La notizia arriva nella nottata, San Siro sarà venduto a Inter e Milan, che avranno la possibilità di avere uno stadio di proprietà da costruire nell’area degli attuali parcheggi mentre gran parte del Meazza verrà demolito
Milano come città europea con la predisposizione di attrarre eventi, che ama le novità e trova necessariamente occasioni di sviluppo che generano dinamicità imprenditoriale, ma questo ovviamente non basta per la questione San Siro, in ballo ci sarebbe molto di più. Partendo dal fatto di costruire uno stadio ad hoc, con aeree già individuate o costruire un nuovo impianto nell’area parcheggi del Meazza, abbattendo e questo rappresenterebbe un colpo al cuore, l’attuale stadio con l’eccezione della zona Sud-Est, come da piano stabilito. Al San Siro attuale sarebbe riservato il canto del cigno per ospitare la cerimonia di apertura dei Giochi invernali Milano Cortina a Febbraio 2026 e le partite di Inter e Milan per una manciata di anni, ovviamente in attesa che il nuovo impianto sia completato, forse una lenta agonia che desta perplessità e malinconia, ma sembrerebbe strettamente necessaria.
In attesa del 2030, con l’Europeo del 2032 a fare da primo evento trainante, ma è anche necessaria un’altra data il 1926, da quando Piero Pirelli Presidente del Milan, chiede la costruzione di uno stadio calcistico, vicino al già esistente ippodromo per il trotto. La prima capienza? 35mila spettatori a stipare le quattro tribune. Con il susseguirsi dei decenni che porteranno la capienza a 55mila, con l’Inter che, lasciata l’Arena decise di entrare negli spogliatoi di quella che sarebbe diventata “La scala del calcio“, nome che ancora oggi suona magnificamente. Ma è al tramonto degli anni 50 che la capienza diventa imponente e i posti diventano 85mila di cui ben 60 mila a sedere. E con l’epopea degli anni 60 e i trionfi in Coppa di Inter e Milan San Siro si veste con l’abito da sera. Ospitando trionfi. Fino a essere testimone negli anni 80 con l’edonismo che ammanta Milano e trasporta San Siro, diventato Meazza, negli anni 90 con i mondiali e il famigerato terzo anello, mai compreso del tutto. Fino ai giorni nostri.
Arrivando in metropolitana, per poi passeggiare lungo la via Caprilli, con il cuore che batte quando lo intravedi, o semplicemente con il tram o da via Ippodromo, per poi salire le rampe in velocità, in attesa dello spettacolo che verrà di lì a poco. Con quei novanta minuti che voleranno, in attesa dei prossimi e di altri ancora. Perché San Siro non te lo levi mai di dosso e il risultato a volte arriva a non essere il desiderio impellente. Conta solo quel benedetto posto a sedere.
Ma oggi non è il giorno delle luci a San Siro e non si udiranno boati di gioia, ma semplicemente tutti ci affretteremo a comprendere.
Photo Credit by Wikipedia
Zero Biscuit di Mauro Lama
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