dal mio primo viaggio in Grecia. Sbarcavo giusto nel Terminal a lato. Lui mi aspettava giù, e intanto girava e guardava, come fosse ancora casa sua, per poi trasformarsi in una perfetta guida turistica!

Sior Pare attende il mio sbarco in Marittima

Da quella volta non ha più avuto modo di tornarci, fino a quando fato volle che l’unico posto libero per la vaccinazione fosse, indovinate un po’?

Marittima del Porto di Venezia, Terminal 103. Da non crederci. Glielo dico:

Un tuffo nei ricordi inaspettato.

La vita è strana, non smetterò mai di ripeterlo, ma la sua bellezza è data proprio da questo!

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