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Sior Pare e il caffè

Sior Pare e il caffè

Ognuno ha i propri riti quotidiani. Chi la colazione e il giornale al bar, chi la sigaretta o e chi il caffè. Il Sior Pare è da sempre un gran appassionato di caffè. Non solo come bevitore, ma anche come storia e manifattura.

Ma facciamo un passo indietro.

Sior Pare era l’ultimo di cinque fratelli e suo padre aveva dei negozi di pasticceria e dolciumi sparsi per Venezia. Dopo essersi ammalato e poi mancato, i negozi vennero venduti tutti, tranne uno in Salizada San Lio, a pochi passi da Rialto, anche se già facente parte del Sestiere di Castello.

Sior Pare aveva solo cinque anni e c’era la guerra, così lui e il quarto fratello andarono in collegio, mentre la sorella più grande iniziò a gestire la Bottega rimasta. Con gli anni passò in gestione da fratello a fratello, fino a quando toccò al giovane Sior Pare. Prima aiutava come garzone e poi la gestì lui con l’aiuto dei suoi gatti, il Moro e il Gigio.

Il Sior Pare ha sempre avuto questo talento innato nell’osservare come si fanno le cose e poi iniziare a farle lui stesso. Quella dote che ormai si è quasi del tutto persa di saper fare così un po’ di tutto, dall’idraulico, all’elettricista o al meccanico fino al cuoco. Eccolo quindi comprarsi i chicchi, tostarseli e infine macinarli per avere il suo caffè.

La pazienza del Sior Pare è quasi proverbiale, soprattutto quando si parla di caffè. Eccolo quindi seguire ogni giorno i suoi riti. Quando tutto il pranzo è ormai verso fine cottura, prende la sua vecchia caffettiera, esce in giardino e sparge i fondi tra le piante “cussì e cresse megio dopo! (Così crescono meglio dopo!)”. Rientra in casa, mette l’acqua, e poi aggiunge la sua speciale miscela e attende. Controllando sempre che il caffè non esca. Una volta pronto, lo spegne e lo lascia là.

Un celebre aforisma recita: “L’attesa del piacere è essa stessa piacere“. Ma il vero segreto sta tutto nel saper miscelare le cose.

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