C’è un luogo, nello Stivale, dove la liberazione passa quasi in secondo piano, scavalcata dall’amore per un patrono e per una leggenda. Siamo a Venezia e in Veneto, dove si festeggia San Marco da quattordici secoli. La ricorrenza, quindi, è assai più antica della festa nazionale italiana. E i Veneti non lo dimenticano mai, legati come sono alle tradizioni della loro terra, come quella del Bòcolo.
La storia di San Marco sottratto ai Saraceni e portato a Venezia nascosto sotto carne di maiale. Le reliquie di San Marco partono da Alessandria d’Egitto e arrivano a Venezia il 31 gennaio 828, grazie a due leggendari mercanti veneziani realmente esistiti, Rustico da Torcello e Buono da Malamocco. I due mercanti, sapendo che la cristianità locale è sempre più in pericolo e che i Saraceni non risparmiano razzie e violenze, decidono di salvare le spoglie mortali dell’evangelista Marco, trafugandole e portandole a Venezia.
Con la complicità dei due custodi della chiesa di San Marco, Teodoro e Saturanzio, dopo aver forzato il sepolcro di marmo, estraggono il prezioso corpo e lo mettono in una cassa, nascosto, molto astutamente, sotto una partita di carne di maiale sfruttando il disprezzo dei Musulmani per i suini.
Il carico, considerato “impuro” dai locali, supera le dogane d’Oriente senza controlli e giunge a Venezia acclamato dall’intera città.
È così che San Marco ne diviene l’emblema, simboleggiato da un leone alato armato di spada e con un libro aperto tra le zampe che recita Pax Tibi Marce Evangelista Meus (Pace a Te o Marco Mio Evangelista).
Ai tempi della Repubblica Serenissima. Il 25 aprile, data della morte del Santo, si svolgeva una processione in Piazza San Marco cui partecipavano autorità religiose, civili e rappresentanti delle arti, ma i festeggiamenti si svolgevano anche il 31 gennaio, giorno in cui venne trasportato a Venezia il corpo del santo e il 25 giugno, giorno del ritrovamento delle sue reliquie nella Basilica di San Marco.
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