La mostra dell’artista veneziano Vedova, aperta al pubblico da venerdì prossimo 5 maggio, fino al 26 novembre, sarà una vera rivoluzione per tutti. L’evento apre un percorso inedito per l’M9 che, per la prima volta dalla sua inaugurazione nel 2018, sceglie l’arte contemporanea come strumento per esplorare e interpretare la storia.
Mestre – Per il visitatore della mostra dal titolo: “Rivoluzione Vedova” l’impatto è di quelli che lasciano il segno, soprattutto se ama l’arte contemporanea ed è affascinato dal personaggio Emilio Vedova. “Mai visto niente di così bello” è il commento più comune di chi ha potuto questa mattina visitare in anteprima la nuova esposizione. La particolarità sta anche nel fatto di sentirsi così coinvolti in uno spazio così grande, cosa non certo facile.
Nato a Venezia nel 1919 da una famiglia di artigiani-operai, Emilio Vedova inizia a lavorare intensamente da autodidatta fin dagli anni trenta. Nel 1942 aderisce al movimento antinovecentista ‘Corrente’. Partecipa tra il 1944 e il 1945 alla Resistenza e nel 1946, a Milano, è tra i firmatari del manifesto “Oltre Guernica”. Nello stesso anno, a Venezia, è tra i fondatori della Nuova Secessione Italiana poi Fronte Nuovo delle Arti. Nel 1948 partecipa alla sua prima Biennale di Venezia, manifestazione che lo vedrà spesso protagonista: nel 1952 gli viene dedicata una sala personale, nel 1960 riceve il Gran Premio per la pittura, nel 1997 riceve il Leone d’Oro alla carriera.
All’inizio degli anni 50, Emilio Vedova realizza i suoi celebri cicli di opere: Scontro di situazioni, ciclo della Protesta, ciclo della Natura. Nel 1954, alla II Biennale di San Paolo, vince un premio che gli permetterà di trascorrere tre mesi in Brasile, dove rimarrà colpito dalla realtà difficile di quel grande paese.
Nel 1961 realizza al Teatro La Fenice le scenografie e i costumi per Intolleranza ‘60 di Luigi Nono, con il quale collaborerà anche nel 1984 al Prometeo.
Dal 1961 lavora ai Plurimi, prima quelli veneziani poi quelli realizzati a Berlino tra il 1963 e il 1964, tra cui i sette dell’Absurdes Berliner Tagebuch ’64 presenti nel 1964 alla “documenta” di Kassel, dove ha esposto anche in numerose altre edizioni. Dal 1965 al 1967 lavora al Percorso/Plurimo/Luce per l’Expo di Montreal.
Svolge un’intensa attività didattica nelle Università americane e poi alla Sommerakademie di Salisburgo e all’Accademia di Venezia. La sua carriera artistica è caratterizzata da una costante volontà di ricerca e forza innovatrice. Negli anni 70 realizza i Plurimi/Binari del ciclo Lacerazione e i Carnevali; negli anni 80 produce i grandi cicli di “teleri” fino ai Dischi, Tondi, Oltre e …in continuum.
Vedova muore a Venezia il 25 ottobre del 2006.
Alla presentazione della mostra questa mattina, c’erano: Alfredo Bianchini, Presidente Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, Michele Bugliesi, Presidente Fondazione M9 – Museo del ’900, Gabriella Belli, Curatrice della mostra, Luca Molinari, Direttore scientifico M9 – Museo del ’900, Massimo Alvisi, di studio Alvisi Kirimoto, per il progetto architettonico.
Allestita al terzo piano, in un’area di 1.300 metri quadrati, la mostra è stata ideata e progettata dalla Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, coprodotta da M9 e curata da Gabriella Belli. Sono 130 le opere, tra installazioni e opere a parete, che raccontano il punto di vista di un grande artista e intellettuale, narrando avvenimenti della politica internazionale che hanno colpito il mondo del XX secolo fino alle porte del 2000.
Assolutamente eccezionale l’allestimento che suggerisce al visitatore due livelli di lettura: da una parte il protagonismo della pittura, con le sue grandi opere, e dall’altra la narrazione della storia che si fa protagonista con una decina di lavori disposti in sequenza cronologica sulle pareti perimetrali bianche della sala.
“In ogni opera c’è una novità – spiega la curatrice Gabriella Belli – pittorica e descrittiva fino a quando Vedova arriva ad eliminare la pittura per sostituirla con il collage e la scrittura. Con le sue opere, l’artista ci dice che più forte delle guerre e dei momenti difficili della vita, l’arte rappresenta il nostro tempo”.
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