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Ritratti di Design

Ritratti di Design


Al Robegarden un evento del Comune di Treviso e Fondazione Mazzotti per la conclusione della rassegna

Ieri sera, presso la deliziosa cornice del Robegarden, ossia del giardino di Ca’Robegan, si è concluso dopo due mesi il progetto “Ritratti di design”, un insieme di conferenze, promosso da [e]DesignFestival, a cura di Paola Bellin e Veronica Sossai, che ha visto coinvolti dei giovani architetti e designer e i loro studi di progettazione, per trattare alcuni temi cogenti della loro mission.

I primi incontri si sono svolti presso la splendida location dell’atrio del Condominio Simonetti, prestigioso edificio situato nel cuore di Treviso, con accesso principale in via Roma e affaccio su piazza Giustinian Recanati. Progettato negli anni ’60 dal celebre architetto Carlo Scarpa con Luciano Gemin, l’immobile ospita la suggestiva Galleria Altinia ed è rinomato per il suo alto valore architettonico.

L’edificio è noto anche per un’innovativa iniziativa di cittadinanza attiva: per evitare il degrado e valorizzare il quartiere, i condomini si sono autotassati per pagare l’affitto di un negozio sfitto sotto i loro appartamenti (l’ex armeria), riuscendo così a selezionare un’attività commerciale di design in linea con il contesto.

La sensibilità dei residenti del Condominio si è rinnovata anche nell’accogliere i tre talk di [e]DesignFestival acquistando le sedie per il pubblico. Un gesto di grande generosità e manifestazione di apprezzamento verso il progetto e i valori che lo hanno ispirato. Aprire il loro spazio privato al pubblico ha un significato importante: quello di condividere un luogo di bellezza con chi desidera partecipare a eventi culturali di valore.

Ed è proprio di questo che si è parlato negli incontri che si sono organizzati in questo spazio, che è un luogo simbolico e di bellezza, recentemente aperto al pubblico e valorizzato grazie alle Giornate FAI di Primavera, posto nell’asse che dalla stazione ferroviaria immette nel cuore della città.

La zona in cui sorge il manufatto è stata quasi interamente distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. In origine l’ambito comprendeva una caserma e un largo viale alberato. Nell’immediato dopoguerra è iniziata la ricostruzione della zona bombardata che ha comportato l’insediamento della stazione ferroviaria, di altre infrastrutture, e di immobili ad uso residenziale.

L’opera è stata inizialmente affidata all’ingegnere Perusini, che ha diretto la costruzione fino alla fase del rustico avanzato. Nel 1960 è subentrato l’architetto Luciano Gemin che è intervenuto soprattutto sui prospetti e sui dettagli architettonici, affiancato dall’architetto Carlo Scarpa nella progettazione dell’atrio condominiale a doppia altezza.

Grazie ai talk in Galleria Altinia, gli organizzatori di [e]DesignFestival hanno voluto coinvolgere giovani professionisti  nella riflessione sul ruolo del design e della cultura del progetto, capaci di raccontare una Treviso innovativa, inclusiva e attenta al futuro, soprattutto delle giovani generazioni.

Ritratti di Design si è posto l’obiettivo di valorizzare un luogo di bellezza come Galleria Altinia capace di generare valore culturale e sociale attraverso il linguaggio del design e dell’architettura contemporanei.

Sono stati coinvolti dieci studi di design, architettura e grafica a cui è stato chiesto presentarsi nelle linee guida della loro cultura del progetto attraverso dei video che sono stati pubblicati nei social dell’associazione [e]DesignFestival. Gli incontri presso la Galleria Altinia sono stati tre, alle ore 19, il 22 maggio, il 5 e il 12 giugno, mentre quello conclusivo si è svolto giovedì 25 presso Casa Robegan.

