13 luglio 2019. In una drammatica conferenza stampa Sinisa Mihajlovic allenatore del Bologna sorprende tutti questa volta non con una delle sue magistrali punizioni ma con una dichiarazione tout court che annuncia la sua malattia, una leucemia, precisando che lotterà in attacco.
Restare basiti è dir poco e la notizia fa immediatamente il giro del Campionato che ancora attende e non solo, vista l’enorme popolarità del campione.
Nato da mamma croata e padre serbo, passa attraverso la caduta dell’impero di Tito e di una guerra crudele e fratricida che segnerà gioco forza tutta la popolazione dell’ex Yugoslavia.
Ma lui Sinisa non si perde d’animo e gioca, gioca a calcio, al pallone che si rivela salvifico e ne esalta la grande personalità.
Da calciatore a mister, in ordine non propriamente cronologico Stella Rossa, Roma, Torino, Lazio, Inter, Samp e altre, ma forse a lui questo pensiero sarebbe piaciuto così.
Schietto, tagliente e appuntito, con quell’aria sfrontata e irriverente con i suoi splendidi Borsalino , dotato di quella cifra intellettiva sincera e semplice.
Mai banale e sempre incollato ai giovani , ai suoi ragazzi, che dopo le partite lo cercavano da sotto le finestre dell’ospedale Sant’Orsola a Bologna.
Un leone all’attacco, che quando ci capitava spesso di rivederlo anche dopo l’ultimo esonero rassicurava con il suo prendere di petto la brutta bestia che gli era capitata in un corpo sano.
Poi in un giorno piovoso come oggi la notizia che mai avremmo voluto arrivasse, “forti del suo essere forte”, all’attacco.
Ciao Sinisa, siamo sicuri che i tuoi calci di punizione faranno divertire anche lassù, saltando una barriera di angeli.
Photo by Ansa
Instacult di Mauro Lama
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