La storia che ogni giorno ti fa la conta il 25 aprile assume un contorno che anno dopo anno dovrebbe unire e invece ancora divide. Le nostalgie e le rivendicazioni che fanno da sfondo a minacce per il futuro delle nuove generazioni implodono sistematicamente con una lettura della storia che diventa rilettura a volte soggettiva.
Un’attribuzione d’ufficio che diventa una tentazione per molti e contribuisce a confondere, gettare ombre e instaurare polemiche molte volte faziose.
La Repubblica Italiana è “fondata sulla Costituzione, figlia della lotta antifascista“. Questa è l’affermazione che riassume in poche parole l’obiettivo del discorso senza sfumature del Presidente della Repubblica in ricordo della lotta di Liberazione.
Si potrebbe ripartire da questo senza però aver dimenticato d’emblée tutte quelle forme di delegittimazione politica che disinvoltamente si usano per ergersi a paladini delegittimando avversari e idee.
Tutto quello che rimane anche questa volta è la sensazione puerile che finché la storia non si leggerà per intero scevra da contenuti emotivi e avvicendamenti culturali non si darà finalmente merito a tutti quelli che “da ambo“ le parti contribuirono a far si che oggi si possa liberamente vivere.
Come scrivere, esprimere idee, andare a teatro e al cinema senza nessun timore di sorta.
Democraticamente.
Instacult di Mauro Lama
Credit Photo by Adnkronos
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