In questa occasione ha portato i suoi saluti l’assessora alla Cultura Maria Teresa De Gregorio, che ha sottolineata come questa rassegna di incontri abbia avuto come focus un tema di attualità, quello della cura, che il ministero della Cultura e della Sanità stanno portando avanti sinergicamente avendo come scopo il benessere del cittadino. E questo rientra proprio nell’ambito del Design e dell’Architettura, perché vivere in un ambiente bello e confortevole ci fa stare meglio e migliora i nostri stili di vita.

Veronica Sossai, coordinatrice degli incontri, ha chiesto a tutti i partecipanti al progetto di presentarsi e poi ha fatto a loro una domanda: che cos’è per voi il design? Le risposte sono state molto interessanti e stimolanti. Queste sono una serie di affermazioni sulle quali riflettere.

Il design, non può salvare il mondo, ma c’è un’etica dietro il design thinking.

E’ un attività sia culturale che sociale: ad esempio, uno studio di design ha fatto una campagna per dare il valore alla maternità. Ma è anche avere un approccio di cura e rispetto del contesto in cui si vive, che si realizza attraverso una accurata progettazione.

Il design sa anche intercettare delle tematiche difficili, come quella del dolore, come nel caso di un evento che si è tenuto ad Udine.

Il ruolo sociale e politico del grafico, come quello di una pubblica utilità, è una questione di formazione mentre la cura di un territorio, di un paesaggio si ritrova sia in un’ edilizia popolare di qualità che nell’estetica di un ospedale, che pur essendo un luogo di cura, deve saper ispirare un’armonia ed un equilibrio interiore che permettano di affrontare il dolore.

Il design visivo invece intende la cura come un senso di valorizzazione, mentre la cura deve divenire un approccio al di là degli aspetti tecnici. Il design deve avere anche cura della sostenibilità e avere un approccio consapevole che tutto ciò che viene pensato e progettato parta dalla necessità.

A questo punto Veronica Sossai ha chiesto ai progettisti di prendere dei foglietti conservati in tre scatole con le domande del pubblico raccolte negli incontri precedenti. La prima chiedeva di citare un’idea geniale che aveva risolto l’impasse di un progetto. In realtà talvolta affiorano delle idee prima accantonate, ma la sostanza è avere un metodo che permetta di avere delle basi solide.

Un’altra questione posta era quella del rapporto con il cliente: quanto e come sia giusto contraddirlo se necessario. E’ emerso che necessario farlo per il suo bene, quando le spese o le difficoltà del progetto possano andare oltre la sua sostenibilità.

Quale equilibrio c’è poi tra creatività e sostenibilità: l’idea base è quella di fare tanto con poco, ma senz’altro una buona progettazione fa risparmiare.

Quale può essere per un architetto od un designer un trend insopportabile? Senz’altro l’omologazione.

Ancora: che cosa manca al design? Quello di essere considerato un lavoro vero.

Qual è la parte più sottovalutata di un progetto?La ricerca preliminare.

Dopo questa carrellata di interessanti e stimolanti domande, il pubblico è stato invitato a visitare la piccola mostra in cui ogni studio presentava alcuni progetti.

I saluti conclusivi sono stati a cura di Paola Bellin, curatrice e presidente di [e]DesignFestival, soddisfatta per la riuscita del progetto e per aver potuto far conoscere giovani designer, architetti e architette, grafici e grafiche del nostro territorio, per valorizzare la visione e la creatività propositiva delle nuove generazioni, come dichiarato nel punto 9 del Manifesto dell’associazione.

Una piacevole e commovente sorpresa sono stati i saluti del padrone di casa, il presidente della Fondazione Mazzotti Andrea Simionato, che ha ricordato l’architetto Luciano Setten, ideatore e direttore artistico di [e]designFestival, recentemente scomparso, come riferimento della vita culturale trevigiana e non solo, curatore di una serie di mostre ed eventi e citato nella rivista Fragmenta, proprio ieri presentata in un evento collaterale al Museo Bailo.

Una degna conclusione per un progetto innovativo e meritevole, che senz’altro avrà un seguito, con le variabili di creatività a cui ci ha abituato questo festival.

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